Rallenta la crescita dell’Eurozona ai minimi su sei mesi, nonostante i paesi “periferici” si rafforzino

 Rallenta la crescita dell’Eurozona ai minimi su sei mesi, nonostante i paesi “periferici” si rafforzino

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[dropcap]S[/dropcap]econdo la stima flash del Markit PMI sull’Eurozona di giugno, la crescita dell’economia dell’Eurozona è rallentata per il secondo mese consecutivo. Sebbene si sia leggermente indebolita, la crescita della Germania è rimasta robusta mentre la contrazione della Francia si è acutizzata. In ogni caso, nelle altre nazioni dell’area euro, si è registrata la più forte crescita da agosto 2007.

L’indice della produzione di ambedue i settori, manifatturiero e terziario, è sceso a 52.8 da 53.5 di maggio, abbassandosi ulteriormente dal record su 35 mesi di aprile. Malgrado tale rallentamento, la media dell’indice PMI dell’intero secondo trimestre è risultata essere la più alta dal secondo trimestre 2011. La produzione ha registrato un incremento per il dodicesimo mese consecutivo indicando gli stessi valori sia nel manifatturiero che nel terziario, con tassi di crescita che hanno rallentato rispettivamente ai minimi su sei e tre mesi.

Trainato dal settore terziario, l’indice dei nuovi ordini è cresciuto registrando il valore record da maggio 2011, dimostrando che l’attività può riprendere vigore. Il rallentamento della crescita dei nuovi ordini nel manifatturiero, che ha toccato i minimi dallo scorso ottobre, suggerisce un continuo infiacchimento della crescita produttiva nel corso dei prossimi mesi. Al contrario il settore terziario ha registrato il record di nuovi ordini in tre anni, indicando inoltre un grado di ottimismo per l’anno a venire che è stato il secondo più alto negli ultimi tre anni.

Le aziende hanno incrementato gli organici per sostenere le capacità produttive visto il continuo aumento delle attività. Detto ciò, il tasso di creazione di posti di lavoro nel manifatturiero e nel terziario resta identico ai modesti valori visti ad aprile ed a maggio.

D’altro canto la pressione sui prezzi è salita, raggiungendo la media più alta dei costi di acquisto da novembre. La media dei costi del terziario è aumentata al tasso più rapido da dicembre 2012, mentre nel manifatturiero ha subìto il primo incremento dallo scorso gennaio, ed entrambi i settori hanno inputato tale aumento al caro-petrolio.

Allo stesso tempo le tariffe applicate hanno continuato a diminuire con un decremento che però è stato il minore nell’attuale fase di contrazione che dura da 27 mesi. Se il terziario ha leggermente diminuito le tariffe, le aziende manifatturiere hanno aumentato i prezzi di vendita per il secondo mese consecutivo.

A livello di singoli paesi, le aziende tedesche hanno continuato ad indicare una forte crescita della produzione, ma ad un ritmo che è risultato essere il più debole degli ultimi otto mesi a causa del rallentamento evidenziato sia nel manifatturiero che nel terziario. La crescita dei nuovi ordini si è mantenuta forte e in generale invariata rispetto a maggio, mentre ha continuato a crescere
l’occupazione.

Nel frattempo le attività in Francia hanno segnalato una seconda contrazione consecutiva, la più marcata dallo scorso febbraio visto che la produzione si è ridotta sia a livello industriale che nei servizi. Nonostante sia emerso un lieve calo dei nuovi ordini, le aziende intervistate hanno riportato tagli al personale, al tasso più rapido dallo scorso febbraio.

Nel resto della zona euro accelera nuovamente la produzione fino a raggiungere l’incremento maggiore da luglio del 2007. Nonostante la creazione di posti di lavoro sia risultata modesta, gli ultimi mesi sono stati il periodo migliore per l’occupazione dei paesi “periferici” dagli inizi del 2008.

Commentando i risultati flash dei dati PMI, Chris Williamson, Chief Economist presso Markit ha detto: «Il PMI di giugno ha concluso il più forte trimestre degli ultimi tre anni, ma resta la preoccupazione che questo secondo mese consecutivo di contrazione dell’indice segnali come la ripresa nell’Eurozona sta perdendo il suo slancio. Si spera che gli ultimi interventi della BCE riescano a stimolare nuovamente la crescita, cosa che potrebbe già essere evidente visto che l’indagine di giugno ha indicato il maggiore incremento del flusso di nuovi ordini degli ultimi tre anni. Le preoccupazioni circa una deflazione saranno anche alleviate in un certo senso dai prezzi di vendita che sono lievemente diminuiti, scendendo con il minor scarto in oltre due anni. Tuttavia questo è il risultato, in parte, dell’aumento dei costi, in particolare dell’aumento dei prezzi del petrolio. La maggiore preoccupazione è ancora una volta rappresentata dai risultati divergenti all’interno dell’Eurozona. Nonostante l’indagine suggerisca che l’Eurozona dovrebbe nel complesso crescere di almeno 0.4% nel secondo trimestre, sembra che la Francia sia entrata in un nuovo periodo di recessione dopo la stagnazione del PIL durante il primo trimestre. Nel frattempo la Germania sembra destinata a crescere dello 0.7% o più nel secondo trimestre, nonostante ci siano segnali che la ripresa sta iniziando a perdere nuovamente slancio. È il resto della regione (al di fuori di Francia e Germania) che in generale sta assistendo al più importante momento di espansione, evidenziando come la “periferia” sia in fase di ripresa. La crescita, al di fuori di Francia e Germania, ha accelerato nel mese di giugno concludendo il miglior trimestre mai registrato dal terzo trimestre del 2007».

Redazione

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