Se una lavoratrice madre vuole presentare le proprie dimissioni, come deve fare?

 Se una lavoratrice madre vuole presentare le proprie dimissioni, come deve fare?

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[dropcap]I[/dropcap]nnanzi tutto deve essere sottolineato che la lavoratrice madre può, a buon diritto, andarsene volontariamente dall’azienda datrice di lavoro presentando le proprie dimissioni oppure accordandosi attraverso una risoluzione consensuale del contratto di lavoro.

Per rispondere esaurientemente al quesito, deve essere attentamente considerato l’art. 55, comma 5, D.Lgs. n. 151/2001, secondo cui, “in caso In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui e previsto … il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento” (indennità di preavviso e istituti di fine rapporto).

Inoltre, sempre secondo la medesima norma “la risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, …, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l’efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro”.

Deve anche essere considerato che la recente cosiddetta “Riforma Fornero” (L. n. 92/2012) ha modificato la norma previgente ed ha stabilito, appunto, che la risoluzione consensuale del rapporto lavorativo o la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante la gravidanza e dalla  lavoratrice o dal lavoratore nel corso dei primi tre anni di vita del bambino, deve essere convalidata dal servizio ispettivo del  Ministero. Senza questa convalida, l’efficacia delle dimissioni è sospesa.

In proposito, si evidenzia che le modifiche introdotte dalla L. n. 92/2012 alla disposizione in esame hanno comportato l’estensione, da un anno ai primi tre anni di vita del bambino, del periodo in cui è necessario attivare la procedura di convalida, proprio al fine di predisporre una tutela rafforzata volta a salvaguardare la genuinità della scelta da parte della lavoratrice o del lavoratore.

Circa l’obbligo di preavviso nel caso di dimissioni, l’art. 55, comma 5, stabilisce che “nel caso di dimissioni di cui al presente articolo, la lavoratrice o il lavoratore non sono tenuti al preavviso”.

La predetta disposizione, sebbene faccia riferimento all’articolo 55 nel suo complesso, e parli sia di dimissioni che di risoluzione consensuale) è evidentemente riferita alla sola ipotesi di “dimissioni” presentate nel periodo in cui sussiste il divieto di licenziamento e cioè fino al compimento di un anno di età del bambino (cfr. artt. 55, comma 1 e 54, comma 1). Ciò in considerazione del fatto che le modifiche relative all’estensione temporale da 1 a 3 anni, come sopra osservato, riguardano esclusivamente la procedura di convalida delle dimissioni stesse.

Per i meno avvezzi alla materia, si ricorda che le dimissioni si caratterizzano nella volontà unilaterale del lavoratore di interrompere il rapporto lavorativo, mentre la risoluzione consensuale è sempre il risultato di un accordo formale tra azienda e prestatore di lavoro.

Ettore Pietro Silva

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