Rinunciare a qualche punto percentuale di profitto per creare relazione con i consumatori

 Rinunciare a qualche punto percentuale di profitto per creare relazione con i consumatori

In fondo cos’è il profitto?
«Il profitto di un’azienda nasce dalla differenza tra quanto i clienti pagano per i beni/servizi che quell’azienda mette sul mercato (il prezzo di vendita) e quanto quell’azienda spende per “confezionare” quei beni/servizi (il costo di produzione industriale). (http://unastoriasemplice.wordpress.com/2013/10/24/si-puo-fare-profitto-anche-riducendo-i-prezzi/#comment-174)

Attualmente ci troviamo in una situazione economica in cui molte famiglie hanno grosse difficoltà e l’uscita dal tunnel dei neutrini non sembra dietro l’angolo.

A me però onestamente balena quest’idea da un po’ e non essendo un laureato in economia aziendale non saprei dire se qualcuno prima di me l’abbia proposta (cosa molto probabile, in tal caso aggiornatemi).

In un articolo precedente ho riportato alcuni dati su quali siano i fattori che influenzano le decisioni di acquisto online degli italiani (fonte Ipsos).

Ebbene dai dati è evidente quanto le persone tengano prima di tutto sotto controllo i prezzi per i prodotti che acquistano online e quanto si basino su sconti, offerte e opinioni altrui per poter decidere cosa acquistare e da chi.

Dati che puntano l’indice verso un sistema che ha necessità di ritrovare una nuova linfa vitale che non può più essere solo la logica del profitto.

Una logica che ha portato il mondo al collasso economico.

Ecco perché anche il marketing va rivisto in un’ottica differente.

Come afferma Philip Kotler nel libro Marketing 3.0 dal prodotto al cliente all’anima, il marketing ha bisogno di trovare un punto di contatto con i consumatori e i potenziali tali che vada ben oltre lo scambio commerciale, che vada oltre la relazione basata sui contenuti fruibili grazie all’opera editoriale di stampo social che le aziende più all’avanguardia mettono in pratica.

La relazione deve passare a un livello successivo, andando a puntare all’anima del consumatore, andandone a condividere i valori, combattendo con lui le battaglie in cui crede.

In quest’ottica che parte dai paradossi della globalizzazione e arriva a un marketing 3.0 l’intero concetto di pubblicità si ritroverebbe a concepire il mercato non più come piazza urlante ma come un’assemblea di persone protesa verso un obiettivo comune.

Dai dati su citati risulta evidente che la primaria necessità degli italiani, in fase di acquisto, il pensiero che ne modifica il comportamento è prima di tutto di natura economica.

Ci sono meno soldi, e allora perché non rinunciare a una parte del proprio guadagno per poter andare incontro a chi ha reso palese un malessere dovuto a una situazione quasi di stallo?

Perché le varie Electrolux possono chiedere ai dipendenti di abbassarsi lo stipendio per potersi tenere il lavoro e quegli stessi lavoratori non possono chiedere alle Electrolux di rinunciare a parte dei profitti?

Il ritorno di immagine sarebbe importante, il numero di nuovi potenziali clienti crescerebbe in grande misura.

Chiamatemi matto o come vi pare, ma siamo arrivati a un punto tale per cui il marketing come lo si è inteso fino a oggi deve andare in un’altra direzione.

Insomma, io acquisterei molto volentieri da un’azienda che rinuncia a una parte di guadagno per venire incontro alle mie difficoltà attuali piuttosto che da una che continua con questi giochini di sconti e detrazioni fiscali.

A voi la scelta.

http://www.okkei.it/

Giuseppe Schettino

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