Primo maggio: il futuro del lavoro nelle PMI tra nuovi paradigmi sfide e mismatch

 Primo maggio: il futuro del lavoro nelle PMI tra nuovi paradigmi sfide e mismatch

La giornata dedicata alla celebrazione del Lavoro e dei Lavoratori, rappresenta un momento per fare un bilancio e osservare più da vicino le dinamiche di un mercato in rapida e continua evoluzione.

In tal senso, la pandemia ha giocato un ruolo determinante: ha spezzato equilibri, introdotto nuove forme di lavoro più flessibili, generato una maggiore attenzione al benessere e alla rivalutazione delle proprie priorità, avvicinando sempre più le persone alla Yolo (You-Only-Live-Once) economy.

«In questo momento storico, infatti, più che a licenziamenti, stiamo assistendo a un fenomeno di esodo di figure professionali intente a ritrovare un maggior equilibrio tra vita personale e professionale o in cerca di un miglioramento della propria posizione economica». Interviene Paolo Galassi (nella foto in alto), Presidente di A.P.I. che aggiunge: «Secondo le cifre del Ministero del Lavoro, sono quasi 500 mila le dimissioni volontarie registrate nel secondo semestre del 2021, ovvero l’85% in più rispetto al 2020. Un fenomeno che in Italia è stato incentivato anche dalla possibilità, in virtù del blocco ai licenziamenti, di accedere alla NASPI, che alcuni hanno colto come opportunità per mettersi in proprio». 

A ciò si aggiunge una situazione di grande disallineamento tra domanda e offerta di lavoro dovuto principalmente alla difficoltà, soprattutto per le PMI manifatturiere, di reperire figure professionali specializzate. Un gap difficile da colmare non solo a livello nazionale. Secondo quanto riportato, infatti, da uno studio recentemente diffuso dall’ETF – Fondazione europea per la formazione professionale – nei Paesi dell’OCSE un lavoratore su tre non possiede competenze adeguate al lavoro che svolge. In dettaglio, il 21% è sovra qualificato e il 13% sotto qualificato. Il divario cresce ulteriormente se si prendono in esame i soli Stati dell’Unione Europea, dove il mismatch raggiunge il 45%.

In tal senso, un’importante testimonianza arriva direttamente dalla voce di due imprenditori della provincia di Milano, associati ad A.P.I.: Giovanni Vita, CEO di Tecnolegno Allestimenti S.p.A. – azienda specializzata nello studio, progettazione e realizzazione di strutture espositive per fiere ed eventi commerciali e promozionali – e Clelia Petri, Responsabile controllo gestione e qualità di C.B. Srl Costruzioni Brescianini – punto di riferimento per il settore dello stampaggio a iniezione.

«Paradossalmente, in questo particolare momento storico, avremmo una quantità di lavoro tale che ci permetterebbe di tornare a livelli di fatturato di molto superiori al periodo pre-pandemia ma, non abbiamo le risorse umane per far fronte a tali commesse». Racconta Giovanni Vita di Tecnolegno che aggiunge: «In questi due anni di crisi, infatti, in virtù dei prepensionamenti e degli incentivi fiscali per il settore edile che ha assorbito manodopera qualificata, abbiamo perso maestranze specializzate senza avere tempo e possibilità di reintegrarle o di trasferire il loro know-how a giovani leve. Nonostante siamo attivi nelle ricerche su diverse piattaforme specializzate come LinkedIn, ad oggi, il nostro canale preferenziale per l’ingresso di nuove figure in azienda resta la collaborazione con le scuole tecniche del territorio, come l’Istituto Meroni di Lissone. La scuola si impegna nel trasmettere le competenze teoriche alle leve del futuro e noi, nel farli innamorare del lavoro, declinando in pratica quanto appreso, per crescere insieme. Attualmente la maggior parte dei nostri impianti è gestita da giovani talenti che, dopo il periodo di alternanza scuola-lavoro, sono rimasti una risorsa preziosa in azienda». E conclude: «In un prossimo futuro, ci auguriamo vi sia sempre maggiore attenzione anche da parte delle Istituzioni scolastiche, nel creare momenti di incontro tra studenti e aziende».

