Presentato il Rapporto “Il lavoro a Milano”

 Presentato il Rapporto “Il lavoro a Milano”

assolombarda

[dropcap]I[/dropcap] primi segnali di ripresa dell’economia italiana non hanno ancora avuto ricadute sul livello occupazionale; a gennaio 2014 il tasso di disoccupazione italiano ha sfiorato il 13%, ben oltre la media europea. Ma ancora più preoccupante è la disoccupazione giovanile: nella fascia tra i 15 e i 24 anni ha superato il 42%, un dato impressionante soprattutto se confrontato con quello tedesco che è inferiore all’8%. L’Italia, inoltre, si trova ad affrontare il problema dei NEET (Not in Education, Employment or Training), la cui percentuale è salita al 22,2% nel 2013 dal 21,1% nel 2012.

È con questo scenario che si apre l’ottava edizione de “Il Lavoro a Milano”, il rapporto annuale realizzato da Assolombarda e Cgil, Cisl Uil Milano, che illustra la situazione economico-occupazionale del territorio e che ha l’obbiettivo di fornire alle istituzioni e agli altri attori locali spunti utili per la definizione e attuazione delle politiche di sviluppo. La ricerca è curata dai Centri studi di Assolombarda e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e presenta i principali indicatori del mercato del lavoro e dello stato della sicurezza sul lavoro: occupazione, cassa integrazione guadagni, infortuni, internazionalizzazione degli atenei. Uno specifico approfondimento è dedicato, quest’anno, al valore delle competenze nel mercato del lavoro, da una parte come sostegno all’occupabilità e dall’altra come elemento strategico nei percorsi di qualificazione e riqualificazione.

«Il mercato del lavoro milanese presenta condizioni e prospettive più positive rispetto alla situazione nazionale, pur in un clima ancora di incertezza e di prudenza, con tassi di attività e occupazione più elevati della media italiana – afferma Michele Angelo Verna, Direttore Generale di Assolombarda. – Tra i punti di forza che lo contraddistinguono e lo rendono più dinamico e reattivo, va sicuramente segnalata l’alta partecipazione femminile e la presenza di personale molto qualificato. Quello milanese è, infatti, un mercato del lavoro di qualità alimentato dalla presenza di ben 12 atenei di alto livello in tutto il territorio regionale, di cui sette localizzati nella sola città di Milano».

Venendo alle evidenze percentuali, nel 2013 la disoccupazione a Milano è stata pari al 7,7%, (8,1% in Lombardia) contro il 12,2% in Italia. Il tasso di occupazione di Milano (67% a Milano e 65% in Lombardia) ha superato di circa 10 punti percentuali quello italiano (56%). Anche il tasso di attività presenta valori ben superiori alla media nazionale (72% a Milano, 71% in Lombardia, contro il 64% in Italia).

Le difficoltà che il mercato del lavoro sta affrontando si avvertono anche nelle richieste di Cassa Integrazione Guadagni. Nel 2013, a livello nazionale, le ore di CIG autorizzate sono rimaste pressoché in linea con il considerevole ammontare registrato nel 2012 (1,08 miliardi contro 1,09 miliardi nel 2012). Nell’area milanese, invece, le ore autorizzate di CIG, pari a circa 68 milioni di ore, sono cresciute del 19%. A questa crescita hanno contribuito soprattutto le componenti Ordinaria e Straordinaria, che hanno più che compensato la forte riduzione della CIG in deroga (-30% dal 2012 al 2013).

Un dato positivo proviene dagli infortuni: anche nel 2012 è proseguito il trend decrescente che da alcuni anni si registra sia a livello nazionale sia locale, sul quale hanno inciso l’andamento del mercato del lavoro, le iniziative di formazione spesso decise e realizzate congiuntamente, nonché l’impegno di imprese e lavoratori. A Milano l’INAIL ha registrato, nel corso dell’anno, 36.482 infortuni nel settore Industria e Servizi (sul totale di circa 38mila), con un calo del 30% rispetto al 2007. Nella nostra provincia il 72% degli infortuni è avvenuto nell’ambiente di lavoro, il 19% in itinere e il 9% in occasioni di lavoro con mezzi di trasporto.

