Quando è arrivato il momento di liberarsi per sempre dell’amianto: il nuovo Bando Inail. Scadenza a fine maggio

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Il Bando ISI INAIL 2026 si conferma, anche per quest’anno, come una delle principali leve di finanza agevolata a disposizione del tessuto produttivo italiano. Con una dotazione complessiva di 600 milioni di euro, la nuova misura punta a sostenere in modo concreto gli investimenti delle imprese in sicurezza, innovazione e sostenibilità, trasformando un obbligo normativo in una reale opportunità di sviluppo.

Il meccanismo è semplice ma potente: contributi a fondo perduto fino al 65% delle spese ammissibili, che possono arrivare all’80% in casi specifici, con un tetto massimo di 130.000 euro per progetto. Se ancora oggi molte aziende rimandano interventi strutturali per ragioni di costo, il bando rappresenta il momento ideale per farlo, come strumento capace di sbloccare investimenti altrimenti difficili da sostenere.

L’obiettivo non è solo ridurre il rischio di infortuni o malattie professionali, ma accompagnare le imprese verso modelli organizzativi più evoluti, migliorando al tempo stesso efficienza operativa e competitività nel medio-lungo periodo.

Il Bando si distingue per un approccio ampio, che abbraccia diversi ambiti di intervento. Tra questi, la sostituzione di macchinari obsoleti con tecnologie più sicure ed efficienti, la riduzione dei rischi legati a rumore, vibrazioni o agenti chimici, e l’adozione di sistemi di gestione della sicurezza come la certificazione ISO 45001.

Ma uno degli ambiti più rilevanti, anche per il suo impatto ambientale e sanitario, resta la bonifica dell’amianto.

Amianto: un problema ancora aperto in Italia

Nonostante sia stato vietato in Italia nel 1992, l’amianto continua a rappresentare una criticità diffusa. Secondo stime di Legambiente e ISPRA, nel Paese sono ancora presenti decine di milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, distribuiti in oltre un milione di siti tra edifici industriali, coperture civili e strutture pubbliche: un’eredità pesante, non solo in termini ambientali ma anche sanitari: l’esposizione all’amianto è ancora oggi tra le principali cause di malattie professionali riconosciute.

Il bando INAIL rappresenta uno degli strumenti più concreti per accelerare le operazioni di bonifica, offrendo alle imprese la possibilità di intervenire su coperture e strutture obsolete, migliorando al contempo l’efficienza energetica degli edifici. L’ apertura della piattaforma è stata il 13 aprile 2026 mentre la chiusura della fase di compilazione è prevista per il 28 maggio e, a seguire, il click day, che premierà la rapidità di invio delle domande.

Un meccanismo che rende evidente un punto: non si tratta di un’opportunità “last minute”. Le aziende che ottengono il contributo sono, nella maggior parte dei casi, quelle che pianificano per tempo, definendo il progetto, raccogliendo la documentazione tecnica e verificando in anticipo il raggiungimento dei punteggi minimi.

Dalla teoria alla pratica

Che il bando possa rappresentare una leva concreta lo dimostrano esperienze già realizzate sul campo.

“Il Bando ISI INAIL già consente di abbattere in modo significativo gli oneri per le imprese che decidono di intervenire” osserva Moreno Scarchini, CEO di EnergRed. “Se a queste iniziative pubbliche si affiancano modelli privati con cui si integra l’autoproduzione da fonti rinnovabili si rendono accessibili interventi che altrimenti resterebbero sulla carta. Gravando sulla salute dei lavoratori e dell’ambiente. La rimozione dell’amianto può consentire di inserire impianti fotovoltaici sulle coperture bonificate e rinnovate, dando una svolta radicale anche alla dipendenza energetica delle pmi: con il nostro modello, ad esempio, le imprese possono ripagare i costi dell’intervento legati all’involucro attraverso i risparmi generati dall’auto-consumo, su cui non è richiesto nessun impegno finanziario”.

Come per il caso di Granplast, pmi attiva nella trasformazione delle materie plastiche, che ha recentemente affrontato un intervento di bonifica dell’amianto integrato con un progetto energetico, generando consenso e più appeal tra i clienti.

“Per noi l’amianto era una priorità e abbiamo accelerato il nostro percorso verso una produzione più efficiente e sostenibile, senza dover sostenere investimenti e con benefici immediati sia per l’ambiente che per la nostra competitività dichiara Mirco Pegoraro, amministratore delegato di Granplast. “Operiamo in un comparto oggi più che mai chiamato a evolvere con responsabilità. Puntare sull’energia rinnovabile, ed essere davvero clean significa dimostrare che è possibile fare industria in modo più consapevole, generando un impatto positivo sul territorio e sulle generazioni future”.

Il punto di fondo è che sicurezza, sostenibilità ed efficienza non sono più ambiti separati. Interventi come la bonifica dell’amianto, se integrati con soluzioni energetiche innovative, possono generare benefici multipli: riduzione dei rischi, contenimento dei costi energetici e miglioramento dell’impatto ambientale. Anche a vantaggio di ogni dipendente o collaboratore.