‘Ripartire, impresa possibile’: pubblicato il 15° Rapporto annuale di Confartigianato

 ‘Ripartire, impresa possibile’: pubblicato il 15° Rapporto annuale di Confartigianato

In occasione dell’odierna Assemblea di Confartigianato, è stato pubblicato il 15° Rapporto annuale ‘Ripartire, impresa possibile’, di cui presentiamo alcuni highlight.

Covid-19: il bilancio dei primi sei mesi del 2020 – La crisi Covid-19 ha determinato effetti pesanti sull’economia italiana e internazionale. Nei primi due trimestri di quest’anno il PIL in Italia si è ridotto dell’11,7% rispetto allo stesso periodo del 2019: abbiamo perso 94,1 miliardi di euro di Prodotto, al ritmo di 520 milioni al giorno.

I segnali di recupero a fine estate – Dopo le pesanti perdite di marzo e soprattutto di aprile, mese in cui la produzione manifatturiera e delle costruzioni, in ottica tendenziale, è crollata rispettivamente del 43,3% e del 68,9%, a luglio per il Manifatturiero la flessione rallenta a -8,0% mentre le Costruzioni sono prossime al completo recupero (-1,1%) della produzione di luglio dell’anno scorso. Si delinea un sentiero di recupero dei livelli pre-crisi anche le vendite al dettaglio.

La resilienza delle MPI – A settembre 2020 le assunzioni previste dalle imprese diminuiscono del 28,7% su base annua; sono in controtendenza le micro imprese di Manifatturiero e Costruzioni, le cui le assunzioni salgono del 4,5%. A fronte del peggioramento del saldo negativo tra assunzioni e cessazioni in dodici mesi, rimane il segno positivo per l’apprendistato (+23 mila), istituto contrattuale più diffuso tra le piccole imprese e quelle artigiane in particolare.

Anche in un periodo di eccezionale difficoltà, le micro e piccole imprese hanno mantenuto il radicamento sul territorio, evidenziano l’integrazione nel contesto sociale e la propensione alla mutualità e sussidiarietà: nei mesi più bui della crisi un quarto (24,5%) delle MPI si è attivato per supportare la comunità in cui vive e opera.

Produttività: dove le MPI in Italia fanno meglio che in Germania – Sul fronte della produttività in 19 settori, in cui lavorano oltre 3 milioni di addetti, pari ad un quarto (24,1%) dell’occupazione delle MPI, le micro e piccole italiane registrano una produttività per addetto superiore a quella delle omologhe imprese tedesche.

La crisi sanitaria globale pesa sul made in Italy – Nei paesi ad alto contagio – con oltre 120 casi Covid-19 per 100.000 abitanti – si addensa il 30% dell’export italiano nel mondo. Nei primi sei mesi del 2020 si registrano effetti particolarmente accentuati della crisi sulle vendite all’estero che, nei settori di MPI registrano una flessione del 19,0% fronte del calo del 15,4% del totale dell’export manifatturiero, con una crisi più acuta per i settori di design, moda, gioielleria e mobili, architravi della qualità del made in Italy nel mondo, che vedono le esportazioni ridotte di un quarto.

Si consolida la crescita della qualità del made in Italy – Nemmeno durante la pandemia si arresta il miglioramento qualitativo della produzione manifatturiera italiana: a giugno 2020 il valore medio unitario dell’export manifatturiero indica una crescita del +2,7% a fronte di un aumento del 0,4% dei prezzi alla produzione sui mercati esteri. La crescita della qualità intrinseca del made in Italy è determinata da miglior design, maggiore qualità delle materie prime ed introduzione di nuove funzionalità, risultato dei processi di innovazione.

Digital economy vs. totale economia: 4-0 – L’economia digitale sarà uno dei driver della ripresa e già durante la crisi Covid-19 presenta marcate caratteristiche anticicliche. Nel secondo trimestre 2020, nei settori del digitale si osserva un aumento del 4,1% degli occupati a fronte del calo del 3,6% del totale economia, un aumento di fatturato nel primo semestre dello 0,5% mentre quello del totale dei servizi cede il 17%; a fine giugno 2020 crescono del 3,3% le imprese digitali mentre quelle totali sono in calo (-0,4%), fenomeno confermato anche nel comparto delle imprese artigiane digitali (+2,2% digitali vs. -0,6% totale imprese artigiane).

