Progressi della competitività industriale per ciascun paese UE

 Progressi della competitività industriale per ciascun paese UE

industria-6

[dropcap]D[/dropcap]alla relazione 2014 sulla competitività degli Stati membri dal titolo “Reindustrializzare l’Europa” è emerso che durante la crisi, iniziata nel 2008, le imprese europee si sono battute con grande determinazione per mantenere la propria competitività. Nonostante questi sforzi, in mancanza di un intervento adeguato a livello di UE e di Stati membri non è tuttavia possibile superare il pesante retaggio della crisi.

I dati aggregati dimostrano la ripresa delle esportazioni e un aumento della produttività nella maggior parte degli Stati membri. Questi dati positivi a livello di UE celano tuttavia notevoli differenze tra le performance e le politiche degli Stati membri e tra i diversi settori. La relazione indica che molti dei fattori che ostacolano la competitività sono comuni a tutti gli Stati membri. Tra gli esempi si annoverano la mancanza di investimenti, l’accesso limitato ai finanziamenti e ai mercati, in particolare per le pmi, prezzi energetici elevati e la necessità di un contesto e di una pubblica amministrazione più favorevoli alle imprese.

L’industria manifatturiera e il retaggio della crisi
La crisi finanziaria ha sottolineato l’importanza dell’economia reale e di una solida base industriale per conseguire la crescita e la competitività necessarie a sostenere e rafforzare la ripresa dell’UE e conseguire gli obiettivi dell’agenda Europa 2020.
Dal 2008 nell’industria manifatturiera sono andati persi 3,5 milioni di posti e la pressione della concorrenza esterna sui prezzi ha determinato un deterioramento dei margini in diversi Stati membri. Le dinamiche degli investimenti sono state inoltre frenate dal calo della domanda, con conseguente riduzione della disponibilità di credito. La quota di valore aggiunto lordo dell’UE ascrivibile all’industria manifatturiera è diminuita, passando dal 15,8% nel 2008 al 15,1% nel 2013, rispetto all’obiettivo del 20% nel 2020.
Contrastare il declino del settore manifatturiero è importante, in quanto tale settore svolge un ruolo prioritario nel successo economico dell’UE. L’industria rappresenta oltre l’80% delle esportazioni, della ricerca privata e dell’innovazione in Europa. Circa un posto di lavoro su quattro nel settore privato è nell’industria e si tratta spesso di posti di lavoro altamente qualificati. Ogni nuovo posto di lavoro creato nell’industria manifatturiera crea a sua volta 0,5-2 posti di lavoro in altri settori.

L’industria manifatturiera e la creazione di posti di lavoro
In generale dalla relazione emerge che la produttività della manodopera è aumentata in molti Stati membri, ma talvolta ciò è dovuto al calo della produzione, superato da un calo ancora più sensibile del numero lavoratori nel settore manifatturiero. Nel quinquennio 2007-2012 solo la Germania è riuscita ad incrementare l’occupazione nel settore in esame.

Performance per Stato membro
Per continuare ad essere uno dei principali esportatori industriali al mondo, crescere e creare occupazione, l’UE e i suoi Stati membri devono essere innovare, trarre valore dalle conoscenze e fare un uso sostenibile delle risorse naturali. Dalla valutazione dei risultati e degli eventuali miglioramenti conseguiti dagli Stati membri emergono quattro gruppi:

  • Stati membri con una competitività elevata e in miglioramento: Paesi Bassi, Germania, Danimarca e Irlanda;
  • Stati membri con una competitività elevata ma in stallo o in calo: Belgio, Regno Unito, Austria, Francia, Italia, Lussemburgo, Svezia e Finlandia;
  • Stati membri con una competitività modesta ma in miglioramento: Estonia, Lituania, Spagna, Lettonia, Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Grecia;
  • Stati membri con una competitività modesta e in stallo o in calo: Slovenia, Bulgaria, Croazia, Malta e Cipro.

Per il dettaglio dei risultati della competitività per ciascun paese dell’UE si veda il link alle relazioni per paese, disponibili sia in inglese sia nella lingua del paese interessato, in calce al presente documento.

Margini comuni di miglioramento
Per garantire una piena ripresa dell’economia dell’UE occorre ancora apportare miglioramenti in diversi settori:

  • sono necessari ulteriori investimenti in tutti i settori per garantire che l’industria europea possa mantenere la sua competitività, che sarebbe sostenuta da un’innovazione e da una commercializzazione della ricerca più efficienti e dall’accesso a una manodopera altamente qualificata;
  • è essenziale che la mancanza di disponibilità di credito per le imprese in molti Stati membri non soffochi la ripresa;
  • la volatilità dei prezzi e i rischi connessi con l’approvvigionamento rendono essenziale un incremento dell’efficienza energetica e delle materie prime. È inoltre necessario disporre di mercati dell’energia elettrica efficienti e di fonti energetiche diversificate per garantire che l’energia sia disponibile in tutta Europa ad un prezzo competitivo;
  • la competitività richiede inoltre la riduzione dei costi e delle incertezze per le imprese nei rapporti con la pubblica amministrazione. La maggior parte degli Stati membri dovrà tenere maggiormente conto degli effetti prodotti dalle norme e dalla legislazione in altri settori sulla competitività.

