Scrivanie nel Verde: il luogo di lavoro ideale

Immagine di freepik

Quando ci immaginiamo il nostro luogo di lavoro ideale, difficilmente ci vengono in mente le “box” degli uffici statunitensi o dei capannoni grigi in periferia. Più facilmente ci vediamo immersi in uno spazio aperto, non soffocante, colorato forse e, perché no? Immersi nel verde!

La psicologia del lavoro, prima delle teorie sui dipendenti e sui manager, ha sviluppato in primis diversi studi sull’ambiente di lavoro. Questi sono infatti i luoghi dove trascorriamo gran parte del nostro tempo e dove consumiamo gran parte delle nostre energie: proprio per questo sono state elaborate diverse idee di come dovrebbe risultare il luogo di lavoro ideale! Difatti non esiste un modello unico, ma tante teorie differenti che nascono per rispondere a precise problematiche osservate dai ricercatori.

I due noti psicologi John L. Holland (1919-2017) e Jeffrey R. Edwards hanno elaborato quello che è definito come “Modello di Congruenza Persona-Ambiente”: l’approccio sostiene che il luogo di lavoro non sia una configurazione fissa ma dipenda dal grado di compatibilità tra l’individuo e l’ambiente. Quello che loro definiscono “fit” corrisponde all’equilibrio che vi è fra gli strumenti e le tecnologie presenti nell’ambiente e le competenze del lavoratore, evitando il sovraccarico (burn-out) e il sottocarico (noia). Per i due studiosi quindi il luogo di lavoro è ideale se soddisfa i bisogni biologici, psicologici e sociali del lavoratore!

Lo psicologo statunitense Frederick Herzberg (1923-2000) invece, elabora una prospettiva più precisa e meno individuale. Il suo più importante lavoro è quello legato alla “Teoria dei Due Fattori” che, seppur nascendo per studiare la motivazione generale, bene si applica alla progettazione dello spazio fisico e organizzativo. Herzberg divide il luogo di lavori in due categorie:

  • Fattori Igienici: sono le condizioni fisiche del lavoro, quali la temperatura, la sicurezza e l’ergonomia. Se mancano creano un forte clima di insoddisfazione, se sono presenti semplicemente creano una base di “neutralità” nel lavoratore.
  • Fattori Motivanti: sono le condizioni psicologiche che comprendono il riconosci mento, la responsabilità e la crescita personale.

Per lo studioso americano, dunque, il luogo di lavoro non è solo fisico, ma anche mentale: delle buone condizioni fisiche non rappresentano un buon ambiente di lavoro se questo manca di elementi incentivanti e motivazioni. Bisogna prima azzerare l’insoddisfazione garantendo fattori igienici impeccabili e poi stimolare la motivazione offrendo spazi che favoriscano l’autonomia e la socializzazione.

Le recenti ricerche sono volte invece a uno obiettivo specifico! Il lavoro, inteso come quantità di ore lavorative, relazioni sociali e divisione dei compiti, tende a esaurire presto le risorse emotive e cognitive del soggetto, cui attenzione e concentrazione diminuiscono nel corso della giornata. Il posto di lavoro, in questa prospettiva, non deve semplicemente soddisfare e stimolare il lavoratore, ma deve essere in grado di rigenerare queste capacità cognitive, ciò per preservare livelli adeguati di benessere e di prestazione. «Numerose ricerche hanno evidenziato l’importanza degli ambienti naturali, rispetto a quelli costruiti, nel promuovere benefici significativi per l’individuo, tra cui il recupero mentale, la riduzione dello stress e della fatica, oltre a un miglioramento generale dell’umore, della soddisfazione lavorativa, della motivazione e della prestazione. Il contatto con elementi naturali come il verde e l’acqua, è stato associato a un incremento della felicità percepita e a una riduzione della fatica mentale, oltre a favorire effetti rigenerativi»[1].

Se il verde e l’elemento naturale hanno la loro fondamentale importanza nell’ambiente lavorativo, anche la sua configurazione e il suo design hanno il loro peso. Negli ultimi decenni siamo stati abituati alla materializzazione delle filosofie aziendali nei luoghi di lavoro e nel design stesso dei prodotti: basta osservare gli uffici centrali di Google e Apple per comprenderne il pensiero e la loro cultura aziendale. Ma come si potrebbe pensare, questa non è solo una strategia di immagine! Se il design dell’azienda riflette la cultura e i valori organizzativi dell’azienda o dell’impresa, questo può contribuire a modellare i comportamenti attesi e a definire le norme implicite.

Per le PMI italiane, spesso radicate nel territorio e caratterizzate da dinamiche familiari o fortemente interpersonali, queste ricerche offrono opportunità straordinarie per migliorare la produttività o ridurre il turnover. Piccoli accorgimenti possono cambiare l’aspetto di un ufficio e il suo impatto su chi ci lavora, l’importante è essere sempre aperti di fronte al cambiamento!

[1] Bellini Diego, Ramaci Tiziano, Barbieri Barbara; Psicologia del lavoro e delle organizzazioni: temi emergenti e pratiche professionali; McGraw-Hill Education (Italy) S.r.l.; Milano; 2025.