Sapelli: «La politica stia lontana dalla piccola e media impresa»

 Sapelli: «La politica stia lontana dalla piccola e media impresa»

«Il carattere della piccola impresa è costitutivamente pre-economico, sociale, antropologico. Più che un attore economico, essa è un testimone vivente del passato agrario e della mobilità sociale ascendente delle classi non agiate della società. Si fonda sulla persona e quindi sulla fiducia, sulla inesauribile flessibilità di cui persone e famiglie sono capaci pur tra mille errori..». È quanto afferma nel suo pamphlet Elogio della piccola impresa lo storico ed economista Giulio Sapelli, il quale, in questa intervista a Il giornale delle pmi, ribadisce la sua convinzione che la piccola impresa italiana possa risorgere, trasformata e rafforzata, a patto che il sistema sociale sappia sostenerla rifondando l’economia sulla persona e sulla famiglia.

Il modello imprenditoriale italiano basato sulle piccole imprese è ancora valido?
«È un modello ancora valido. Un Paese non può avere solo aziende grandi, o solo medie o piccole. Per andare avanti, un’economia deve possedere tutte le tipologie di imprese».

È necessario che tale modello cambi per affrontare le nuove sfide del mercato globalizzato?
«Certo che è necessario che cambi. È sempre cambiato. Soprattutto in questi ultimi venti anni ha incorporato molta tecnologia. Dovrà continuare ad acquisirne altra e dovrà arricchire sempre di più le capacità manageriali delle famiglie che posseggono le imprese e nel contempo le dirigono».

Il fatto che il sistema imprenditoriale italiano sia basato sulle pmi, non lo svantaggia rispetto a competitor che possiedono industrie di grandi dimensioni?
«Certamente, se avessimo a fianco delle piccole e micro imprese più grandi imprese come avevamo un tempo, purtroppo distrutte da un’insana politica di privatizzazione o da un’inefficiente capacità manageriale, sarebbe meglio».

Lei ha detto che per spiegare le pmi ci vuole l’antropologia, non l’economia. Cosa vuol dire?
«È una teoria tipica degli economisti che studiavano soprattutto le aziende contadine, come il grande Ciaianov, il quale affermava che la crescita di un’impresa dipende dalla crescita della famiglia che la possiede. Penso che molto spesso valga lo stesso anche per le micro e piccole imprese industriali. Tali imprese crescono, o – come quasi sempre – scelgono di non crescere perché non vogliono perdere il controllo familiare sull’azienda. Tali imprese, dunque, dipendono dal tipo di cultura delle famiglie che le possiedono».

«L’Italia – ha scritto Sapelli nel suo pamplhet "Elogio della piccola impresa" – è il paese per eccellenza della piccolissima e piccola impresa perché è tra le società mondiali in cui è più pervasivo il predominio di quella società naturale che è la famiglia»
«L’Italia – ha scritto Sapelli nel suo pamphlet “Elogio della piccola impresa” – è il paese per eccellenza della piccolissima e piccola impresa perché è tra le società mondiali in cui è più pervasivo il predominio di quella società naturale che è la famiglia»

Nel nostro Paese sta montando un sentimento antieuropeista che addebita proprio all’Europa molte delle difficoltà che vivono oggi le nostre imprese. Tale ostilità è giustificata?
«L’Europa ha fatto molto bene alle pmi perché ha aumentato il cosiddetto mercato domestico. Con la deflazione e il restringimento del mercato interno, imposto peraltro dalla stessa errata politica europea, dominata dai tedeschi, se non ci fossero i mercati esteri, anche vicini a noi, quelli dove le piccole imprese possono andare, molte più pmi sarebbero morte. L’Europa, quindi, non è un ostacolo per il nostro sistema imprenditoriale, se non nella sua attuale politica economica deflattiva che colpisce non solo le piccole e medie imprese, ma anche le grandi imprese e in generale tutte quelle che si rivolgono alla domanda interna».

In cosa pensa il nostro Governo si dovrebbe impegnare per rilanciare lo sviluppo e la crescita?
«Dovrebbe abbassare le tasse e stare lontano dalla piccola impresa. La politica meno fa e meglio è. La cosa più importante che dovrebbe fare è abbassare le tasse e poi, visto che non ci sono capitali privati idonei a far questo, potrebbe creare aziende e servizi statali a favore delle piccole imprese, dal punto di vista tecnologico ad esempio, come si fa negli Stati Uniti».

La recente bocciatura della Commissione Ue della nostra legge di stabilità complicherà le cose?
«Non è una bocciatura completa. La Ue è spaventata dai troppi emendamenti. Certamente ci complicherà molto la vita perché non potremo utilizzare la clausola per gli investimenti 2014. Visto che, in base alle previsioni d’autunno, l’Italia non raggiungerà il minimo aggiustamento strutturale richiesto per portare il debito/Pil su un sufficiente percorso discendente, l’Europa non concederà lo sconto del Deficit/Pil pari allo 0,3% che l’Italia ha chiesto per investire in progetti co-finanziati di interesse europeo».

Dario Vascellaro

Direttore responsabile de Il Giornale delle PMI

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