Reati tributari e responsabilità del professionista

 Reati tributari e responsabilità del professionista

Art 55 d lgs 231 07

Il professionista che si trova a svolgere attività di consulenza tributaria o a gestire la contabilità per conto dei propri clienti deve fare molta attenzione ai possibili profili di responsabilità penale a cui è esposto a titolo di concorso con il cliente.

Quello della responsabilità penale dei professionisti è un tema ampiamente dibattuto oltre che a livello dottrinario anche a livello giurisprudenziale e negli ultimi anni sono state numerose le sentenze sul punto.

A conferma di ciò, la Corte di Cassazione con la sentenza n.17418 del 2016 (liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sezione Documenti) ha ribadito “la configurabilità del concorso nel reato di frode fiscale di coloro che – pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società cui si riferisce l’emissione di fatture per operazioni inesistenti – abbiano, in qualsivoglia modo, partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito alle utilizzatrici […] di potersi procurare fatture passive da inserire in dichiarazione per abbattere l’imponibile societario […]”.

Trattasi di un principio più volte rimarcato dalla Suprema Corte che già con un’altra importante sentenza – la n. 39873 del 2013 – aveva sancito la responsabilità di un commercialista per aver redatto la dichiarazione fiscale del cliente sulla base di fatture contabilizzate e poi ritenute false.

Ciò premesso, è chiaro come si debba necessariamente effettuare un distinguo a seconda dei casi, in quanto non sempre la responsabilità del professionista è facilmente desumibile, non fosse altro perché è il contribuente a giovare del beneficio fiscale indebito. Il concorso del professionista può concretizzarsi sia in un apporto materiale – e dunque in un comportamento concreto – sia in un apporto morale, ossia in un comportamento teso quanto meno ad agevolare l’illecito del contribuente.

In entrambi i casi è comunque necessaria una condotta dolosa da parte del consulente, il quale deve essere consapevole e cosciente del fatto che sta ponendo in essere una frode fiscale. In sostanza, il professionista non potrà essere chiamato a rispondere in tutti quei casi in cui per via di sua imperizia o negligenza vi siano stati errori ed omissioni (sul punto si segnala la recentissima sentenza n.18845/2016 della Corte di Cassazione, che libera da ogni responsabilità un commercialista che aveva dimenticato di presentare la dichiarazione per conto del proprio cliente).

Tali pronunce potrebbero apparentemente mettere a rischio l’attività degli addetti ai lavori, i quali non sempre hanno la possibilità di indagare circa la veridicità delle dichiarazioni o dei documenti in loro possesso. Tuttavia, i principi in esse contenuti vanno interpretati tenendo bene a mente alcuni criteri o accorgimenti indispensabili per evitare brutte sorprese. Infatti, proprio secondo i giudici della Suprema Corte un professionista avveduto dovrebbe quantomeno insospettirsi dinanzi a fatture di importi considerevoli recanti però descrizioni troppo generiche o poco coerenti con la prestazione resa.

Alla luce di ciò, si ritiene quanto meno opportuno che il professionista incaricato abbia almeno l’accortezza di farsi rilasciare una dichiarazione sottoscritta dal proprio cliente attestante la veridicità dei documenti forniti.

Avv. Matteo Sances
Nicola Cicchelli
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Nicola Cicchelli

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