Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi: in ripresa il manifatturiero nel 2014

 Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi: in ripresa il manifatturiero nel 2014

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[dropcap]I[/dropcap]l “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi”, alla sua terza edizione, fornisce un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Si tratta di un prodotto digitale (disponibile al link http://www.istat.it/it/archivio/150332) composto da un e-book e da contenuti aggiuntivi scaricabili dal sito.

Il Rapporto valorizza le numerose informazioni statistiche esistenti sui settori economici: per ciascun settore è resa disponibile una base dati di oltre 70 indicatori, ove possibile in serie storica e con dettagli settoriali, dimensionali e per varie tipologie di impresa. Da questa edizione, inoltre, la base dati contiene anche indicatori con dettaglio territoriale. A corredo del Rapporto vengono fornite schede per ogni settore con i principali indicatori sulla struttura, le strategie e la performance delle imprese del comparto, cui si affiancano grafici che consentono una lettura degli andamenti più recenti del settore tramite alcuni indicatori congiunturali.

Gli argomenti della parte di analisi sono individuati di anno in anno sulla base dell’evoluzione dell’economia e del dibattito economico. L’edizione 2015 approfondisce l’intensità delle relazioni tra industria e servizi, con l’obiettivo di evidenziarne il legame con il livello di competitività delle nostre imprese ed il loro potenziale di crescita. Ci si sofferma, in particolare, sul ruolo che l’efficienza dei servizi acquistati dalle imprese svolge per la performance, valutata in termini di dinamica del fatturato industriale, del comparto manifatturiero. Inoltre, vengono esaminate le dinamiche recenti delle imprese industriali e dei servizi, evidenziando i segmenti più dinamici e quelli ancora in difficoltà. Infine, i risultati di una rilevazione ad hoc condotta a novembre 2014 consentono di approfondire le valutazioni degli imprenditori in merito alle conseguenze della crisi, all’esternalizzazione di alcune funzioni aziendali, all’adeguatezza del proprio potenziale produttivo, alla capacità di risposta a segnali di ripresa della domanda.

Il volume in sintesi  
Gli ultimi mesi del 2014 hanno evidenziato deboli segnali di ripresa per l’economia italiana, in un quadro ancora caratterizzato da tendenze recessive che nel periodo 2012-2013 hanno interessato sia l’industria manifatturiera, sia i settori dei servizi maggiormente legati alla domanda industriale. In questo contesto, le prospettive di crescita a breve termine della nostra economia si giocano ancora, in gran parte, sul fronte della domanda estera e sull’intensità delle relazioni che legano il settore esportatore alle filiere nazionali. Queste ultime vedono un gran numero di imprese industriali e dei servizi intrattenere rapporti produttivi dalle forme più o meno complesse, che sono state oggetto di rilevazioni e analisi recenti da parte dell’Istat.

Capitolo 1. Relazione tra manifattura e servizi alle imprese: analogie e differenze in Europa  
L’evoluzione degli scambi internazionali ha determinato negli ultimi decenni un peso crescente dei servizi, di pari passo con l’accresciuta importanza di questo comparto nella determinazione del valore aggiunto all’interno delle singole economie.
Il peso del terziario è rilevante in tutti i paesi avanzati. In Italia, Francia e Germania nel 2011 tali attività spiegavano circa tre quarti del valore aggiunto dell’economia e, al loro interno, il peso dei business services era poco meno del 40%. In tutti i paesi, inoltre, la manifattura acquista servizi alle imprese quasi esclusivamente sul mercato interno (per circa il 90% del totale).
In conseguenza della crisi del 2008-2009 la quota di servizi sul commercio mondiale è temporaneamente aumentata, per poi ritornare sui livelli prevalenti dello scorso decennio (circa il 20%).
Tuttavia, nel 2013 la composizione dei saldi della bilancia commerciale italiana per le principali voci di servizi non è sensibilmente diversa da quella del 2007: il saldo attivo del nostro Paese ha raggiunto 2,6 miliardi di euro e continua in larga misura a essere determinato dal surplus nel settore del turismo (“viaggi all’estero”) che compensa i saldi in passivo registrati per la quasi totalità delle altre voci.
Un sostanziale miglioramento della bilancia commerciale si registra per il saldo relativo al comparto degli Altri servizi alle imprese (servizi tecnici, di consulenza professionale e gestionale e connessi al commercio), che non dipende solo dalla flessione delle importazioni di servizi alle imprese, ma anche da un incremento delle esportazioni del settore dei servizi professionali.
Attraverso l’analisi dell’incidenza dei servizi alle imprese, nella struttura dei costi della manifattura è possibile evidenziare le relazioni tra i due comparti nei principali paesi europei.
Il noleggio di macchinari e gli altri servizi alle imprese rappresentano ovunque la quota di costo preponderante sul totale dei servizi acquistati; comunicazione e logistica hanno invece un peso minore.
Insieme alla Spagna, l’Italia spicca per la maggiore rilevanza della spesa in servizi di trasporto.
Un esercizio svolto sulla base delle tavole intersettoriali permette di determinare gli effetti che un aumento della produzione del comparto manifatturiero genera sull’ammontare di produzione dei servizi alle imprese nei paesi europei (Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito).
Fatto cento l’incremento della domanda di prodotti manifatturieri, la variazione incrementale complessiva dei servizi alle imprese è compresa fra il 29,3% della Germania e il 10,9% del Regno Unito. In questo contesto l’Italia, con il 27,3%, si colloca appena al di sopra di Spagna (25,9%) e Francia (25,0%).
Se si considera la composizione settoriale dei servizi attivati dalla domanda proveniente dalle imprese manifatturiere, l’Italia si caratterizza per un grado più elevato di attivazione dei servizi di trasporto, la Germania per le altre attività di servizio alle imprese, la Francia per i servizi di magazzinaggio e poste.
Nei paesi osservati, la produzione dei servizi è stimolata prevalentemente dalla domanda di metallurgia, macchinari, alimentari bevande e tabacco; la Germania si differenzia per un maggiore ruolo svolto dalla fabbricazione di coke e dai prodotti petroliferi raffinati.
Emergono inoltre differenze rilevanti nella capacità di attivazione della domanda estera di beni industriali, che in Germania risulta nettamente superiore a quella italiana: 100 euro di aumento della domanda estera di prodotti manifatturieri attivano 14,5 euro di servizi in Germania e solo 8,6 euro in Italia.
Vi sono differenze anche tra i settori “attivanti”: i mezzi di trasporto ricoprono in Germania il peso maggiore, seguiti dalla chimica e farmaceutica; in Italia, macchinari e metallurgia si confermano invece come i comparti manifatturieri da cui proviene il maggiore impulso.