Investimenti
Per migliorare la crescita, così come per mantenere e incrementare la competitività delle imprese europee sono necessari ulteriori investimenti in tutti i settori dell’economia e in tutta Europa.
In generale le decisioni delle imprese in materia di investimenti in attrezzature seguono la domanda e tale tipo di investimenti dovrebbe rafforzarsi con il miglioramento delle prospettive economiche. Il tasso di investimento in attrezzature è elevato in Estonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria e Lettonia, benché durante la crisi negli ultimi tre paesi – unitamente alla Slovenia – si siano registrati i cali più significativi.

Accesso ai finanziamenti
La disponibilità di finanziamenti esterni incide sugli investimenti, sulla produttività, sull’occupazione e sull’espansione nei mercati internazionali delle imprese europee. Facilitare l’accesso ai finanziamenti per le imprese è pertanto fondamentale per la sopravvivenza dell’industria europea.
Dalla relazione emerge che l’anno scorso nella zona euro i prestiti alle società non finanziarie hanno continuato a diminuire, sebbene nel secondo semestre dell’anno il tasso di riduzione sia stato più moderato. Dal grafico sottostante si evince che l’erogazione di prestiti all’economia reale è in crescita sia negli Stati Uniti che in Giappone.

Molti Stati membri devono continuare a prestare attenzione all’accesso ai finanziamenti in modo da non frenare investimenti e crescita.
Mentre le imprese di grandi dimensioni riescono ad ottenere finanziamenti, le imprese più piccole continuano a incontrare difficoltà in molti paesi. Anche all’interno della zona euro le condizioni di finanziamento per le pmi variano notevolmente.
Il mercato interno del credito bancario rimane frammentato e, in alcuni paesi, le piccole imprese pagano molto più che in altri, come dimostrano gli ampi differenziali di tasso di interesse tra i diversi Stati membri.

Innovazione
Migliorare i sistemi di innovazione nell’UE è fondamentale per rendere le economie degli Stati membri più efficienti e competitive e per colmare il divario di produttività tra l’UE e alcuni dei suoi principali partner commerciali.
L’approvvigionamento su scala globale ha vincolato più strettamente le imprese europee in complesse catene di valore internazionali. Per catturare valore le imprese necessitano di strategie che uniscano l’innovazione dei prodotti, dei servizi e dei processi.
L’aumento della quota di beni e servizi di alto valore richiede un’innovazione e una commercializzazione della ricerca più efficienti nella maggioranza degli Stati membri. A tal fine sarebbe utile se le politiche degli Stati membri potessero eliminare le restanti barriere all’innovazione, in particolare quelle che ostacolano le piccole e medie imprese.
Una buona performance nel campo dell’innovazione, misurata dall’indicatore quadro di valutazione dell’Unione per la ricerca e l’innovazione, è connessa a livelli elevati di efficienza economica misurata, ad esempio, in base ai livelli di produttività oraria della manodopera. I paesi che si distinguono per una buona performance dell’innovazione quali Svezia, Danimarca e Finlandia, tendono anche a distinguersi per i solidi livelli di produttività della manodopera.

Competenze
La trasformazione delle economie degli Stati membri dell’UE richiede un miglioramento costante delle competenze e la corrispondenza delle medesime con le esigenze delle imprese.
La carenza di competenze interessa tutta l’Europa. Malgrado i salari competitivi numerosi posti di lavoro vacanti non possono essere coperti con i profili richiesti. In un’indagine del 2013 il 39% delle imprese ha riferito difficoltà nel reperire personale con le competenze appropriate, rispetto al 36% nel 2008 e al 35% nel 2005.
Le difficoltà nel reperire dipendenti con le competenze adeguate sono più diffuse nel settore manifatturiero (43%), mentre lo sono meno nel campo dei servizi finanziari (30%). In Austria e negli Stati baltici oltre il 60% degli stabilimenti incontra difficoltà nell’assumere personale con le competenze adeguate, mentre le cose vanno leggermente meglio per Croazia, Cipro, Grecia e Spagna (meno del 25% ciascuno).

Accesso ai mercati
L’accesso ai mercati e l’integrazione nelle catene di valore globali sono alla base della competitività mondiale delle imprese europee. Tra il 2008 e il 2013 l’integrazione commerciale è aumentata in molti Stati membri, il che riflette la capacità di questi ultimi di aumentare le esportazioni e le importazioni persino in circostanze difficili.
La figura sottostante mostra il cambiamento dell’apertura relativa degli Stati membri al commercio globale tra il 2008 e il 2013.

