PNRR: i sindaci dovranno spendere ben 40 miliardi

 PNRR: i sindaci dovranno spendere ben 40 miliardi

Con il PNRR ammontano a 66,4 miliardi le risorse destinate agli enti territoriali, si tratta di quasi il 35% dei 191,5 miliardi messi a disposizione dall’Unione Europea al nostro Paese.

I Sindaci, in particolar modo, saranno chiamati a giocare un ruolo importantissimo, visto che di questi 66,4 ne dovranno “gestire” ben 40 miliardi. E non sono pochi, soprattutto quelli a capo dei Comuni medio piccoli, che da tempo denunciano che con gli organici ridotti all’osso sarà un’impresa ardua spendere bene e presto tutte le risorse a disposizione.

È questo il principale risultato emerso da una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA per conto di ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, che rappresenta 3726 Comuni in tutt’Italia1, il 47% del totale.

Come dicevamo, sono molteplici e rilevanti i progetti che vedranno i Sindaci direttamente coinvolti come soggetti attuatori/beneficiari, in cui assumeranno direttamente la responsabilità della loro realizzazione. Il PNRR si compone di 6 missioni e ad eccezione della Missione 6, dedicata alla “salute”, e della Missione 3, relativa alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, gli enti territoriali saranno chiamati a intervenire in tutti gli altri 4 ambiti.

In particolare, ai Comuni e alle Città metropolitane sono potenzialmente destinati quasi 40 miliardi di euro. Si tratta di risorse destinate in senso lato e per larga maggioranza ai Comuni e Città Metropolitane che tuttavia, in modo residuale, potrebbero anche essere utilizzate per Province, Regioni, Autorità d’Ambito ecc.

Complessivamente queste risorse rappresentano il 20% del PNRR. Importante il ruolo dei Comuni nella realizzazione delle Missioni 5 “Inclusione e coesione” e Missione 4 “Istruzione e Ricerca” impiegando rispettivamente oltre la metà (57,5%) e quasi un terzo (31,6%) delle risorse del PNRR per quelle specifiche Missioni.

La Missione 5 “Inclusione e coesione” destina risorse per l’attuazione di politiche per il lavoro, e per il territorio ed è proprio sotto quest’ultimo aspetto che gli enti territoriali sono chiamati ad intervenire. I Comuni e gli altri enti parteciperanno come soggetti attuatori ai bandi al fine di effettuare interventi di rigenerazione urbana e social housing e di rafforzare il ruolo dei servizi sociali territoriali a favore dei cittadini, tutelando i soggetti senza fissa dimora, promuovendo lo sport quale strumento di inclusione sociale, supportando la strategia nazionale a favore delle aree interne, valorizzando i beni confiscati alle mafie. Un intervento prezioso che vedrà i Comuni mettere in campo le proprie conoscenze e professionalità proprio nelle materie di loro competenza.

La Missione 4 che mira a rafforzare l’Istruzione e la ricerca quali basilari condizioni per garantire lo sviluppo di un sistema economico, interviene sull’intero ciclo di formazione sino ad arrivare all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. In questo contesto ai Comuni è dato il compito di potenziare l’offerta dei primi gradi istruzione (asili nido, scuole d’infanzia) sia intervenendo sulle infrastrutture (edifici scolastici e strutture sportive) che sulla qualità del servizio, in questo senso va letto l’estensione del tempo pieno e il maggior utilizzo delle mense.

Il Segretario generale ASMEL, Francesco Pinto, afferma: “Per i Comuni, in particolar modo quelli medio piccoli, si apre una delicata fase in cui le scelte di oggi avranno un impatto positivo per il domani solo se le risorse saranno correttamente investite. Le risorse arriveranno solo a condizione che siano rispettati numerosi traguardi e obiettivi, in tutto ve ne sono 527. Diventa quindi prioritario che le Amministrazioni comunali siano lasciate lavorare e si creino le migliori condizioni per portare a termine i propri compiti, riducendo gli adempimenti burocratici. Il PNRR costituisce un’opportunità strategica di semplificazione e di efficienza ed è perciò necessario investire sulla sussidiarietà e non sul centralismo. Ciò significa – come emerge dall’esperienza di ASMEL – puntare sulla professionalizzazione delle risorse interne, creare delle strutture di supporto, semplificare gli adempimenti attraverso la digitalizzazione delle procedure e investire nella capacità del territorio di individuare e perseguire le soluzioni ottimali. Di qui anche l’importanza di rispettare l’autonomia comunale nello scegliere le soluzioni operative più adatte al raggiungimento dei risultati attesi, senza calare dall’alto soluzioni precostituite che rischiano di disperdere le risorse o di concentrarle nelle mani di pochi decisori”.

Redazione

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