Ritardi gravi nei pagamenti, triplicati in quattro anni. Crisi per il commercio al dettaglio: puntuale solo il 26% delle imprese

 Ritardi gravi nei pagamenti, triplicati in quattro anni. Crisi per il commercio al dettaglio: puntuale solo il 26% delle imprese
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[dropcap]C[/dropcap]risi profonda per le imprese che operano nel commercio al dettaglio. Con solo il 26% di pagamenti puntuali infatti il commercio al dettaglio è il settore che più di tutti accusa le difficoltà economiche del Paese. Calano i pagamenti virtuosi, crescono invece i ritardi gravi, ovvero i pagamenti oltre i 30 giorni di ritardo, pari al 26,1% del totale, cresciuti del 252,7% rispetto al 2010. Per avere un’idea più precisa delle difficoltà del commercio basta pensare alle performance dei servizi finanziari che mostrano una percentuale di imprese virtuose nel 51,1% dei casi, a fronte di ritardi gravi pari solo al 9,7%. Dati inequivocabili che sottolineano la grande crisi di un settore strategico, quello del commercio al dettaglio, che raggruppa 1.200.000 imprese, circa 1/5 del totale.
A livello generale lo scenario non è comunque dei migliori. Si conferma in crescita la percentuale di imprese italiane che pagano con gravi ritardi le fatture a partner e clienti: erano il 15,7% nel 2013 e hanno raggiunto il 16,4% a fine settembre di quest’anno, un balzo del 198,2% rispetto al 2010. A fronte di un aumento costante dei ritardi significativi si osserva purtroppo una diminuzione delle imprese puntuali, pari, a fine settembre 2014, al 37,5% del totale, contro il 39,6% di un anno fa.
A lanciare l’allarme è lo Studio Pagamenti 2014, aggiornato a fine settembre 2014, realizzato da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.
A restare sostanzialmente invariata, anche se con qualche piccola variazione in crescita, è la sola percentuale di imprese che salda i debiti entro 30 giorni: era del 45,1% nel terzo trimestre 2013 ed ha raggiunto il 46,1 nello stesso periodo di quest’anno.
Abitudini di pagamento in Italia per classi di ritardo, 2010 – 3Q 2014
Fonte: CRIBIS D&B
«Uno dei settori economici che ha accusato maggiormente le difficoltà economiche e la crisi dei consumi è stato il commercio al dettaglio. Il nostro osservatorio sui ritardi nei pagamenti evidenzia come questo comparto stia da tempo attraversando un periodo di forte crisi, caratterizzato da un continuo aumento nei ritardi nei pagamenti» – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B. «Questo è un problema che riguarda sia a livello occupazionale sia economico l’intero Paese, visto che il solo commercio al dettaglio racchiude in sé più di un quinto del totale delle imprese. Le difficoltà colpiscono soprattutto le piccole imprese commerciali, spesso a conduzione familiare e meno innovative. Nel settore in questione inoltre si può notare come la crisi colpisca sia le imprese che hanno una lunga storia imprenditoriale alle spalle, sia quelle aperte negli ultimi 4 anni, compreso le start up. Basti pensare che un’impresa nata nel commercio al dettaglio nel 2009, nel 31% dei casi ha già chiuso l’attività. Ma il problema non finisce qui. Il commercio al dettaglio è “l’ultimo miglio” di molte filiere industriali e quindi i ritardi di pagamento e la crisi del settore impatta anche sulle aziende del commercio all’ingrosso e industriali. Per questo è importante ora più che mai l’adozione da parte delle imprese coinvolte di procedure efficaci e una maggiore attenzione alla gestione del credito commerciale. Al centro delle priorità deve esserci un attento controllo sull’andamento dei pagamenti e sulla propria gestione finanziaria, fattori decisivi per rimanere sul mercato, continuare a investire nei client migliori, e superare questo momento difficile» – continua Preti.
L’analisi per aree geografiche
Il Nord Est risulta la macro-area geografica più affidabile con il 46,5% di pagamenti regolari e solo il 9,3% di pagamenti oltre i 30 giorni, mentre le imprese meridionali mostrano un comportamento più problematico con solo il 23,8% di pagamenti onorati alla scadenza e il 28,8% con ritardi significativi.
Il Nord Ovest risulta sostanzialmente in linea, con qualche ribasso, rispetto al Nord Est –  il 43,9% è puntuale e il 10,6% paga con gravi ritardi – mentre il Centro conferma l’andamento negativo già evidenziato da CRIBIS D&B negli ultimi trimestri: il 33% delle imprese paga puntualmente, il 47,6% entro un mese dalla scadenza e il 19,4% oltre i 30 giorni.
A livello di singole regioni, le più virtuose restano l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Lombardia: se nella prima, infatti, il 47,3% delle imprese esegue puntualmente i pagamenti  a clienti e fornitori e solo il 9,5% ritarda oltre i 30 giorni, nella seconda queste percentuali si attestano rispettivamente al 46,7% e al 9,3% e nella terza a 46,3% e 9,5%.
Nel Centro Italia, le Marche si distinguono per puntualità (42,4%, contro una media dell’area considerata del 33%), mentre il Lazio rappresenta la pecora nera: il 26,7% delle imprese paga alla scadenza, mentre il 24,1% si attesta oltre i 30 giorni, contro una media del 19,4% registrata nell’area geografica di riferimento.
La Sicilia si conferma la regione più problematica d’Italia: uno sparuto 20,2% di imprese paga alla scadenza e un drammatico 30,9% ha l’abitudine di andare ben oltre i 30 giorni. Situazioni molto simili in Calabria (rispettivamente 21,7% di imprese virtuose e 34,6% di ritardatarie) e in Campania (22,1% regolari e 32,1%, ben oltre il termine).
Abitudini di pagamento in Italia, 3Q 2014, per area geografica
Fonte: CRIBIS D&B

