Presentati i risultati della SURVEY annuale dell’Associazione Startup Turismo: si consolida il mercato delle startup del travel

 Presentati i risultati della SURVEY annuale dell’Associazione Startup Turismo: si consolida il mercato delle startup del travel
Come ogni anno la Survey che l’Associazione Startup Turismo conduce tra propri associati – una base di 130 startup in rappresentanza dell’80% delle startup turismo attive in Italia – offre uno spaccato significativo e ricco di insights sull’intero settore. L’analisi dei risultati per il 2022 può essere riassunta in una parola: consolidamento.
“Siamo entrati in nuovo ciclo – dice Karin Venneri, Presidente Associazione Startup Turismo – dove le startup del turismo stanno consolidando la loro struttura e il loro know how. Ora più che mai l’industria del turismo dovrebbe guardare alle startup entrando nel merito delle soluzioni proposte e cogliendo gli spunti di innovazione che possono anche portare a saving importanti. Dal canto loro le startup dovrebbero osare di più per internazionalizzarsi, sia proponendo all’estero le loro soluzioni sia ricercando nuovi investitori.”
Dice Andrea Zuanetti, Responsabile Centro Studi Associazione Startup Turismo “Dopo una prima fase di test, le startup che non hanno futuro chiudono in tempi abbastanza brevi, mentre le startup più promettenti crescono in termini di fatturato e raccolgono più capitali dai round. Possiamo quindi affermare che ci stiamo allontanando dal processo di “zombieficazione” del settore, con un numero sempre più basso di startup che sopravvivono con basse performance. In questo modo si crea quindi un ecosistema di startup più sano e proficuo per gli investitori”.
L’’indagine mostra una decrescita generalizzata nella nascita di nuove startupma una migliore performance delle startup esistentiIl consolidamento è confermato anche dai round di investimento. Lo scorso anno sono stati effettuati più round ma di valore inferiore rispetto a quest’anno nel quale le startup hanno già raccolto una cifra doppia rispetto allo scorso anno, pur con la metà dei round. Sostenibilità e proptech sono in testa con una raccolta di circa 5 milioni in totale, seguite dagli experience provider che hanno raccolto circa 2 milioni. (Nel 2021 le startup avevano riferito 14 round, il 50% dei quali con un valore medio di 164k€. Per il 2022 il numero dei round scende a 7 ma il 70% di questi è superiore ai 300k€, con una media di 1300k€). In generale, il 67% delle startup non hanno mai effettuato un round e il 52% non ha mentor né advisor (le startup non seguite raccolgono in media meno capitale nei round).
Interessanti le variazioni nella fonte dei finanziamenti: sono in crescita i fondi di investimento, ora il 40% di tutti i capitali raccolti dalle startup insieme ai business angels, con una media, rispettivamente, di 467k€ e 265k€ per round. Il 12% proviene da banche (debito) con una media di 141k€ per round. Solo il 2% dei capitali raccolti proviene da incubatori / acceleratori, con una media di 36k€ per round – nel turismo manca, per altro, un acceleratore specializzato – mentre il resto degli investimenti sono autofinanziamenti dei founder.
Infine, i bandi nazionali, che privilegiano i bandi a sportello, di cui si dichiarano non soddisfatte ben il 57% delle startup.
“La finanza pubblica è di vitale importanza ma i bandi a sportello, strutturati secondo la logica “first in, best in” rischiano di premiare chi è più veloce a rispondere ai documenti del bando e non necessariamente i più meritevoli  chiosa Venneri – mentre tra gli investitori istituzionali diamo atto a CDP di aver iniziato un efficace processo di rilancio per il comparto”.
Nel 2021 il fatturato medio del 60% delle startup era meno di 50k€ mentre per quest’anno il 42% delle startup stima un fatturato compreso tra 50k€ e 250k€. Per il prossimo anno è previsto, inoltre, un aumento del 40% del fatturato complessivo delle startup.
Si conferma la forte polarizzazione nella distribuzione geografica: in Lombardia oltre un terzo delle startup italiane del travel (36%), seguita dal Lazio con 12% e al 9% da Toscana, Veneto e la Campania, outsider del Sud.
Solo il 28% delle startup sono attive in tutte le regioni italiane, mentre il 52% sono attive in massimo tre regioni, anche lontane tra loro. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, il 65% delle startup non ha alcun fatturato proveniente dall’estero, ma il 30% prevede di espandersi l’anno prossimo e il 26% entro i prossimi 3 anni.
Il 73% delle startup offre prevalentemente servizi alle aziende, il 19% SaaS e solo l’8% offre principalmente prodotti, in linea con lo scorso anno. Il modello di business prevalente è misto B2B2C per il 55% delle startup, B2B per il 35% e solo il 10% è B2C e offre servizi al turista finale. Delle startup intervistate, il 21% si occupa di marketplace, il 16% è experience provider e il 15% tour operator.
Il consolidamento si mostra anche nelle dimensioni dei team, in crescita: scende dal 51% al 15% la percentuale delle startup con un team di massimo 2 persone, e cresce dal 12% al 43% la fascia 5 – 9 persone, mentre è leggermente in calo (-4%) la percentuale di assunti a tempo pieno.
Più interessante l’età media dei founder, che è tra 35 e 45 anni per il 50% delle startup mentre non ci sono (0%) giovanissimi under 25. Si tratta, principalmente, di professionisti già attivi da tempo nel turismo, in grado di individuare opportunità nel mercato ed esigenze scoperte da parte degli operatori; oppure di imprenditori e tecnici che hanno sviluppato idee e iniziative in altri settori e che – in un’ottica di “ottimizzazione utente” – ritengono il turismo un “prato verde” dove applicare, ad esempio, i nuovi strumenti digitali (AI, Big Data, Blockchain) o modelli non ancora sperimentati durante la vacanza: ne sono un esempio le startup che propongono al settore soluzioni per la crisi energetica attraverso il controllo dei consumi o le energie rinnovabili.
In merito alle conseguenze da “long Covid”, quasi la metà delle startup considera una difficoltà la mancanza di liquidità e il rapporto con i fornitori. Nonostante il 68% delle startup abbia avvertito con il Covid il sorgere di nuove opportunità, una delle conseguenze più riscontrate è il calo della domanda (circa il 60%).

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