La seconda parte del rapporto è dedicata quest’anno al valore delle competenze nel mercato del lavoro sia come sostegno all’occupabilità sia come elemento strategico nei percorsi di qualificazione e riqualificazione. Nell’ambito dei percorsi di qualificazione e riqualificazione sono state oggi presentate due innovative esperienze di rilascio di certificazione delle competenze, una in percorsi di formazione continua finanziati da Fondimpresa e l’altra in percorsi di apprendistato professionalizzante.

La prima iniziativa, che ha visto più di 2.500 lavoratori acquisire al termine del corso una certificazione delle competenze riconducibile al sistema di Regione Lombardia o a certificazioni a mercato, può essere considerata una best practice, in quanto rappresenta un concreto esempio del più volte auspicato raccordo tra iniziative finanziate da Fondimpresa e il sistema formativo di Regione Lombardia.

La seconda esperienza riguarda, invece, la certificazione in percorsi in apprendistato nell’ambito di una sperimentazione con Provincia di Milano: 105 apprendisti con riferimento a 12 profili professionali definiti dal CCNL hanno visto certificate le competenze acquisite sul lavoro. Sperimentare la certificazione in percorsi di apprendistato attraverso concreti servizi alle imprese, rende più agevole e semplice l’utilizzo di questa forma contrattuale, con un alleggerimento delle pratiche burocratiche richieste alle aziende.

«Il rapporto che presentiamo è frutto di un lavoro congiunto con le organizzazioni sindacali milanesi e questo costituisce un valore meritevole di essere sottolineato – ha dichiarato Mauro Chiassarini, Vicepresidente Assolombarda per Lavoro e Occupazione. – Confidiamo, dunque, che questo studio, attraverso una lettura aggiornata della realtà economico-produttiva locale, possa giocare un ruolo importante per riallineare la programmazione delle politiche attive alle reali esigenze del territorio, tema, peraltro, centrale all’interno del piano strategico della presidenza di Assolombarda per “Far volare Milano”. “Apprendistato semplice”, “partnership scuola-lavoro” e “sicurezza al centro” sono alcuni dei progetti che ci vedono impegnati su questo fronte».

«Dal rapporto emerge che la condizione delle università lombarde, la loro attrattività e il grado di internazionalizzazione, concorrono a stimolare lo sviluppo delle azioni innovative, la capacità di fornire adeguati elementi di crescita del sistema produttivo locale e di qualificare i prodotti,  in uno scenario di incalzante trasformazione del panorama produttivo milanese e del suo insediamento nel quadro internazionale – ha sottolineato Graziano Gorla, Segretario Generale Cgil Milano. – L’attenzione verso le attività accademiche e la loro ricaduta nei processi di innovazione, sarà sempre più interesse di tutti i soggetti che si propongono di analizzare le dinamiche del mercato del lavoro, indicando, al tempo stesso, gli strumenti idonei alla qualificazione della domanda e dell’offerta di lavoro nel territorio nell’area metropolitana».

«Purtroppo i dati non sono buoni e non ci danno per ora sensazione che la crisi stia finendo, almeno per quanto riguarda il mondo del lavoro – ha dichiarato Danilo Margaritella, Segretario generale Uil Milano e Lombardia. – Non accenna a diminuire il ricorso alla CIG, anzi tutt’altro; anche il ricorso alla mobilità, cancellata quella ex L. 236, è in aumento; in aumento anche le richieste dei nuovi ammortizzatori ASPI e Mini ASPI nella nostra regione».

«La ricerca presenta una realtà a luci e ombre. Se è vero che Milano sta meglio di altre zone d’Italia – ha commentato Danilo Galvagni, Segretario Generale Cisl Milano –  è altrettanto vero che gli indici sul mercato del lavoro ci dicono che la crisi non è ancora stata superata e che le sue ripercussioni sull’occupazione restano pesanti. Per aumentare le opportunità di lavoro bisogna puntare anche sulla flessibilità, ma su una flessibilità che dia tutele e garanzie, salariali e in termini di diritti, ai lavoratori e alle loro famiglie e non sia solo sinonimo di precarietà, come è spesso stato fino a oggi. Bisogna poi intervenire sulle politiche attive per il lavoro, che vanno rese più efficaci. Non basta fare semplice formazione, occorre fare una formazione mirata, in linea con le esigenze delle imprese e del mercato».

Redazione

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