Sempre più pmi verso l’assicurazione crediti commerciali

 Sempre più pmi verso l’assicurazione crediti commerciali

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[dropcap]M[/dropcap]ancato pagamento dei crediti alle piccole e medie imprese: il problema certamente non nasce oggi, affondando piuttosto le proprie radici nelle difficoltà economiche generate dalla crisi finanziaria americana del 2008 dilagata poi a dismisura nell’Eurozona.

Più che mai attuali risultano, tuttavia, le conseguenze generate da un simile fenomeno nelle varie economie nazionali europee, quella italiana in primis.

La risposta al quesito del perché proprio l’Italia è presto detta.

Il nostro paese, infatti, può ben dirsi, economicamente parlando, una nazione di pmi : secondo le ricerche condotte dall’ Istat il 99,92% delle imprese presenti sul territorio italiano sono piccole ( 99,43 % ) o medie ( 0,49% ) e soltanto il 9% del fatturato totale italiano viene prodotto da grandi imprese, a fronte di un 44% delle piccole e di un 47% delle medie.

L’incidenza, dunque, che il mancato pagamento di crediti alle pmi comporta sull’economia italiana è notevole e facilmente intuibile.

Tuttavia, oltre a un simile effetto negativo diretto sull’economia, il mancato pagamento determina ulteriori conseguenze sul sistema economico, le quali, sebbene indirettamente, risultano nondimeno ugualmente capaci di influire sulla creazione di una spirale recessiva.
Il mancato pagamento, infatti, comporta perdita di liquidità delle pmi e quindi , a sua volta, carenza di garanzie di solvibilità delle stesse, con conseguente riluttanza delle banche e dei vari istituti di credito nella erogazione di fondi alle imprese.

Si tratta del fenomeno, ormai tristemente noto, del cosiddetto credit crunch, ovvero la stretta del credito operata da banche ed altri istituti di credito. Questi ultimi, infatti, preoccupati della solvibilità di coloro a cui prestano soldi, attuano una stretta del credito, non concedendo affatto o concedendo soltanto a condizioni molto più rigide e restrittive i prestiti ai richiedenti, attraverso l’aumento dei tassi di interesse o delle garanzie richieste.
Per le pmi italiane, pertanto, che fondano la propria attività sui finanziamenti bancari ricevuti, l’attualità del problema non riesce a tramontare.

A fronte di tutto ciò, tuttavia, appare necessario cercare di portare lo sguardo sulle possibili soluzioni a tale problematica.

La prima di tali soluzioni, forse la più rapida e innovativa, è sicuramente quella assicurativa.

Negli ultimi anni, infatti, risulta notevolmente incrementato il numero delle piccole e medie imprese che hanno stipulato una assicurazione per tutelarsi dai rischi derivanti dal mancato incasso di crediti commerciali.

Si tratta di una soluzione funzionale alla imprese, che hanno così la possibilità di non veder messo a repentaglio il proprio profitto da insolvenze improvvise da parte dei propri clienti ( siano essi privati o pubbliche amministrazioni ) e che soprattutto consente loro di avere maggiori possibilità di accedere alla erogazione di finanziamenti bancari.

Attraverso la polizza assicurazione crediti, infatti, viene costantemente monitorata la situazione finanziaria dei vari clienti delle imprese, assegnando a ciascuno di essi un punteggio, espressione della bontà o meno della loro personale economia.

Sulla base di tale valutazione dei clienti e del loro potenziale rischio insolvenza , quindi, viene stabilito per ciascuno di essi un limite massimo entro il quale le imprese possono operare a credito, potendo eventualmente usufruire, qualora vi fossero problemi di insolvenza, dell’ indennizzo assicurativo rapportato all’ammontare del premio.

Le ragioni che hanno spinto sempre più pmi verso tale soluzione assicurativa sono state non soltanto la maggiore serenità economica così assicurata nello svolgimento della propria attività, ma anche il maggior accesso al credito, il rafforzamento delle relazioni con i propri clienti, la maggiore sicurezza nelle azioni commerciali e altresì la possibilità di internazionalizzare il proprio operato.

Non è un caso, del resto, e qui veniamo alla ulteriore soluzione alla problematica illustrata, che soltanto pochi giorni fa Confindustria, ABI e altre rappresentanze di impresa abbiano stipulato l'”Accordo per la ripresa 2015″, volto a bloccare la stretta del credito alle imprese  e sostenere la liquidità delle pmi.

Si tratta di una soluzione di natura diversa rispetto a quella assicurativa, in quanto non lasciata alla libera iniziativa privata delle imprese ma avente maggiore carattere istituzionale e sistematico, eppure anch’essa si indirizza indubbiamente nella medesima direzione, specialmente nella parte dell’accordo riferita ai crediti commerciali e al possibile intervento delle banche nell’anticipo dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione.

L’ Accordo prevede , infatti, la istituzione di un Fondo di circa 10 miliardi di euro messo a disposizione delle imprese, le quali avranno la possibilità di scegliere se accettare uno sconto pro soluto con relativa garanzia statale oppure ottenere direttamente una anticipazione, con o senza cessione.

Soluzioni diverse, quindi, ma per il medesimo problema e per il medesimo sviluppo e profitto delle piccole e medie imprese italiane.

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