Una crisi di liquidità senza precedenti – Nel corso della crisi sono stati messi in campo interventi di sostegno al credito mediante moratorie sui prestiti e garanzie pubbliche che, accompagnati da una politica monetaria espansiva, hanno sostenuto una crescita dei prestiti delle imprese, che a luglio segnano un aumento del +4,4%. Sul fronte del sostegno al credito dal 17 marzo sono 1.086.498 le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ pari ad un importo di circa 82,4 miliardi di euro.

Lo tsunami sui conti pubblici, con debito/PIL al massimo storico – Gli interventi di politica fiscale per contrastare gli effetti della crisi da coronavirus tra marzo e agosto hanno determinato, nel complesso, una manovra espansiva di 167 miliardi di euro nel triennio 2020-2022, superiore ai 130,9 miliardi di euro di maggiore deficit cumulato dalle ultime quattro leggi di bilancio. Lo shock fiscale determinerà un forte aumento del debito pubblico che, in rapporto al PIL, è atteso sui massimi storici superando il 160%, un livello prossimo al massimo storico dall’Unità d’Italia, registrato nel 1920.

Le tensioni sui tassi di interesse sul debito sono allentate dalla politica monetaria espansiva: tra febbraio e luglio 2020 lo stock di titoli del debito pubblico è salito di 108,7 miliardi di euro mentre i titoli di stati detenuti dalla Banca d’Italia sono cresciuti di 95,7 miliardi di euro, coprendo l’88,0% dell’incremento dello stock.

L’uso dei big data per evitare ‘ritardi indegni’ – Nel corso della crisi, caratterizzata da una fitta serie di interventi di sostegno dell’economia, le procedure con cui sono stati realizzati hanno accumulato pesanti ritardi che, nel caso dei fondi per la cassa integrazione artigiani, sono diventati insostenibili. Nel Rapporto si esamina come l’utilizzo dei flussi di big data da parte della PA avrebbe snellito gli iter degli interventi, in particolar modo per le indennità a sostegno dei lavoratori autonomi e per l’identificazione delle filiere di produzione e dei servizi essenziali.

I fondi europei per sostenere le MPI e gli investimenti – Il 15° Rapporto annuale di Confartigianato documenta come una focalizzazione sugli investimenti dei fondi di Next Generation EU – con 208,6 miliardi di euro destinati all’Italia, il 27,8% del totale UE – determina, grazie ad un più elevato moltiplicatore fiscale, una maggiore crescita economica e la riduzione del rapporto debito/PIL.

Invertire la rotta sugli investimenti – Efficientamento della spesa pubblica necessita di diversi interventi di riforma, lungo un orizzonte temporale pluriennale, supportati da un congruo piano di investimenti pubblici, invertendo la rotta degli ultimi 10 anni, nei quali la spesa della Pa per investimenti si è ridotta del 29,9%.

Una burodemia da debellare – Le riforme dovranno agevolare il rapporto tra cittadini, imprese e Pubblica amministrazione. L’Italia è 128° posto nel mondo e 23° in UE per i tempi necessari a pagare le imposte con uno lo spread burocratico-fiscale che per le imprese italiane è stimato in 2,1 miliardi di euro di maggiori costi per l’adempimento. Pesanti anche i ritardi della giustizia civile: l’Italia è 122° al mondo per la velocità di risoluzione di una disputa commerciale che necessita di 1.120 giorni a fronte dei 590 giorni nella media dei paesi avanzati e più del doppio dei 481 giorni della media degli altri maggiori paesi europei.

I driver della ripresa: digitale e green – In un contesto di forte contrazione delle vendite durante la pandemia, si è registrato il boom dell’e-commerce che è salito, tra marzo e luglio, del 31,9%, pari a 3.702 milioni di euro di maggiori vendite. Tale crescita ha interessato anche il segmento delle micro e piccole imprese, con 122 mila MPI in più rispetto al trend che hanno utilizzato il canale di vendita del commercio elettronico.

La prossima fase di ripresa sarà caratterizzata da una intensificazione delle spese in campo ambientale, anche in relazione ai nuovi target europei di riduzione delle emissioni: in tale ambito i due terzi (66,3%) delle imprese italiane tra 3 e 50 addetti svolgono azioni per ridurre l’impatto ambientale. Su questo tema chiave il Rapporto si conclude con un capitolo dedicato al rapporto sul territorio tra imprese e green economy, proponendo il quadro per regione e provincia di 45 indicatori raccolti nei 6 ambiti di Mobilità, Rifiuti, Energia, Consumi, Acqua e Aria.

Il 15° Rapporto annuale di Confartigianato ‘Ripartire, impresa possibile’. Clicca qui per scaricarlo.

 

Redazione

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