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Quando fondere è un’arte

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«Per un’azienda come la nostra il made in Italy non è solo una missione, fa parte del nostro fare impresa. Realizziamo prodotti che fanno dell’artigianalità, del buon gusto, dell’eleganza, della maestosità, della tradizione artistica e dell’alta qualità il loro principale vanto».

Silvia Santa Gobbi

Silvia Santa Gobbi

Con queste parole, Silvia Santa Gobbi ci presenta l’azienda nella quale lavora e in cui il nonno per primo e il padre poi hanno dato origine a prodotti unici nel loro genere e conosciuti all’estero per la loro qualità. Produrre manufatti che rispondano alle esigenze dei mercati, ai gusti dei clienti e che seguano la passione di chi li crea è infatti uno dei leit motiv che stanno alla base della Stilars, una fonderia artistica bresciana, nata negli anni Sessanta, che già nel nome portava allora e porta ancora oggi i suoi principi base: stile ed arte. Nata dall’ispirazione di Santo Gobbi, che di Silvia è il nonno, la Stilars si è consolidata negli anni, superando il non sempre facile passaggio generazionale, ha innovato, ha saputo cogliere le occasioni di crescita, che la globalizzazione e l’internazionalizzazione offrono alle aziende, ed è riuscita a conquistare una nicchia di mercato soprattutto all’estero.

Oggi siete alla terza generazione: cos’è cambiato nel vostro fare impresa e cosa, invece, è rimasto costante?
«Senza dubbio la passione, lo spirito della creazione e l’amore per le nostre radici sono rimasti costanti. Più complicato è stato conquistare il rispetto dei dipendenti e la fiducia dei clienti, oltre che cercare di migliorare sul mercato e nei prodotti. In poche parole, la vera impresa è stata il ricostruire l’azienda di famiglia a propria immagine, cercando di non stravolgerla e di restare al passo con i tempi».

La vostra ditta concilia modernità e tradizione: come riuscite a far convivere questi due aspetti?
«La tradizione fa parte del nostro Dna, è l’aria che abbiamo respirato da sempre. La modernità dal punto di vista umano l’abbiamo conosciuta e la conosciamo giorno dopo giorno viaggiando ad occhi aperti, ascoltando le storie delle persone che incontriamo, meravigliandoci per quanto è grande e stupefacente il mondo. Dal punto di vista tecnico, invece, la modernità consiste nello stare al passo con la tecnologia, nell’acquistare nuovi macchinari e nell’affinare tecniche di lavorazione. C’è un sottile fil rouge che collega il nostro vivere nel 2014 all’arte neo classica alla quale spesso ci ispiriamo, credo sia la voglia di sfuggire dalla decadenza, la ricerca della voglia di vivere».

La manualità e l’artigianalità dei vostri dipendenti penso siano molto importanti: quanto investite in formazione?
«Tutti i nostri dipendenti specializzati, oltre alla formazione scolastica, hanno frequentato corsi spesso tenuti all’interno del contesto aziendale per sviluppare al massimo la capacità di utilizzo delle nostre macchine e sfruttarne l’applicabilità. Avere esperienza significa poter seguire tutte le fasi della lavorazione nel migliore dei modi e garantire ai clienti la massima qualità. Alcuni dei nostri addetti sono arrivati da noi all’età di 14 anni e vantano la condivisione di quarant’anni di storia costruita insieme a noi, quindi possiamo garantire che il nostro know how è anche il loro know how».

La crisi degli ultimi anni come ha cambiato la vostra azienda? In cosa vi siete dovuti reinventare?
«La crisi ci ha spinto a guardare verso orizzonti diversi con nuove prospettive. Da più di dieci anni abbiamo iniziato un processo di costruttiva trasformazione, partecipando a numerose fiere in Italia e all’estero. Abbiamo visitato nuovi mercati e appassionato nuovi clienti di tutte le parti del mondo, dalla Russia al Giappone, dalla Francia alla Germania, dall’ Azerbaijan ad Hong Kong e Taiwan. La nostra grande fortuna – come si può vedere visitando il sito www.stilars.it – è l’aver saputo toccare i settori più disparati, dal casalingo all’arredo bagno, dall’arredo liturgico al soprammobile, dall’illuminazione agli accessori per camini, realizzando gli oggetti più diversi (specchi, numeri civici, placche per la posta, calzascarpe, tavoli, lenti di ingrandimento ecc). Abbiamo inventato nuovi prodotti mettendo in gioco la nostra capacità creativa, dando sfogo alla nostra fantasia e incidendo i nostri stampi di acciaio per creare nuove forme e oggetti».

La vostra produzione è molto ricca: da cosa traete spunto?
«Indubbiamente la prima voce che ascoltiamo è quella del mercato, cerchiamo di restare a stretto contatto con i nostri clienti e loro si sentono liberi di fare proposte e/o studiare nuovi prodotti insieme. Ciò che piace in un paese può non piacere in un altro a seconda della tradizione e cultura. È per noi di vitale importanza rispettare i gusti dei popoli che andiamo a servire».

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Qual è il vostro target di riferimento?
«Il nostro è un prodotto di nicchia per un target medio-alto, non sicuramente adatto alla grande distribuzione. L’oggetto che esce dalla nostra fabbrica lo si può trovare nella boutique di Mosca o nel negozio di antichità cinesi. A parte i costi della materia prima, ciò che maggiormente incide nel prezzo finale è la manodopera impiegata, grazie alla quale ogni nostro pezzo è curato e non dozzinale. Chi acquista un nostro oggetto ha la consapevolezza di tenere fra le mani una creazione nata non solo per essere utilizzata, ma per abbellire la casa. I nostri manufatti sono oggetti curati e studiati in ogni particolare, forgiati con tradizione e calore e nati per abbellire case ed ambienti».

Quali sono i progetti di Stilars per il futuro?
«Abbiamo deciso di dar vita a linee personalizzate con il logo del cliente inciso sul prodotto, mettendo sempre ben in evidenza il marchio made in Italy. Questo crea una fidelizzazione del cliente e una maggiore possibilità di incidenza nel mercato al quale si rivolge. Si tratta di progetti da realizzare nel tempo per soddisfare l’esigenza di personalizzazione e il bisogno di sentirsi speciali».

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Francesca Glanzer

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