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Rimborso IVA? Possibile anche se manca la dichiarazione

L’omessa presentazione della dichiarazione IVA non impedisce al contribuente di ottenere il rimborso se fornisce informazioni utili ad attestare la liceità del credito.

Ciò è quanto emerso da una recentissima sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria (sentenza n.452/1/2017 depositata il 27 novembre 2017, liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – sez. Documenti) la quale, senza ombra di dubbio, costituisce un punto di svolta rispetto alla consolidata prassi adottata dagli uffici finanziari.

Nel caso di specie, infatti, il contribuente, aveva proposto azione legale precisando come l’omessa dichiarazione annuale fosse correggibile mediante la prova documentale che attestasse la liceità della pretesa e la certezza del credito.

È doveroso porre particolare attenzione alla normativa di riferimento, in tema di eccedenza d’imposta, inquadrabile nella lettura combinata degli articoli 30, comma 1, 55, comma 1, e 54 del DPR n.633/72.

A tal proposito è bene richiamare un orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 2016 il quale si riporta alla predetta normativa e fornisce un chiaro ed eloquente principio di diritto sul tema affermando la possibilità di riconoscere detta eccedenza di imposta ai contribuenti che pur non avendo presentato dichiarazione, avessero in ogni caso rispettato i requisiti sostanziali per la detrazione.

Infatti, gli ermellini affermano che “…il diritto di detrazione non può essere negato … dal Fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto – ovvero non controverso – che si tratti di acquisti fatti da soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili(sentenze delle Sez. Unite della Corte di Cassazione n.17757 e 17758 datate 8 settembre 2016).

Nel caso in oggetto, i giudici della Commissione Tributaria Regionale Umbra ribadiscono la spettanza del rimborso poichè il contribuente ha prodotto tutta la documentazione attestante gli acquisti e le vendite, le liquidazioni periodiche, i registri IVA da cui emerge la contezza del credito IVA maturato nel 2009 e poi riportato nel 2010 .

Sulla base delle precedenti argomentazioni appare doveroso consigliare ai contribuenti di prestare particolare attenzione alla propria posizione finanziaria onde evitare che la prassi degli uffici leda il diritto al credito non conformandosi all’importante principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione.

Dott.ssa Giulia Aloisi
Avv. Matteo Sances
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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Matteo Sances e Giulia Aloisi

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