 

Analisi per settori merceologici
Secondo l’analisi condotta da CRIBIS D&B il settore dei servizi finanziari è il comparto che gode di miglior salute, con ben il 51,1% di imprese puntuali. Salute confermata anche dal dato riferito ai ritardi gravi, ridotti solo al 9,7% del totale (la percentuale più bassa riscontrata nei diversi settori merceologici). Bene anche l’agricoltura, caccia e pesca con una percentuale del 44,4% di imprese virtuose.
Purtroppo il commercio al dettaglio, al contrario, sta attraversando un momento di grande crisi. Infatti solo il solo il 26% delle imprese è puntuale, a fronte di un 26,1% di ritardi gravi. In quest’ultimo settore si registra inoltre una crescita del 252,7% dei cattivi pagatori rispetto al 2010. Percentuale di demerito, quest’ultima, registrata anche nel settore dell’edilizia, particolarmente in crisi negli ultimi anni.
Abitudini per classi di ritardo, 3Q 2014, dettaglio settore merceologico
Fonte: CRIBIS D&B
«Sempre più imprese stanno investendo in strumenti come quelli messi a disposizione da CRIBIS D&B, che consentono di intercettare tempestivamente i segnali deboli di deterioramento dell’affidabilità dei propri partner, di mantenere sotto controllo la capacità del proprio portafoglio clienti di generare ricavi, di intervenire in modo efficace con azioni di prevenzione e limitazione del rischio e, soprattutto, di fare previsioni sui propri flussi di cassa. Un’operazione, questa, non a costo zero ma che riteniamo potrà portare benefici concreti anche dopo la fine della crisi» – conclude Preti.
I comportamenti di pagamento per dimensione aziendale
Il 38,7% delle micro imprese paga alla scadenza (-7,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), ma sono anche le aziende che fanno registrare la percentuale più alta di ritardi gravi: sono state il 18,3% del totale a fine settembre di quest’anno, in forte crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+40,8%) e rispetto al 2010 (+215,5%).
Situazione completamente opposta per le imprese “large”: se infatti appena il 16,9% paga alla scadenza (con un aumento dell’11,9% rispetto al terzo trimestre 2013), sono percentualmente poche anche le ritardatarie croniche (8,8%, pari al 2,3% in più rispetto all’anno passato). In media, quindi le grandi imprese continuano a pagare entro un mese dalla data di scadenza (74,3%), un dato in decrescita rispetto al 2013 (-2,6%).

Redazione

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