Capitolo 2. Performance delle imprese e relazione tra manifattura e servizi negli anni 2013-14  
Nel corso del 2014 il sistema produttivo italiano ha mostrato segni di ripresa, che emergono chiaramente se si considerano anche le dinamiche individuali delle imprese, oltre che gli indicatori congiunturali aggregati. Nei primi tre trimestri dell’anno un’impresa manifatturiera su due (tra quelle con almeno 20 addetti) ha aumentato il proprio fatturato totale di almeno l’1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il miglioramento è evidente sia rispetto alla media annua del quadriennio 2010-2013 (quando un’impresa su due aveva registrato aumenti di fatturato di almeno lo 0,2% annuo) sia, soprattutto, rispetto al 2013 (-2,2% annuo sul 2012).
Nella manifattura il miglioramento è diffuso. Dei 23 settori qui considerati (tutti, a eccezione del tabacco), sono 13 quelli che hanno visto aumentare il valore delle vendite nei primi nove mesi del 2014 (7 nel corrispondente periodo del 2013). I comparti manifatturieri che nel 2014 hanno evidenziato i maggiori incrementi di fatturato mediano sono la fabbricazione di altri mezzi di trasporto (+6,5%), gli autoveicoli (+4,6%) e gli articoli in gomma e plastica (+3,3%).
In generale, alcuni settori manifatturieri hanno migliorato un andamento già positivo (tessile, articoli in pelle, carta, metallurgia, prodotti in metallo); altri hanno interrotto una performance precedentemente positiva (alimentari, bevande, prodotti chimici, macchinari); in altri casi si è avuta una ripresa dopo un quadriennio di difficoltà (articoli in gomma e plastica, apparecchiature elettriche, autoveicoli, altri mezzi di trasporto, altre industrie manifatturiere, riparazione e manutenzione); un ultimo gruppo di settori ha peggiorato ulteriormente o non ha compensato le perdite passate (articoli di abbigliamento, industria del legno, stampa, computer, mobili).
La principale novità del 2014 è rappresentata dal miglioramento delle vendite sul mercato interno dopo anni di ristagno o contrazione della domanda (+0,5% la variazione mediana, dopo il -3% in ciascun anno del periodo 2010-2013). Il fatturato realizzato in Italia è aumentato in 12 settori su 23, contro un solo caso nel periodo precedente. In particolare, è tornato positivo per i beni strumentali (+0,9%), è risultato sostanzialmente stagnante – interrompendo la caduta del periodo precedente – per i prodotti intermedi e di consumo non durevoli (+0,3% in entrambi i casi), ha subìto una modesta riduzione nei settori dei beni di consumo durevoli (-0,9%), ha continuato a contrarsi per i prodotti energetici (-4,8%).
Pur in rallentamento, la componente estera ha continuato a presentare l’andamento più vivace della domanda manifatturiera: +1,6% la variazione mediana nel 2014, a fronte del +3,9% in ciascun anno del periodo 2010-2013. L’aumento del fatturato estero accomuna tutti i principali raggruppamenti di industria: +2,9% per i prodotti intermedi, +2,7 per i beni di consumo durevoli, +1,2 per i beni di consumo non durevoli, +1,1% per i beni strumentali. Pressoché stagnante (+0,2%) è invece l’export dei beni energetici, anche a causa del rallentamento del ciclo internazionale e della caduta dei corsi petroliferi nel 2014.
L’aumento di fatturato estero del 2013-2014 ha coinvolto soprattutto le imprese con propensione all’export bassa o media: tra quelle che esportano meno di un quarto del proprio fatturato, una impresa su due ha visto aumentare le proprie esportazioni di almeno l’1,2%, mentre la metà di quelle che esportano tra il 25 e il 50% del fatturato ha aumentato il valore dell’export di almeno il 4,2%.
