PMI Flash: ad inizio 2023, l’eurozona torna a crescere leggermente, mentre l’inflazione dei prezzi di vendita risulta al rialzo

 PMI Flash: ad inizio 2023, l’eurozona torna a crescere leggermente, mentre l’inflazione dei prezzi di vendita risulta al rialzo

Dai dati flash PMI raccolti da S&P Global, l’inizio del 2023 ha indicato un marginale aumento dell’attività economica, accennando un ritorno alla crescita dopo sei mesi consecutivi di declino. La fiducia è balzata in alto indicando un forte miglioramento delle prospettive di attività nei prossimi dodici mesi, mentre gli ordini mostrano un tasso di contrazione ridotto. Ha preso slancio anche la crescita occupazionale, con le aziende che si preparano ad un anno migliore rispetto a quanto precedentemente previsto.

Nel frattempo, l’inflazione dei costi è diminuita ulteriormente grazie ai minori disagi sulla catena di fornitura. I prezzi medi di vendita di beni e servizi sono però aumentati, rispecchiando costi di crescita ancora alti e un aumento della pressione sui salari.

L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI® Composito della Produzione dell’Eurozona di gennaio è aumentato per il terzo mese consecutivo, segnando un rialzo da

49.3 a dicembre e posizionandosi su 50.2, superando quindi la soglia di non cambiamento di 50.0 e dunque indicando la prima espansione dell’attività economica, anche se marginale, da giugno scorso.

La lettura preliminare flash si basa su l’85% circa delle risposte finali raccolte usualmente dall’indagine e si riferisce sia al settore manifatturiero che terziario. Per la prima volta da luglio scorso, l’attività terziaria è aumentata salendo da 49.8 a 50.7, mentre la produzione manifatturiera, aumentando da 47.8 a 49.0, ha indicato una modesta contrazione, registrando il minor calo di produzione del settore da giugno scorso.

La crescita è stata guidata dal settore tecnologico, sia servizi che attrezzature IT, ma anche dal settore sanitario e farmaceutico, mentre i servizi industriali sono tornati a crescere. Sono però rallentate le contrazioni registrate dai servizi finanziari, inclusi soprattutto i servizi immobiliari e delle risorse di base, mentre i settori a contatto col pubblico quali il turismo, le attività ricreative e i beni destinati ad uso domestico hanno dato segnali di stabilizzazione dopo svariati mesi di declino.

All’interno dell’eurozona, la Germania ha riportato un calo di produzione solo marginale, con il PMI composito in salita da 49.0 di dicembre a 49.7, il valore più alto da quando la produzione ha iniziato a crollare lo scorso luglio. Tale miglioramento è legato ad un marginale ritorno in zona espansione dell’attività terziaria. Se il manifatturiero continua a registrare lo stesso ritmo di contrazione rispetto a dicembre, il calo resta molto meno forte di quanto registrato lo scorso autunno.

Nel frattempo, la produzione in Francia è diminuita per il terzo mese consecutivo con l’indice composito sceso da 49.1 a 49.0, indicando quindi un marginale peggioramento del tasso di declino. Il minore decremento del manifatturiero è stato controbilanciato dal più forte calo dell’attività terziaria.

La produzione è nel frattempo tornata a crescere nel resto dell’eurozona dopo quattro mesi di declino complessivo, spinta dal più forte incremento dell’attività terziaria degli ultimi sette mesi e da una produzione quasi stabile del manifatturiero.

Il marginale ritorno alla crescita della produzione nel territorio complessivo dell’eurozona è stato accompagnato dal forte miglioramento dei livelli di ottimismo per l’anno a venire. A gennaio assistiamo al più forte incremento dell’indice sulle prospettive future del PMI composito dell’eurozona da giugno 2020. Tale parametro ha beneficiato del recupero avvenuto nei tre mesi passati, spingendo l’ottimismo al valore più alto da maggio scorso. La fiducia è migliorata sia nel manifatturiero che nel terziario, segnando valori maggiori in Francia, Germania e nel resto generale dell’eurozona.

Alcune notizie incoraggianti sulle prospettive a breve termine provengono anche dai dati d’indagine relativi al flusso di ordini in entrata. Nonostante le nuove commesse siano diminuite per il settimo mese consecutivo, hanno tuttavia registrato la contrazione minore nell’arco della sequenza. I nuovi ordini ricevuti dal terziario hanno indicato un calo solo marginale mentre quelli del manifatturiero sono diminuiti ad un tasso più lento da maggio scorso, anche se comunque ancora elevato.

