PMI 2022. La sfida: il coraggio di cambiare (seconda parte)

 PMI 2022. La sfida: il coraggio di cambiare (seconda parte)

Imprenditori, imprenditrici, manager delle nostre PMI sono stati capaci di far fronte alle difficoltà, di prendere decisioni veloci, di compiere scelte difficili in una fase economica di elevata incertezza.

Ecco alcune loro soluzioni di business:

Soluzione 1: operare in filiera

Oggi torna ad essere sempre più strategico ragionare di uscire dalla propria isola e collocarsi in una filiera che produce valore. Ripensare il proprio business in ottica di filiera è importante perché nel posizionarsi all’interno di filiere locali e globali del valore le PMI traggono i vantaggi della loro dimensione e delle loro caratteristiche di “boutique” su misura del cliente, caratteristiche che lì diventano punti di forza e di vantaggio competitivo.

Far parte in modo stabile di filiere globali è anche un’occasione per diventare internazionali in modo indiretto, per apprendere e “obbligarsi” a modelli e pratiche di gestione evoluta dell’impresa.

Soluzione 2: più internazionali

Ragionare e operare in ottica internazionale non significa semplicemente esportare prodotti e servizi fuori dall’Italia.

Chi compete con successo sui mercati esteri può farlo se ha persone con le competenze che servono: marketing nella sua forma tradizionale e web, sito interattivo, lingue straniere fluenti parlate e scritte a partire dall’inglese, progettazione produzione e logistica tecnicamente evolute e agili, burocrazia e modulistica snella e digitale, sensibilità e prevenzione del cyber risk, gestione manageriale dell’impresa. E se non ci sono, occorre cercarle sul mercato.

Soluzione 3: più digitali e veloci

La tecnologia si traduce in vera innovazione solo se agisce sul modello di business e sulla struttura organizzativa.

Il digitale non si aggiunge, ma trasforma tutto: la produzione, la logistica, la gestione, la vendita, il marketing… ci chiede flessibilità e disponibilità a ripensare l’intero modello di business.

Ci porta anche ad essere più veloci, a partire dalla nostra capacità di riprogrammare costantemente parti della progettazione e produzione. Oggi è possibile lanciare prodotti e servizi relativamente immaturi e usare i dati che provengono dalla risposta dei clienti per fare il reset.

La scelta dei consulenti che introducono nuove tecnologie e soluzioni software nella nostra impresa è un fattore critico di successo. Spesso gli informatici sono solo tecnici. Fanno girare l’algoritmo, poi appoggiano sul tavolo il manuale di istruzioni e pensano così di aver finito il lavoro. Ma il lavoro è compiuto quando il cliente sa usare il software, non prima. È un po’ come a scuola guida. L’istruttore con i doppi comandi ti dà l’imprinting. Poi farai esperienza sulla strada e col tempo ti verrà naturale cambiare le marce. Ma senza quel passaggio iniziale potresti non riuscire mai a guidare bene l’auto.

Saper leggere e interpretare i dati è e sarà un vantaggio competitivo importante per le PMI: integrare informazioni pubbliche, esterne e disponibili sul web, con quelle presenti in azienda, ci servirà a supportare i nostri processi decisionali.

Oggi sono molti i dati disponibili. Ottenerli ed elaborarli non costa molto ed è abbastanza facile. Occorre però saperli interpretare. I dati evidenziano anche gli errori compiuti. Ci pongono di fronte a scelte rimandate per anni. Fanno emergere le contraddizioni spesso insite in un’impresa familiare, dove talvolta risolvere problemi dell’azienda significa creare problemi a casa.

I dati ci costringono ad essere oggettivi. A passare dalla «cultura delle convinzioni alla cultura delle conoscenze».

Ma solo se glielo permettiamo. 

(continua)

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