Le imprese esportatrici presentano anche una migliore performance sul mercato nazionale. Nel 2014 il fatturato mediano delle unità che esportano oltre il 75% di fatturato è aumentato di oltre il 4%; quello delle classi di imprese a media propensione all’export (25-50% e 50-75% di fatturato esportato) è risultato in lieve crescita (+0,6%) o invariato, mentre è diminuito (-2,3%) quello delle imprese che esportano meno di un quarto di fatturato. La maggiore capacità di tenuta sui mercati interni da parte delle imprese esportatrici si osserva in quasi tutti i settori manifatturieri, a eccezione di abbigliamento, legno e mobili, elettronica/elettromedicale e farmaceutica.
Nei primi nove mesi del 2014 il fatturato mediano totale nei servizi alle imprese è diminuito dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2013, sebbene risulti in leggero miglioramento rispetto al 2010-2013 (-0,9% in ciascun anno). Solo in 7 comparti dei servizi sui 17 qui considerati una impresa su due ha registrato un incremento di fatturato (nel periodo 2010-13, i settori con un fatturato mediano in crescita erano 9).
Le imprese più dinamiche sono state quelle dell’attività di ricerca, selezione, fornitura di personale (+12,4% per una impresa su due), che hanno migliorato la performance già brillante del 2010-2013 (+5,7% in ciascun anno). Al contrario, 3 settori KIBS (Knowledge Intensive Business Services) (pubblicità e ricerche di mercato, attività legali e contabilità, altre attività professionali e scientifiche) hanno subìto contrazioni mediane di fatturato significative (rispettivamente del 4,8, 4,5 e 4,1%), anche se i top performers di questi stessi settori risultano tra i più dinamici dell’intero comparto dei servizi alle imprese.
Un’analisi econometrica ha permesso di esaminare la recente performance delle imprese manifatturiere alla luce dei legami tra manifattura e servizi. In particolare, attraverso l’utilizzo di opportuni indicatori sintetici di efficienza, si è stimato se, ed eventualmente in quale misura, l’andamento del fatturato delle imprese industriali nel 2014 sia associato all’efficienza dei servizi acquistati dai singoli settori manifatturieri, con riferimento a due tipologie di servizi: i KIBS (attività professionali, consulenza informatica, fiscale, legale, contabile, ricerca e sviluppo) e i Servizi di rete (trasporti, logistica, telecomunicazioni).
Tra i risultati, emerge in primo luogo l’effetto positivo legato all’efficienza dei servizi KIBS, in particolare per le imprese esportatrici (rispetto a quelle domestiche); nel periodo 2012-2014, un incremento di efficienza del 10% nell’efficienza dei KIBS acquistati dai settori della manifattura si è accompagnato a una maggiore crescita di fatturato industriale stimata pari al 3,2% per le esportatrici, al 2% per le non esportatrici.
Il divario si accentua nel caso dei servizi di rete: un incremento del 10% dell’efficienza di questo insieme di servizi dà luogo a un aumento di fatturato industriale del 2,8% per le esportatrici, mentre ha effetti statisticamente non significativi per le imprese domestiche.
Oltre a questi effetti, le stime confermano risultati già noti in letteratura. La produttività del lavoro è rilevante: a parità di altre condizioni, un livello di produttività più elevato del 10% comporta un aumento del fatturato industriale dell’8%. Un ruolo è svolto anche dalla capacità di operare sui mercati esteri: alle imprese esportatrici è infatti associata una variazione del fatturato superiore del 3,2% rispetto a quella delle non esportatrici. Ha infine un effetto positivo, ma di entità molto più contenuta, la competitività di costo: una riduzione del 10% del costo del lavoro si accompagna a un aumento del fatturato pari allo 0,5%.

