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Se il lavoratore non ritira la raccomandata, il provvedimento disciplinare, ad esempio un licenziamento, è valido oppure no?

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[dropcap]T[/dropcap]antissime volte è capitato di ascoltare imprenditori, dirigenti e lavoratori nutrire dei dubbi sul fatto che il ritiro o, meglio, il mancato ritiro o la mancata accettazione della raccomandata possa bloccare o inficiare un provvedimento disciplinare quale, ad esempio un licenziamento.

Se arriva una raccomandata, diceva un lavoratore ad un altro lavoratore, non accettarla dall’Ufficiale Postale in maniera che l’azienda non può avere la prova di averla consegnata, con la conseguenza che il licenziamento non si può perfezionare.

Non c’è nulla di più sbagliato nel ragionamento sopra descritto: qualora la comunicazione del provvedimento di licenziamento venga effettuata dall’azienda al dipendente mediante lettera raccomandata spedita al suo domicilio, essa, a norma dell’art. 1335 c.c., si presume conosciuta dal momento in cui giunge al domicilio del destinatario, ovvero, nel caso in cui la lettera raccomandata non sia stata consegnata per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla, dal momento del rilascio del relativo avviso di giacenza presso l’ufficio postale.

Quindi per legge, se il destinatario rifiuta di ricevere la raccomandata, la stessa viene posta in giacenza presso l’Ufficio Postale competente e, sempre per legge, dopo il periodo di deposito di 10 giorni (la cosiddetta “compiuta giacenza”) la raccomandata si presume conosciuta da parte del soggetto che la deve ricevere.

Il tutto, naturalmente, se l’indirizzo del destinatario è corretto e se il medesimo risulta residente o domiciliato a tale indirizzo.

L’operatività del principio di presunzione di conoscenza dell’atto all’indirizzo del destinatario si realizza, infatti, quando il plico sia effettivamente pervenuto a destinazione, per il solo fatto oggettivo dell’arrivo della dichiarazione nel luogo di destinazione.

D’altra parte, ai fini dell’applicazione dell’art. 1335 cod. civ., è sufficiente osservare che tale disposizione consente di superare la presunzione di conoscenza ivi prevista soltanto mediante la prova, da parte del destinatario, di essere stato, senza colpa, nell’impossibilità di avere avuto notizia dell’atto.

La prova richiesta dalla legge per poter vincere la presunzione legale, deve necessariamente avere ad oggetto un fatto o una situazione che spezza o interrompe in modo duraturo il collegamento esistente tra il destinatario ed il luogo di destinazione della comunicazione e deve, altresì, dimostrare che tale situazione è incolpevole, non potendo cioè essere superata dall’interessato con l’uso dell’ordinaria diligenza.

In altre parole, cercare di evitare un provvedimento sfavorevole da parte dell’azienda semplicemente rifiutando la raccomandata o evitando di riceverla è un comportamento che non ha nessun effetto pratico, e che è in realtà deleterio perché non consente la pronta risposta e l’utilizzo nei tempi dovuti dei mezzi d’impugnazione previsti dalla legge da parte del lavoratore.

Per approfondimenti vedasi la recentissima sentenza n. 25824 del 18 novembre 2013, in cui la Cassazione ha affrontato la questione della legittimità di un licenziamento per giusta causa nonostante la mancata ricezione da parte del lavoratore della lettera di contestazione disciplinare.

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Ettore Pietro Silva

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