PMI manifatturiero dell’eurozona al valore più alto da gennaio 2014

 PMI manifatturiero dell’eurozona al valore più alto da gennaio 2014

Continua a prendere vigore a novembre la ripresa del settore manifatturiero dell’eurozona. Migliorano le condizioni operative al tasso migliore da inizio 2014, provocati dall’ulteriore crescita dei volumi della produzione, l’aumento dei livelli occupazionali e il maggiore afflusso dei nuovi ordini.

L’indice finale Markit PMI® sul Manifatturiero dell’Eurozona è aumentato a novembre al valore più alto in trentaquattro mesi di 53.7, in salita da 53.5 di ottobre e invariato rispetto alla precedente stima flash. Il PMI ha segnalato la quarantunesima espansione consecutiva mensile, estendendo l’attuale sequenza record di posizionamento al di sopra la soglia di stagnazione di 50.0.

I PMI nazionali hanno indicato un forte livello di crescita dai Paesi Bassi, passando dalla Germania sino ad arrivare all’Austria. Ciò è stato evidenziato dal PMI dei Paesi Bassi che ha raggiunto il valore più alto in 35 mesi, da quello austriaco che ha chiuso con un valore record su 66 mesi e con quello tedesco che è rimasto vicino al picco su 33 mesi riportato ad ottobre. Tassi di espansione più forti sono stati inoltre riportati in Spagna, Italia e Irlanda, mentre rallenta leggermente la crescita in Francia. Continua la contrazione in Grecia, con il relativo PMI che, pur rimanendo bel al di sopra del valore minimo di metà 2015, è diminuito al valore più basso in 12 mesi.

Classifica PMI® Manifatturiero per Paese: novembre (incluso il commercio intra eurozona)

  • Paesi Bassi 57.0 massimo su 35 mesi
  • Austria 55.4 massimo su 66 mesi
  • Spagna 54.5 massimo su 10 mesi
  • Germania 54.3 (flash 54.4) minimo su 2 mesi
  • Irlanda 53.7 massimo su 8 mesi
  • Italia 52.2 massimo su 5 mesi
  • Francia 51.7 (flash 51.5) minimo su 2 mesi
  • Grecia 48.3 minimo su 12 mesi

Anche se il tasso di espansione è rallentato leggermente, la produzione manifatturiera a novembre è aumentata per il quarantunesimo mese consecutivo. A influenzare l’aumento della produzione è stato il più forte incremento dei nuovi ordini da febbraio 2014, causato dal miglioramento sia della domanda nazionale che di quella estera. La Grecia è stata l’unica nazione coperta dall’indagine che ha riportato una contrazione della produzione, dei nuovi ordini totali e di quelli esteri.

L’indagine di novembre ha osservato un forte incremento dei nuovi ordini esteri presso i manifatturieri dell’eurozona, inclusi quelli intra eurozona, con il tasso di crescita in accelerazione sino a raggiungere il valore più alto in 33 mesi.

L’aumento maggiore è stato registrato nei Paesi Bassi, Austria, Spagna e Germania, anche se in quest’ultima il tasso di crescita non ha migliorato di tanto. Crescita di nuovi ordini più veloce registrata anche in Francia, Italia e Irlanda.

A novembre si intensifica la pressione dei costi di acquisto, infatti il tasso di crescita dei prezzi di acquisto ha raggiunto il valore più alto da marzo 2012. Le imprese campione hanno collegato ciò all’incremento delle materie prime, inclusi i metalli, il petrolio e con riferimenti ai maggiori prezzi per le materie d’importazione. In parte l’aumento registrato è stato passato ai clienti finali sotto forma di prezzi di vendita più alti, che aumentano quindi al tasso maggiore in più di cinque anni.

La migliore performance del settore manifatturiero ha continuato ad influenzare i livelli occupazionali. A novembre aumenta il livello del personale per il ventisettesimo mese consecutivo, con un tasso di crescita al di sotto del valore record in quasi cinque anni e mezzo di ottobre e con incrementi in tutte e otto le nazioni monitorate dall’indagine.

L’aumento occupazionale non è riuscito a evitare l’ulteriore aumento del lavoro inevaso di novembre.

Infatti il tasso di crescita degli ordini in fase di lavorazione è aumentato ad uno dei livelli più alti da inizio 2011 con aumenti riportati in tutte le nazioni monitorate, ad eccezione della forte contrazione in Grecia e al non cambiamento in Italia.

L’aumento del lavoro inevaso, in associazione all’ulteriore allungamento dei tempi medi di consegna dei fornitori, suggerisce come la domanda sia superiore all’offerta. Ciò probabilmente aumenterà i volumi della produzione, la creazione occupazionale e la pressione sui prezzi durante i mesi futuri.

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit ha dichiarato: «I manifatturieri dell’eurozona, a causa della debolezza della valuta e della maggiore domanda che hanno aiutato a dimenticare le incertezza politiche, sono alle prese con le migliori condizioni operative in quasi tre anni. L’indagine di novembre ha fornito prove concrete del fatto su come la debolezza dell’euro stia fornendo significativi stimoli al settore manifatturiero, provocando quindi una sostituzione delle importazioni e maggiori esportazioni. I nuovi ordini esteri, incluso il commercio intra eurozona, sono aumentati al tasso più veloce da febbraio 2014. Per una regione afflitta da un livello di disoccupazione a doppia cifra, arrivano buone notizie sul fronte del lavoro. Il tasso di creazione occupazionale tiene un valore vicino al valore maggiore in cinque anni e mezzo di ottobre in quanto le aziende campione hanno incentivato la loro capacità produttiva in linea con la maggiore domanda. Diminuisce inoltre l’attenzione circa la diminuzione degli inventari. Con una contrazione marginale dei livelli delle giacenze, le politiche di tagli dei magazzini hanno quindi sempre meno una funzione trascinante sull’economia. La combinazione della crescente domanda di materie prime e la maggiore debolezza dell’euro fa impennare i prezzi di acquisto, che conseguentemente influenzano quelli di vendita. Attualmente i prezzi medi di vendita hanno raggiunto il valore più alto in più di cinque anni, fattore questo che inevitabilmente provocherà maggiori prezzi al consumo nei prossimi mesi. Se da un lato pare possibile l’estensione del programma di alleggerimento quantitativo da parte della BCE durante il meeting di dicembre, la ripresa della produzione e la crescita delle pressioni inflazionistiche metteranno ancora di più in dubbio l’entità degli acquisti di titoli da parte della BCE durante il prossimo anno».

Redazione

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