PMI dell’eurozona al valore più basso in otto mesi a causa del generale rallentamento della crescita

 PMI dell’eurozona al valore più basso in otto mesi a causa del generale rallentamento della crescita

Continuando il rallentamento del dopo fine anno, a marzo le condizioni operative del settore manifatturiero dell’eurozona sono migliorate al tasso più debole in otto mesi. I tassi di espansione sono diminuiti in tutte le nazioni coperte dall’ultima indagine PMI e nei sottosettori dei beni di consumo, intermedi e di investimento.

L’Indice finale IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona di marzo si è attestato a 56.6, valore invariato rispetto alla precedente stima flash e ulteriormente al di sotto del valore record di dicembre. L’ultimo indice e la media del primo trimestre di 58.2 rimangono tuttavia indicativi di una solida crescita.

Paesi Bassi, Germania e Austria sono state le nazioni a riportare i risultati migliori, ma anche tutte le altre nazioni coperte dall’indagine hanno osservato solidi tassi di crescita. L’aumento più debole è stato segnalato in Francia e in Irlanda.

L’ennesimo rallentamento del PMI riflette principalmente l’espansione più lenta della produzione manifatturiera e dei nuovi ordini ricevuti, entrambi in aumento al livello più basso da novembre 2016. Anche le esportazioni (incluse quelle intra eurozona), che però non compongono il PMI, sono diminuite al valore più basso in 15 mesi.

La portata dell’incremento della produzione, nuovi ordini e esportazioni è stata altrettanto ampia che i loro rallentamenti. Tutte le nazioni coperte dall’indagine infatti hanno registrato crescite sostenibili in ognuno di questi indici sebbene a tassi più lenti rispetto ai mesi precedenti. In alcune regioni del nord, ciò è stato prettamente attribuito alle avverse condizioni meteorologiche.

Durante l’indagine di marzo ci sono stati segnali di come la pressione sulla capacità sia derivata dal recente intensificarsi della crescita. L’attuale allungamento dei tempi medi di consegna è stato tra i maggiori nella storia dell’indagine, provocando quindi una diffusa carenza di materie prime e notevoli ritardi nelle consegne. Questa tendenza è stata particolarmente evidente nei Paesi Bassi e in Germania, dove è stato osservato un allungamento record dei tempi medi di consegna.

A marzo aumenta anche il livello del lavoro inevaso dei manifatturieri della zona euro, estendendo l’attuale sequenza di incremento a quasi tre anni. Le imprese hanno reagito alla sostenuta pressione sulla capacità aumentando i loro livelli occupazionali. Una crescita del personale è stata segnalata per il quarantatreesimo mese consecutivo anche se ad un tasso di incremento che si è ridotto al valore più basso in sette mesi.

A marzo una creazione occupazionale è stata riportata in tutte le nazioni coperte dall’indagine, la maggiore è stata osservata nei Paesi Bassi, Austria e Germania. Ad ogni modo, in linea con la tendenza della produzione, i tassi di espansione sono diminuiti in tutte le nazioni.

Nonostante diminuita al valore più basso in sei mesi, rimane elevata a marzo l’inflazione dei prezzi di acquisto. I maggiori costi sono stati causati, almeno in parte, dai problemi riportati nella catena di fornitura. Ad un tasso elevato ma al più lento dell’anno in corso, continuano ad aumentare i prezzi di vendita in quanto le imprese sono riuscite a passare gli aumenti dei costi di acquisto ai consumatori finali. Inoltre alcune aziende hanno riportato come l’attuale crescita della domanda è stata causata dal migliore potere decisionale sui prezzi.

Pur rimanendo in generale elevato, diminuisce al valore più basso in 15 mesi il livello di ottimismo delle aziende manifatturiere dell’area euro circa l’attività futura. Solo la Grecia ha segnalato un miglioramento dell’ottimismo durante l’ultima indagine.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: “L’indagine di marzo ha osservato il maggiore crollo del PMI manifatturiero da giugno 2011 e il terzo rallentamento consecutivo del tasso di espansione. La contrazione del PMI non dovrebbe destarci troppa preoccupazione. Era, infatti, inevitabile osservare una sorta di moderazione nel tasso di crescita dopo l’incremento osservato ad inizio anno, anche per via di problemi a breve termine sulla capacità che limitano l’economia nel crescere così velocemente per lunghi periodi. Ciò è stato molto evidente nel recente allungamento dei tempi medi di consegna dei fornitori, con alcuni rallentamenti inoltre attribuiti a fattori temporanei come le avverse condizioni metereologiche. Ad ogni modo il fatto che l’ottimismo circa l’attività del prossimo anno sia diminuito al valore più basso in 15 mesi suggerisce come i nuovi ordini siano compromessi da altri fattori. La crescita delle esportazioni si è più che dimezzata dalla fine dello scorso anno. In alcuni casi ciò è attribuibile all’apprezzamento dell’euro, in altri ai prezzi più alti che hanno ostacolato la domanda. Considerati gli standard storici rimane elevato il tasso generale di crescita, con valori PMI decenti osservati in tutte le nazioni, inclusa la Grecia a prova di una stabile e generale espansione. Il settore manifatturiero dovrebbe quindi fornire un ulteriore contributo alla crescita del PIL del primo trimestre, inoltre la presenza di una sostenuta pressione inflazionistica sarà ben accolta da parte dei responsabili delle politiche economiche”.

Redazione

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