Sanzioni ridotte se la responsabilità è del consulente

 Sanzioni ridotte se la responsabilità è del consulente

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[dropcap]S[/dropcap]e la responsabilità della violazione tributaria è del commercialista la sanzione al contribuente va ridotta.

A tali conclusioni è giunta la Commissione Tributaria Regionale di Aosta la quale, in una recente sentenza, dichirara appunto che «la valutazione della gravità delle violazioni … non può scaturire soltanto dall’importanza oggettiva della norma violata, ma deve essere apprezzata anche con riferimento alle circostanze specifiche che hanno determinato tale violazione, nonché … deve essere desunta dalla condotta dell’agente»  (sentenza n.7/01/15 depositata il 31 Marzo 2015, liberamente visibile sul sito www.studiolegalesances.it – sezione Documenti).

Secondo i predetti giudici, dunque, per la determinazione delle sanzioni si deve tener conto oltre che alla condotta del contribuente anche all’eventuale responsabilità del consulente fiscale.

Nel caso in questione, l’Amministrazione Finanziaria aveva notificato al contribuente tre avvisi di accertamento attraverso i quali contestava l’esistenza di alcune spese  non correttamente documentate dal consulente fiscale nelle scritture contabili. Da ciò, ne conseguiva la determinazione di un maggiore reddito d’impresa da parte del Fisco e, quindi, maggiori imposte a titolo di IRPEF ed IRAP oltre a ulteriori interessi e sanzioni.

Il contribuente proponeva quindi ricorso avverso l’accertamento fiscale chiedendo una riduzione delle sanzioni proprio in virtù della responsabilità del commercialista.

Tale richiesta veniva dunque accolta perché secondo i giudici «era stato assistito fiscalmente in maniera approssimativa». Avverso tale punto della decisione, l’Agenzia delle Entrate proponeva appello appello ma anche in secondo grado i giudici hanno ribadito le ragioni del contribuente, affermando che: «nel caso di specie, la condotta dell’agente presenta una particolare tenuità riferibile al fatto che le infedeltà fiscali sono direttamente imputabili al consulente fiscale e, quindi, non denotano una particolare attitudine soggettiva rivolta all’evasione, riguardando in particolare spese che, se regolarmente dimostrate, presumibilmente, avrebbero consentito il legittimo e pressoché completo abbattimento del reddito imponibile».

Secondo la Commissione Tributaria Regionale di Aosta, quindi, la valutazione della gravità delle violazioni va fatta sempre nel rispetto di tutti i criteri sanciti dall’art. 7 del D.Lgs. n.472/97, prendendo in considerazione, pertanto, anche la condotta globale del contribuente.

Avv. Matteo Sances
Dott. Hiroshi Pisanello
www.centrostudisances.it
www.studiolegalesances.it

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