Saranno le donne a salvare l’artigianato

 Saranno le donne a salvare l’artigianato

Saranno le donne a salvare l’artigianato milanese e brianzolo.

In occasione della Festa della Donna, celebrazione in programma in tono minore domenica 8 marzo in un’Italia afflitta dalla grave crisi del Coronavirus, l’Unione Artigiani dedica un particolare tributo alle imprenditrici artigiane milanesi e brianzole.

Attraverso una analisi di dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, Monza-Brianza, Lodi, l’ufficio studi dell’Unione Artigiani fotografa una realtà artigiana al femminile particolarmente vitale, in controtendenza rispetto ai risultati non brillanti fatti registrare dal mondo artigiano nel complesso.

I DATI NEL COMPLESSO

Tra Milano, Area metropolitana e Monza-Brianza al 31 dicembre 2019 risultavano attive nel complesso 71.957 imprese artigiane individuali, in calo di poco meno del 2% (erano 73.342 a fine 2018). Di esse, 59.716 vantano un uomo al timone, ben 12.241 invece sono guidate da una donna. Mentre però per i maschi si assiste alla perdita di 1671 ditte nell’arco di dodici mesi (-2,72%), le aziende artigiane in rosa registrano una crescita di 286 unità (+2,39%). Segno positivo più marcato in periferia dove Monza e la Brianza spiccano con un +3,48% di artigiane tra il 2018 e il 2019, così come nell’Area metropolitana che presenta un +3% netto. Positiva, ma meno performante, la città di Milano con un +0,9%.

IMPRENDITRICI ITALIANE E STRANIERE

Interessante l’analisi sulle piccole imprenditrici italiane e quelle di origine straniera. Entrambe in crescita, ma in misura più marcata le straniere (+7,48%, erano 3047 nel 2018 oggi sono 3275) rispetto alle nostrane (+0,65%, 8908 contro le odierne 8966).

Nel capoluogo lombardo le donne artigiane italiane sono sostanzialmente stabili, passando da 2617 a 2601 (-0,61%), mentre le titolari straniere crescono del +3,63%. Erano 1460 a fine 2018, sono oggi 1513.

L’ Area metropolitana registra un segno più sia per le italiane sia per le straniere, benchè siano queste ultime a presentare un dato migliore: +12,3% contro +0,46%.

Monza e Brianza le italiane salgono del +2,6%, le artigiane di origine non italiana del +7,8%.

FASCE DI ETÀ

Le artigiane straniere sono mediamente più giovani delle italiane. A Milano il 38% delle aziende artigiane con titolare una straniera sono in mano a donne tra i 40 e i 50 anni, per il 27% a donne tra i 30 e i 40. Le italiane invece si collocano per il 33% nella fascia 50/60 anni e per il 25% tra i 40 e i 50. Tra i 60 e i 70 anni le italiane sono il 16%, le straniere solo il 5. In Area metropolitana le straniere tra i 40 ei 50 anni sono il 41%, le italiane il 30. Tra i 50 e i 60 anni invece le piccole imprenditrici straniere scendono al 17% contro il 31% nostrano. Ancora più giovani le artigiane straniere della Brianza: il 35% si colloca nella fascia di età tra i 30 e i 40 anni, dove le italiane sono solo il 19%. Tra i 40 ei 50 le straniere sono il 32%, le italiane il 29. Nella fascia 50-60 le straniere sono a quota 17%, le italiane al 31.

I SETTORI

Se si prendono in esame i singoli settori artigiani, si scopre poi che le imprenditrici italiane sono netta maggioranza nella cura della persona (85% contro 15%; 3900 contro 668) e nell’Itc ed elettronica (88% le italiane, 12% le straniere; 326 contro 44). Le imprenditrici straniere non prevalgono in alcun comparto sulle italiane, ma nei servizi di pulizia si registra un pareggio 50/50 (774 italiane contro 776 straniere), quasi come nell’edilizia (52 a 48 per le italiane; 259 contro 243). Nella città di Milano però le cose sono diverse. Qui il 66% delle imprese artigiane del settore servizi di pulizia è guidato da una straniera (326 contro 166), così come il 65% delle ditte edili (87 a 47). Tessile e abbigliamento sono quasi pari, con leggera prevalenza italiana (52% a 48). In Area metropolitana non esistono settori artigiani a prevalenza femminile straniera. Italiane e non italiane si avvicinano nell’edilizia (55% contro 45) e nei servizi di pulizia (56 a 44). Medesima situazione in Brianza. Nei comparti a maggiore presenza di titolari in rosa, sono le donne italiane a mantenere la leadership. Così nella cura della persona (92 contro 8), nel tessile abbigliamento (78 a 22) e nei servizi di pulizia (66 a 34).

CONTINENTI DI PROVENIENZA

In ultimo la provenienza delle imprenditrici artigiane straniere. Il 37,4% ha origini asiatiche (1224, presenti soprattutto nel tessile/abbigliamento 594 e nella cura della persona 377); il 27,9% europee (913; servizi di pulizia 256, cura della persona 157); il 18,8% africane (617; servizi di pulizia 257, edilizia 87); il 13,3% sudamericane (437; 161 servizi di pulizia, 64 cura della persona); il 2,4% nordamericane (80; 25 cura della persona, 23 servizi di pulizia) lo 0,1% australiane (4).

IL COMMENTO

“Il mondo femminile imprenditoriale – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani di Milano e di Monza-Brianza, Marco Accornero – da sempre rappresenta una risorsa preziosa per tutte le attività produttive. Alla luce dell’analisi realizzata ciò risulta ancor più vero per l’artigianato che, pur vivendo momenti di difficoltà che temiamo potranno purtroppo essere acuiti dalla crisi innescata dal Coronavirus, risulta straordinariamente rispecchiato da centinaia di donne titolari di impresa. La crescita delle ditte individuali “in rosa”, in controtendenza positiva rispetto al complesso delle aziende artigiane del territorio milanese e brianzolo, testimonia lo spirito e il coraggio per una vocazione imprenditoriale che sta sempre più facendo breccia tra le donne. L’artigianato affida a loro l’immagine di un comparto che non si arrende e che con grande abnegazione e professionalità si rimette in gioco quotidianamente sfidando crisi e concorrenza.

Redazione

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