Similmente, il lavoro inevaso, sebbene continui a diminuire e per il settimo mese consecutivo, ha indicato la contrazione minore da ottobre scorso.

Le aziende hanno reagito alle migliorate prospettive di attività e al moderato calo della domanda, assumendo personale aggiuntivo. La creazione occupazionale di gennaio è aumentata al tasso più rapido in tre mesi, con un’accelerazione rilevata sia nel manifatturiero che nel terziario, seppure il tasso di incremento abbia indicato valori minori rispetto a gennaio dello scorso anno. Dal punto di vista nazionale, l’aumento dei posti di lavoro si è verificato a livello generale, con alla guida la Germania.

Nel frattempo, le aziende monitorate hanno indicato tempi di consegna invariati per il secondo mese consecutivo, contrastando il quadro di deterioramento della rete di approvvigionamento osservata negli ultimi tre anni. È rilevante sottolineare che in Germania i tempi di consegna sono migliorati per il terzo mese consecutivo, mentre in Francia sono peggiorati.

I disagi sulla catena di distribuzione sono rallentati grazie in parte alla riduzione della domanda di beni, di nuovo in forte calo a gennaio ma ad un tasso minore rispetto ad ognuno dei tre mesi precedenti. Il calo di richieste è a sua volta è legato al progressivo abbandono della volontà di accumulare le scorte a favore di un alleggerimento degli inventari. A gennaio, le giacenze di semilavorati e prodotti finiti sono diminuite, indicando rispettivamente il primo crollo in 16 e 8 mesi.

L’alleggerimento della pressione sulla catena di approvvigionamento, ma anche un più calmo mercato dell’energia, ha contribuito ad alleviare l’inflazione dei costi, soprattutto nel manifatturiero. Nel complesso, i costi di gennaio hanno indicato il più lento incremento da aprile 2021, sebbene continuino ad indicare valori molto superiori alla media di lungo termine dell’indagine, precedenti alla pandemia. L’inflazione dei prezzi di acquisto del manifatturiero è comunque scesa al di sotto della tendenza pre-pandemica, segnando il valore più basso da ottobre 2020, mentre l’inflazione dei costi del terziario è scivolata ai minimi in 13 mesi.

Nonostante l’inflazione dei costi sia rallentata, i prezzi medi di vendita di beni e servizi sono aumentati ad un ritmo lievemente maggiore rispetto a dicembre, con tassi di inflazione in lieve salita sia per il manifatturiero che per il terziario. Se per entrambi i settori i tassi di incremento restano fuori dai picchi recenti, la forte pressione al rialzo dei prezzi di vendita rispecchia in parte il tentativo di recuperare i margini, soprattutto a fronte di costi storicamente alti di energia e altre materie prime, ma anche dei crescenti costi salariali.

Commento

Commentando i dati del PMI flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: “La stabilizzazione dell’economia dell’eurozona di inizio anno è un’ulteriore prova del fatto che la regione potrebbe sfuggire alla recessione. L’indagine suggerisce che il punto più basso è stato raggiunto ad ottobre, da allora le preoccupazioni, in particolare sul mercato energetico, si sono ridotte grazie al crollo dei prezzi, aiutato dal clima più caldo del solito e dalla generosa assistenza dei governi. Allo stesso tempo i disagi sulla catena di distribuzione sono diminuiti, beneficiando i produttori soprattutto tedeschi. Inoltre, la recente riapertura dell’economia cinese ha favorito la ripresa della fiducia sulle più ampie prospettive economiche globali per il 2023, spingendo l’ottimismo delle imprese nettamente al rialzo. Con la domanda che continua a segnare un declino, anche se ad un tasso ridotto, la regione però non è ancora fuori pericolo. Inoltre, una crescita del tasso di inflazione dei prezzi di vendita sia dei beni che dei servizi incoraggerà sempre più i “falchi” a spingere per una politica monetaria ancora più restrittiva. Il caso dei tassi di interessi più alti è sostenuto dalla crescita del livello occupazionale registrato durante il mese ed è indicativo di quanto il maggiore costo salariale abbia favorito l’ultima crescita della pressione dei prezzi. La politica di cautela è supportata dalla lieve stagnazione dell’economia dell’eurozona mostrata dall’indagine, e suggerisce che, con l’aumento dei costi di finanziamento, una ricaduta verso la contrazione non è del tutto esclusa. Gli ultimi dati però forniscono chiaramente buone notizie: qualsiasi contrazione sarà probabilmente meno grave di quella precedentemente temuta e che una recessione potrebbe essere del tutto evitata.”

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