Riprendono i consumi, ma meno che negli altri Paesi europei

 Riprendono i consumi, ma meno che negli altri Paesi europei

È proseguita la ripresa dei consumi in Italia, confermandosi però debole anche rispetto agli altri paesi europei

Nel primo trimestre 2016 i consumi interni in Italia hanno mostrato un nuovo aumento (+0.3% sul precedente, +1.6% sul corrispondente, a prezzi costanti), contribuendo per due decimi di punto alla crescita del PIL, confermandosi il traino di questa fase di ripresa.

A livello merceologico, i beni durevoli hanno continuato a mostrare la maggiore vivacità (+6% tendenziale nei primi tre mesi dell’anno in corso), sia per gli acquisti di mezzi di trasporto (in netta accelerazione), sia per la ripresa delle vendite di mobili ed elettrodomestici, sostenuti non solo dagli incentivi ma anche dall’arresto della caduta del mercato immobiliare e dalle migliori condizioni del credito. I dati disponibili segnalano inoltre una moderata ripresa anche per la domanda di beni alimentari.

Un’evoluzione che si conferma contenuta e debole anche nel confronto con i principali paesi europei, soprattutto rispetto alla Spagna (+3.5% la crescita dei consumi nel primo trimestre del 2016 sul corrispondente a prezzi costanti), paese che con l’Italia ha subito maggiormente gli effetti della crisi dei debiti sovrani e in cui la ripresa sta però proseguendo a ritmi vivaci, sostenuti dal netto progresso del mercato del lavoro e dei redditi.

Moderazione nella seconda parte del 2016, in un contesto di accresciuta incertezza ed elevata instabilità

Le informazioni quali-quantitative evidenziano per la seconda parte dell’anno segnali di maggiore cautela sul fronte della spesa delle famiglie, in un contesto di accresciuta incertezza ed elevata instabilità, legata al susseguirsi di avvenimenti geopolitici e attentati terroristici.

La fiducia delle famiglie europee, dopo il robusto miglioramento dello scorso anno, ha mostrato un peggioramento nel primo semestre del 2016. Sulla base dei dati disponibili a giugno si osserva, tuttavia, un andamento dicotomico tra i principali paesi europei. Da un lato Germania e Francia, in cui negli ultimi mesi si è osservato un miglioramento del clima di fiducia; dall’altro Italia, Spagna e Regno Unito, per i quali si è accentuato il trend discendente. In Italia, in particolare, a condizionare verso il basso la fiducia delle famiglie è stato il maggiore pessimismo circa la situazione economica generale; in peggioramento, tuttavia, anche tutte le componenti del clima personale, soprattutto i giudizi sulla situazione economica, anche prospettica, della famiglia, sulle possibilità future di risparmio e sull’opportunità di acquisto di beni durevoli; sono invece rimasti invariati i giudizi sul bilancio familiare e sull’opportunità attuale del risparmio.

In media d’anno, il 2016 vedrà comunque i consumi interni in Italia mantenere ritmi di crescita lievemente superiori all’1% a prezzi costanti, beneficiando, analogamente agli altri paesi europei, di un contesto di bassa inflazione e di miglioramento dell’occupazione; una dinamica, tuttavia, contenuta e inferiore a quella dei principali paesi europei e soprattutto di quella attesa in Spagna (oltre il 3% a prezzi costanti), paese in cui l’impatto della crisi sui consumi è stato solo lievemente più marcato che in Italia.

Nei prossimi anni cauti comportamenti di spesa in Italia e nei principali paesi europei

A partire dal 2017, in un contesto di ripresa dell’inflazione, si attende un’attenuazione della crescita del reddito disponibile delle famiglie in quasi tutti i paesi europei analizzati, con l’eccezione del Regno Unito, in cui il pieno dispiegarsi dell’impatto Brexit è atteso imporre un calo del potere di acquisto.

In questo contesto si attende un aumento del tasso di risparmio in quasi tutti i paesi. I comportamenti delle famiglie europee potrebbero infatti risultare più cauti alla luce della maggiore incertezza e della necessità di fronteggiare il lento recupero dei livelli di ricchezza erosi negli anni di crisi. Si manterrà invece sui minimi (poco sopra il 4%) il tasso di risparmio delle famiglie inglesi, riflesso di rinnovate criticità.