Uso e prezzi dell’energia
Il settore europeo dell’energia è nel mezzo di una profonda trasformazione. È in corso la transizione dei settori europei del gas e dell’energia elettrica dai monopoli pubblici ai mercati liberalizzati costituiti da imprese private competitive, nonché un processo di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica, accompagnato da una forte crescita dell’energia eolica e solare in particolare.
Negli Stati Uniti l’accesso al gas a prezzi ridotti ha cambiato la dinamica dei prezzi dell’energia, mentre così non è stato in Europa. I prezzi elevati dell’energia incidono sulle industrie ad alta intensità di energia, in quanto quest’ultima rappresenta una percentuale rilevante dei loro costi totali.
Nell’UE gli investimenti nelle industrie ad alta intensità energetica sono diminuiti, mentre ciò non è avvenuto in Cina, Giappone e Stati Uniti. In particolare, molti dei nuovi investimenti nelle industrie ad alta intensità energetica vengono effettuati negli Stati Uniti. I prezzi europei dell’energia rappresentano pertanto un problema per la competitività.

In Europa i prezzi dell’energia elettrica rispetto ai concorrenti mondiali sono elevati e variano notevolmente tra gli Stati membri dell’UE:

  • il mercato nordico dell’energia elettrica è ben integrato e competitivo. L’integrazione e la produzione di energia idroelettrica nei paesi nordici mantengono basso il costo dell’energia elettrica in Finlandia e Svezia;
  • in Germania i prezzi dell’energia elettrica consumata dall’industria sono aumentati bruscamente, in parte a seguito degli aumenti di imposte e tasse;
  • Italia, Cipro e Malta si distinguono per i prezzi più elevati nell’UE. A Cipro i prezzi dell’energia elettrica sono quasi il doppio rispetto alla media dell’UE.

Pubblica amministrazione
Per conseguire gli obiettivi della politica dell’UE è fondamentale tenere conto delle tematiche legate alla competitività in altri settori programmatici. A tal fine lo strumento di base è un impiego costante e rigoroso di tecniche di analisi dell’incidenza sulla competitività per tutte le norme che interessano le imprese, che rende tale analisi parte integrante di un più ampio processo di valutazione d’impatto in fase di elaborazione di nuove norme.
Molti Stati membri devono ridurre i costi e le incertezze per le imprese nei rapporti con la pubblica amministrazione. L’efficacia del governo (si veda il grafico sottostante) rappresenta una valutazione sintetica della qualità di una pubblica amministrazione in generale, in funzione del suo sistema normativo, della sua imparzialità e della qualità dei servizi erogati.
Negli ultimi cinque anni l’efficienza del governo in media non ha registrato grandi miglioramenti nell’UE. Sebbene molti Stati membri abbiano mantenuto o migliorato la loro posizione rispetto al 2008, dodici paesi hanno perso posizioni: Belgio, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Ungheria, Austria, Svezia e Regno Unito. Grecia, Austria e Danimarca hanno registrato un netto deterioramento della loro performance mentre i miglioramenti più sensibili sono stati registrati in Italia, Lettonia, Croazia, Bulgaria e Finlandia.

La relazione sulla competitività degli Stati membri
La relazione sulla competitività degli Stati membri descrive l’attuale situazione dell’industria europea e mette a confronto i progressi conseguiti dai paesi dell’UE. Il presente quadro di valutazione, che presenta una ripartizione per paese, si basa su indicatori relativi agli investimenti e all’accesso ai finanziamenti, all’innovazione e alle competenze, all’energia, alle materie prime e alla sostenibilità, nonché all’accesso alle infrastrutture di mercato e ai servizi. Essa esamina inoltre le modalità di attuazione della politica industriale a livello europeo e negli Stati membri. La relazione di quest’anno contiene un’analisi esaustiva delle modalità per migliorare del contesto imprenditoriale attraverso una pubblica amministrazione favorevole alla crescita.
Dal 2010 la relazione sulla competitività degli Stati membri viene pubblicata annualmente in risposta ad un invito del trattato affinché l’UE e i suoi Stati membri garantiscano le condizioni necessarie alla competitività dell’industria dell’UE.
La presente relazione verrà utilizzata dalla Commissione nel corso del semestre europeo 2015 come contributo alle raccomandazioni della Commissione sulle politiche in materia di bilancio e di riforme strutturali per ciascuno Stato membro.

Per il testo integrale della relazione e le singole relazioni per paese cliccare qui.

Per la scheda sull’Italia cliccare [media-downloader media_id=”12467″ texts=”qui”].

Redazione

Partecipa alla discussione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.