«Un legame quello con il territorio, in cui crediamo fermamente anche noi». Interviene Clelia Petri, Responsabile controllo gestione e qualità di C.B. che aggiunge: «Portare le nostre realtà imprenditoriali nelle scuole superiori, permetterebbe ai giovani di indirizzare al meglio il proprio percorso di studi e a noi di attrarre risorse di valore. Ma per ridurre l’attuale divario tra domanda e offerta, le scuole dovrebbero concepire percorsi formativi sempre più evoluti e contaminati, allo scopo di accrescere le competenze trasversali dei ragazzi. Un’esigenza oggi fortemente dettata, per quel che ci riguarda, da tecnologie produttive all’avanguardia e digitalizzate, per cui è necessario formare teste, più che braccia». Prosegue ancora aggiungendo: «Anche per la nostra realtà l’attivazione di percorsi formativi di alternanza scuola-lavoro rappresenta una delle leve strategiche per il recruiting di figure professionali non facilmente reperibili sul mercato. Nello specifico, investiamo ingenti risorse in un percorso di formazione semistrutturato, che andiamo a personalizzare, passo dopo passo, insieme al singolo individuo allo scopo di assecondarlo nelle sue propensioni e aspirazioni, con l’obiettivo di farlo innamorare del proprio lavoro e di trattenerlo in azienda. Come nel caso del nostro ultimo tirocinante proveniente dall’ITS JobsAcademy di Bergamo». Conclude Clelia Petri: «Abbiamo condiviso con lui un percorso di formazione on the job che gli permettesse di sperimentarsi, affiancato da un tutor, in ogni fase del processo produttivo. Attualmente lo abbiamo assunto come apprendista part-time per offrirgli l’opportunità di proseguire nei suoi studi, pur mantenendo un collegamento con il mondo del lavoro. L’auspicio, ovviamente, è che decida di restare con noi».

«In uno scenario come quello delineato, diviene indispensabile che Istituzioni, nazionali e locali, lavorino in sinergia con Poli scolastici e PMI per comprenderne le nuove necessità allo scopo di rimodellare le politiche attive del lavoro sul territorio». Incalza Galassi che prosegue: «Mai come ora, infatti, le PMI manifatturiere, che non possono puntare su strumenti come lo smart working per attrarre personale specializzato e qualificato, chiedono sgravi fiscali e misure a sostegno della loro competitività e della loro crescita. Nonostante gli attuali rincari dei costi dell’energia e materie prime, ad oggi, A.P.I. non ha ancora registrato il temuto ricorso agli ammortizzatori sociali. Un dato positivo, seppur crediamo solo provvisorio, in virtù, probabilmente, delle commesse acquisite dalle aziende e da una maggiore produzione generatasi a fine 2021. Tuttavia, non è da escludere che a partire da questo secondo trimestre si verifichi il contraccolpo dovuto all’aumento sconsiderato dei costi, con conseguente ricorso alla cassa integrazione per molte realtà».

E prosegue Galassi: «In questa giornata, è fondamentale ricordare anche l’importanza della sicurezza sul posto di lavoro. Si tratta di una delle più importanti conquiste del dopoguerra, sebbene questo diritto sia spesso in pericolo a causa di procedure e comportamenti poco attenti alla prevenzione. La sicurezza è un interesse sia per il lavoratore che per l’impresa, che in questo modo garantisce un ambiente più confortevole e, quindi, anche più produttivo.

Le PMI sono da sempre attente a tutti questi aspetti – formazione, inserimento di nuovi lavoratori e sicurezza – anche per il valore sociale che hanno sul territorio in cui operano e per la società nel suo insieme.

Per crescere e garantire il lavoro – conclude Galassi – servono scelte forti e un investimento di politica industriale sulle PMI, che siano all’altezza del coraggio dimostrato ogni giorno dai nostri imprenditori e lavoratori. Questo il nostro augurio di oggi, proiettato al futuro e ai giovani, in particolare».

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