Capitolo 3. Effetti della crisi e capacità di ripresa nel giudizio degli imprenditori  
Una indagine qualitativa condotta su campioni rappresentativi delle unità della manifattura e dei servizi consente di approfondire le valutazioni degli imprenditori in merito alle conseguenze della crisi, all’esternalizzazione di alcune funzioni aziendali, all’adeguatezza del proprio potenziale produttivo.
La percezione delle imprese manifatturiere riguardo l’attività economica è risultata in lieve miglioramento rispetto a quella rilevata un anno prima, mentre le imprese dei servizi manifestano nel complesso maggiori difficoltà.
Nel 2014 si conferma inoltre la debolezza della domanda di lavoro: la percentuale di imprese che hanno dichiarato di aver assunto manodopera è più contenuta di quelle che hanno espulso occupati, sia nella manifattura (rispettivamente 19 e 25,4%), sia nei servizi (9,8 e 24,8%).
Tuttavia, nella manifattura sembra emergere una maggior tenuta occupazionale rispetto al 2013, quando la percentuale di imprese in contrazione era risultata più elevata (circa il 30%) e meno imprese avevano assunto nuovi addetti (15,6%).
Nel comparto industriale i casi di riduzione della manodopera potrebbero aver riguardato, come lo scorso anno, soprattutto la forza lavoro meno qualificata. Alla riduzione occupazionale si accompagnano, infatti, dichiarazioni di generalizzata tenuta della qualità del capitale umano, che aumenta nel 9,2% e diminuisce nel 4,9% delle imprese.
Nei due settori (farmaceutica e autoveicoli) dove la percentuale di unità che hanno mantenuto inalterata la dotazione di capitale umano è inferiore alla media manifatturiera (60%) si riscontra tuttavia la più elevata percentuale netta di chi aumenta la qualità del personale impiegato.
Al contrario, nei due settori del terziario (trasporto aereo e servizi postali) dove è più bassa la quota di imprese che dichiarano una invarianza del capitale umano(rispettivamente per il 62 e oltre il 90% delle unità) si evidenzia un deperimento della qualità del personale impiegato.
L’analisi delle valutazioni sulla dotazione di capitale fisico (impianti, macchinari e attrezzature) rivela una sostanziale tenuta della capacità produttiva nella manifattura (oltre un quarto di aziende l’ha aumentata e oltre il 60% l’ha mantenuta invariata). Indizi di una generale difesa del potenziale produttivo si riscontrano anche tra le imprese dei servizi (il 66% di aziende sostiene di averlo mantenuto inalterato e il 2,8 di averlo aumentato).
Una indicazione più diretta circa l’adeguatezza della capacità produttiva delle imprese nell’attuale fase congiunturale si ricava dai giudizi sulla possibilità di rispondere con immediatezza e adeguatamente a un aumento significativo della domanda, interna o estera.
In proposito, quasi l’80% delle aziende manifatturiere si dichiara in grado di far fronte a un aumento di domanda interna, il 67% a un aumento di domanda estera. Si tratta di quote inferiori a quelle rilevate nel 2013 (87 e 76%) ma il calo va interpretato con cautela; da un lato perché le imprese intervistate sono quelle sopravvissute alla crisi, dall’altro perché tale risultato potrebbe derivare sia da una effettiva diminuzione di potenziale produttivo sia da un aumento del grado di utilizzo degli impianti.
Un segnale a favore di quest’ultima ipotesi proviene dal fatto che le più recenti informazioni sul grado di utilizzo della capacità produttiva mostrano, per il totale della manifattura, una quota di capacità utilizzata in lieve ma costante crescita nel corso di tutto il 2014.
Le risposte sul ricorso all’outsourcing di funzioni aziendali rilevano che il 63% delle aziende manifatturiere e il 55,3% di quelle del terziario acquistano dall’esterno soprattutto servizi legali, contabili e finanziari. In accordo con le analisi microeconomiche riportate in altre sezioni del Rapporto, il 54% delle imprese della manifattura acquista prevalentemente servizi di trasporto, distribuzione e magazzinaggio, il 41% servizi ICT.
Il fenomeno dell’outsourcing risulta in crescita negli ultimi due anni, sia nella manifattura sia nei servizi, a fronte di quote comunque elevate di imprese che segnalano un’invarianza del ricorso a tale strategia.
Nella manifattura, la percentuale di aziende che dichiarano di avere intensificato l’esternalizzazione delle funzioni considerate è sempre superiore a quella delle unità che ne hanno ridotto il ricorso. Ciò avviene, in particolare, per quelle funzioni che meno frequentemente venivano svolte in outsourcing come R&S, marketing, servizi post vendita e l’ICT.
Nel caso dei servizi, invece, si osserva una generalizzata tendenza a ridurre l’outsourcing, soprattutto per le funzioni più legate a produzione, progettazione e design, R&S e innovazione.

Redazione

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