Quando Sergio Marchionne, durante una conferenza internazionale pronunciò la frase: “La vera battaglia futura delle imprese non sarà trovare i migliori clienti. Sarà trovare le persone giuste per lavorare”, molti pensarono a una provocazione, valida semmai per le grandi aziende.
Oggi sembra descrivere la situazione che riguarda le nostre PMI.
Mentre imprenditori e manager seguono con attenzione l’andamento dei dazi, l’incertezza geopolitica, l’inflazione, il costo dell’energia e l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale, un rischio molto più silenzioso emerge: la mancanza di persone competenti.
Secondo le più recenti previsioni ISTAT, entro il 2050 la popolazione italiana in età lavorativa potrebbe diminuire di oltre 7 milioni di persone. E la forza lavoro disponibile subirà una riduzione di diversi milioni di unità.
Per le PMI significa una cosa molto concreta: le persone che già oggi si fatica a trovare potrebbero diventare ancora più rare domani.
Mancano operatori specializzati, manutentori, saldatori. Mancano tecnici e capi reparto. Mancano giovani da inserire in ogni reparto e formare.
Molte aziende interpretano questa situazione come una difficoltà momentanea.
È qui che nasce il primo errore.
Non siamo davanti a una fase passeggera del mercato del lavoro.
Siamo davanti a un cambiamento strutturale.
Le quattro bucce di banana dell’imprenditore
- “Quando servirà, assumeremo”
È una convinzione che ha funzionato per decenni. Oggi non più.
Molte PMI iniziano la ricerca quando la necessità è già diventata urgente. A quel punto il mercato spesso non offre candidati adeguati.
La ricerca del personale non può più essere una reazione. Deve diventare una strategia.
- “I giovani non hanno voglia di lavorare”
È una frase che sento spesso nei reparti produttivi. Ma raramente racconta tutta la realtà.
I giovani continuano a impegnarsi nelle aziende che offrono crescita, apprendimento, chiarezza organizzativa e capi capaci di guidarli bene.
Spesso non stanno rifiutando il lavoro. Stanno rifiutando contesti che non vedono come un’opportunità per il loro sviluppo personale.
- “La formazione è un costo”
In un mercato povero di competenze questa affermazione, di per sé parziale, diventa pericolosa.
Chi non riesce a trovare persone già preparate deve imparare a costruirle.
Le aziende più solide non comprano competenze. Le coltivano.
- “Le persone sono sostituibili”
Forse era vero quando l’offerta di lavoro superava la domanda.
Oggi non è così.
Quando un bravo manutentore, un tecnico esperto o un capo reparto lascia l’azienda, spesso non se ne va soltanto una persona. Se ne va esperienza, conoscenza, capacità di risolvere situazioni che nessun manuale descrive.
E ricostruire quel patrimonio richiede anni.
Cosa stanno facendo le PMI più lungimiranti
Le imprese che stanno affrontando meglio questa sfida non aspettano che il mercato risolva.
Creano percorsi di crescita interna.
Affiancano giovani a senior per addestrarli sul campo.
Collaborano con scuole tecniche e istituti professionali.
Investono sulla formazione dei capi intermedi.
Trasformano il passaggio delle competenze in un processo organizzato e non lasciato al caso.
Per anni abbiamo considerato i dipendenti soprattutto un costo da controllare.
Oggi il mercato ci mette di fronte al fatto che sono un capitale prezioso da costruire.
Il vantaggio competitivo del futuro non sarà soltanto possedere una tecnologia più avanzata.
Sarà avere risorse umane capaci di utilizzarla meglio degli altri.
La frase su cui riflettere
“I sistemi sono importanti. Le persone sono decisive”, John Kotter, Professore della Harward Business School.

