Rimborso IVA anche se la dichiarazione è omessa

 Rimborso IVA anche se la dichiarazione è omessa

Il contribuente ha diritto a vedersi riconosciuto il rimborso di un credito IVA anche se la dichiarazione dei redditi è omessa in quanto è sufficiente dare prova dell’esistenza del credito.

È questo il principio sancito dalla recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano nr. 5374/19/2018 (liberamente visibile dal sitowww.studiolegalesances.it – sez. Documenti) la quale ha ritenuto di confermare la sentenza di primo grado della CTP di Pavia nr. 50/2/2017 e dar corso al rimborso IVA della società appellata.

I giudici d’appello, dunque, hanno dato atto che il contribuente fin dalla richiesta del rimborso aveva prodotto la prova dell’esistenza del credito IVA mediante allegazione e produzione di tutta la documentazione attestante il credito.

La Commissione Tributaria Regionale, quindi, richiamando il noto principio espresso dallasentenza della Corte di Cassazione Civile nr. 20119 del 30 luglio 2018 – che  in merito alle dichiarazioni omesse stabilisce la emendabilità e ritrattabilità  quando dalle medesime possa derivare l’assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che devono restare a suo carico –  così si esprime: “Francamente appare difficile pensare a quale altro tipo di prova la società contribuente avrebbe dovuto offrire, quantomeno in sede contenziosa all’interno di un processo tipicamente di natura documentale. E infatti le affermazioni dell’Ufficio circa il fatto che la contribuente non avrebbe fornito prova adeguata della esistenza del credito risultano apodittiche e generiche, mai ancorate a specifiche contestazioni sulla documentazione prodotta”.

Per maggiore chiarezza va detto che la dichiarazione dei redditi è da considerarsi omessa se presentata dopo 90 giorni dalla scadenza prevista dall’art. 2 del DPR 322/1998 e cioè entro 90 giorni dal 30 settembre dell’anno successivo (se telematica) a quello di chiusura del periodo d’imposta.

Cospicua giurisprudenza ritiene invece la dichiarazione dei redditi comunque emendabile entro i termini di accertamento dell’anno a cui si riferisce.

Alla luce degli importanti principi sopra richiamati si auspica che l’Agenzia delle Entrate prenda atto della numerosa giurisprudenza sull’argomento e non obblighi il contribuente a presentare ricorso per vedersi riconosciuto il proprio legittimo diritto al rimborso.

Dott.ssa Donatella Dragone
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

Matteo Sances e Donatella Dragone

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