Il problema delle pmi è la crescita

 Il problema delle pmi è la crescita

Il problema principale delle pmi, e forse l’unico da cui derivano tutti gli altri problemi, è certamente la crescita. Questo non vuol dire solo aumento del fatturato e del numero di addetti, anche questo è un problema derivato. Le pmi hanno piuttosto il problema di migliorare la cultura aziendale, le strategie e l’operatività. Crescere quindi in qualità: le dimensioni cresceranno di conseguenza.

Il ragionamento è logico e molto semplice: se voglio far crescere il mio fatturato (l’unica cifra positiva, col segno più, nel mio conto economico, tutte le altre cifre hanno il segno meno) ho un’unica possibilità: far crescere la mia quota di mercato cioè essere più competitivo sul mio mercato, meglio ancora creare un nuovo mercato in cui essere, almeno all’inizio, il solo player. Per far crescere la mia quota di mercato avrò bisogno di modificare i miei processi interni, nel senso di renderli più efficienti (più produttività e quindi meno costi) e più efficaci (innovazione di prodotto e di processo). Di conseguenza l’attenzione va posta sui collaboratori che possono fornire queste prestazioni.

La selezione e la gestione delle risorse umane è dunque alla base per la crescita culturale, strategica ed operativa delle pmi. Ed è proprio questa la difficoltà più grande che incontrano le pmi. D’altra parte è ormai dimostrato che il valore di un’impresa è in media costituito per l’80% dagli asset intangibili (marchio, portafoglio clienti, quota di mercato e, non ultimo, conoscenza, competenza, motivazione e coinvolgimento delle risorse umane a tutti i livelli). La ricerca e la selezione di collaboratori operativi è complessa perché il personale specializzato è sempre più difficile da trovare e perché questa categoria tende ad essere attratta dalle grandi imprese. Ma ancora più complesso e difficile risulta l’inserimento di dirigenti nelle pmi, per motivi interni ed esterni. I motivi interni sono la scarsa disponibilità finanziaria e psicologica dell’assetto proprietario delle pmi. Si tratta della resistenza, in generale, dell’imprenditore ad inserire nell’impresa in funzione dirigenziale persone estranee alla propria famiglia. Per quanto riguarda i motivi esterni si tratta di modificare l’atteggiamento di manager che, provenendo da grandi imprese, spesso sanno dire cosa fare e non sanno e/o non vogliono fare. Si tratta quindi in molti casi di dirigenti che propendono legittimamente verso la professione di consulenti classici, che resistono al coinvolgimento legato a risultati.

In generale nelle pmi esiste una competenza approfondita per quello che riguarda il prodotto ed il processo produttivo ed una buona conoscenza del mercato di riferimento. Esistono d’altra parte frequentemente forti carenze per quello che riguarda l’orientamento strategico, il marketing, l’organizzazione di vendita e commerciale, la gestione finanziaria, la logistica, la ricerca e sviluppo e la gestione delle risorse umane.

Infine, altro ostacolo alla crescita delle pmi, è la difficoltà di reperimento di risorse finanziarie. Questa difficoltà dipende sia dal fatto che le Banche italiane, non abbastanza evolute, concedono affidamenti solo sulla base delle disponibilità finanziarie delle pmi, sia dalla incapacità delle pmi di dimostrare reali opportunità imprenditoriali.

Ciò premesso elenchiamo parte dei problemi che possono essere risolti, o almeno avviati a soluzione, con l’inserimento nelle pmi di dirigenti esperti e coinvolti.

  • Passaggio generazionale
  • Gestione passaggio generazionale
  • Selezione e reclutamento collaboratori
  • Gestione e sviluppo del personale e dell’organizzazione
  • Sviluppare nuova filosofia aziendale
  • Riorganizzazione del sistema
  • Generare nuove idee
  • Risolvere conflitti e problemi personali, di coppia e di gruppo
  • Risolvere i conflitti nei team
  • Facilitare la mediazione e la negoziazione
  • Fornire strumenti al counselling e alla supervisione
  • Migliorare la qualità della comunicazione interna ed esterna
  • Analizzare le implicazioni di nuovi contratti e proporre correttivi più vantaggiosi
  • Rendere più chiare le relazioni tra fornitori, azienda e clienti
  • Accelerare sui programmi di espansione, ristrutturazione, innovazione
  • Analisi e allineamento strategico delle attività, pianificazione & monitoraggio
  • Espansione commerciale
  • Valutare il lancio di un nuovo prodotto
  • Gestire processo Internazionalizzazione
  • Facilitare l’apprendimento di competenze interculturali e di nuove lingue
  • Ottimizzazione della logistica
  • Esaminare gli effetti dell’outsourcing
  • Accesso a fondi nazionali, europei, etc.
  • Gestione partnership strategiche
  • Ottimizzazione mix/prezzi prodotti
  • Introduzione moderni strumenti di gestione
  • Migliorare processi e qualità
  • Sviluppo Web marketing e social media marketing, 2.0 e 3.0.

Giuseppe Monti

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