Dal confronto europeo emerge la maggiore debolezza delle famiglie italiane in termini di potere di acquisto, soprattutto se confrontata con le prospettive per la Spagna, paese nel quale si attende una marcata crescita dei redditi, tale da recuperare velocemente i livelli pre-crisi del 2007. Oltre a ciò, il confronto europeo mostra come le famiglie italiane, avendo un minore indebitamento (passività finanziarie in rapporto al reddito disponibile), stiano beneficiando meno, rispetto alle famiglie degli altri paesi, dell’attuale contesto di bassi tassi di interesse. Contestualmente, la maggiore incidenza delle attività finanziarie, in questa fase con bassi rendimenti, ne limita la crescita della ricchezza rispetto agli altri principali paesi europei.

Nei prossimi anni, alla luce dell’evoluzione delle determinanti economiche e dei comportamenti dei consumatori, è previsto un rallentamento della crescita dei consumi diffuso a tutti i principali paesi europei. Le performance peggiori saranno del Regno Unito, nel quale il deterioramento dei redditi porterà a un calo dei consumi interni a prezzi costanti nel 2017 e a una sostanziale stazionarietà nel 2018. All’opposto, la Spagna, paese nel quale la riduzione dei consumi è stata nel passato più intensa, mostrerà la dinamica più sostenuta. L’Italia confermerà la crescita più contenuta tra i paesi dell’eurozona.

Anche nei diversi paesi europei, analogamente al 2015, l’evoluzione dei consumi interni sarà trainata dal robusto ciclo di acquisto di beni durevoli, sostenuto dall’abbassamento dei prezzi dei carburanti e dai bassi tassi di interesse sui prestiti; nonostante ciò, si stima che in Spagna e in Italia il mercato dei beni durevoli non avrà ancora recuperato i livelli pre-crisi.

In Italia i consumi non alimentari continueranno a fornire il maggiore contributo alla crescita; in lenta ripresa il mercato alimentare

Nel 2016 e nel prossimo biennio, i comparti non alimentari (beni e servizi) continueranno a fornire il maggiore contributo alla crescita dei consumi interni, dato il proseguimento del ciclo dei durevoli e il rafforzamento della domanda di servizi da parte delle famiglie italiane. A partire dall’anno in corso, inoltre, il rafforzamento dei redditi e la bassa inflazione dovrebbero sostenere un miglioramento anche dei consumi alimentari, che interesserà quasi tutti  i principali comparti merceologici: si manterranno più vivaci i consumi di ortofrutta, grazie allo sviluppo dei prodotti con contenuto di servizio, e di bevande, seppure in decelerazione rispetto al 2015, per il venir meno dei fattori temporanei (temperature estive mediamente più elevate e contributo acquisti dei turisti stranieri in visita all’Expo).

In termini monetari, tuttavia, la contenuta dinamica dei prezzi, sia nel mercato alimentare che, soprattutto, in quello non alimentare, contribuirà all’attenuazione della crescita della spesa a prezzi correnti.

Nel biennio 2017-18 la crescita dei consumi interni è prevista continuare, ma a un ritmo in lieve attenuazione rispetto al 2016. In particolare, nel 2017 a frenare la ripresa della spesa delle famiglie agiranno sia il rallentamento della crescita del potere di acquisto sia la maggiore incertezza.

In tale contesto l’attesa è per una decelerazione del ciclo dei durevoli, mentre la domanda dei servizi si rafforzerà, grazie soprattutto all’attesa accelerazione della richiesta di servizi ricreativi e culturali. In accelerazione, infine, anche l’aggregato dei beni e servizi per le comunicazioni, all’interno del quale ci si attende il ritorno alla crescita per i servizi telefonici, trainata dallo sviluppo del traffico dati.

Fig. 1 – clima di fiducia delle famiglie in Europa
Fonte: Club Consumo Prometeia – Luglio 2016
 Fig. 3 – prospettive consumi interni in Europa (var.% prezzi costanti)
Fonte: Club Consumo Prometeia – Luglio 2016
Fig. 2 – consumi interni in Europa (1 trim 2008=100, prezzi costanti)
Fonte: Club Consumo Prometeia – Luglio 2016
Tab.1 – consumi interni in Italia
Fonte: Club Consumo Prometeia – Luglio 2016

Redazione

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