Settore Manifatturiero Eurozona: IHS Markit PMI al livello più alto in un anno ma emergono restrizioni relative all’offerta

 Settore Manifatturiero Eurozona: IHS Markit PMI al livello più alto in un anno ma emergono restrizioni relative all’offerta
Photo by Robin Sommer on Unsplash

Anche se solo leggermente e al tasso più debole in un anno, continuano a peggiorare a febbraio le condizioni operative del settore manifatturiero dell’eurozona. L’indice destagionalizzato IHS Markit PMI® del Settore Manifatturiero dell’Eurozona ha registrato a febbraio 49.2, in salita da 47.9 di gennaio e leggermente al di sopra della precedente stima flash.

Nonostante il PMI abbia ormai riportato un valore inferiore alla soglia di non cambiamento di 50.0 per

13 mesi consecutivi, l’indagine di febbraio ha segnato non solo il valore più alto in un anno ma anche il secondo mese consecutivo di aumento.

Gli ultimi dati hanno indicato come due sottosettori hanno segnalato un peggioramento delle condizioni operative durante l’indagine di febbraio. Il sottosettore dei beni di investimento ha registrato la prestazione più debole, seguito da quello dei beni intermedi, mentre i produttori di beni di consumo hanno riportato una crescita modesta.

A febbraio i PMI nazionali sono risultati generalmente più alti. Detto ciò, la Francia in particolare ha osservato come il suo PMI sia sprofondato al livello più basso in sette mesi, mentre peggiorano ulteriormente le condizioni operative in Italia. Anche la Germania, maggiore economia manifatturiera ha osservato un altro peggioramento della prestazione anche se il rispettivo PMI ha raggiunto il livello più alto in più di un anno.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di febbraio

Grecia

56.2

massimo su 10 mesi

Paesi Bassi

52.9

massimo su 13 mesi

Irlanda

51.2

minimo su 2 mesi

Spagna

50.4

massimo su 10 mesi

Austria

50.2

massimo su 12 mesi

Francia

49.8 (flash: 49.7)

minimo su 7 mesi

Italia

48.7

minimo su 2 mesi

Germania

48.0 (flash: 47.8)

massimo su 13 mesi

La Grecia invece ha osservato una forte accelerazione della crescita, e allo stesso tempo i Paesi Bassi hanno registrato un solido miglioramento. Un’espansione modesta è stata osservata in Irlanda, ma Austria e Spagna hanno riportato aumenti marginali.

Sia la produzione manifatturiera che i nuovi ordini dell’intera area euro sono rimasti a febbraio in territorio negativo, i tassi di contrazione però sono risultati i più deboli rispettivamente in nove e 15 mesi. In contrasto a ciò, le esportazioni sono diminuite ad un tasso maggiore che estende l’attuale periodo di declino continuo a poco meno di un anno e mezzo.

A febbraio sono evidenti le restrizioni sull’offerta, infatti si allungano notevolmente, e per la prima volta in un anno, i tempi medi di consegna dei fornitori. Le imprese manifatturiere hanno principalmente collegato il peggioramento delle performance alla chiusura delle fabbriche in Cina dovuta al coronavirus. Tutte le nazioni hanno registrato tempi di consegna più lunghi, con i Paesi Bassi che però hanno riportato gli allungamenti maggiori.

Conseguentemente ai ritardi di materiale, le aziende manifatturiere hanno continuato ad utilizzare le loro giacenze di acquisti ai fini produttivi. Gli ultimi dati hanno evidenziato il tredicesimo mese consecutivo di crollo delle giacenze con inoltre un’accelerazione della riduzione delle giacenze dei prodotti finiti. Diminuendo per l’ottavo mese consecutivo, il crollo del livello di magazzino è stato il maggiore registrato in quasi tre anni e mezzo.

Le aziende manifatturiere hanno inoltre ridotto la loro attività di acquisto. L’indagine di febbraio ha infatti mostrato come gli acquisti di materie prime e semilavorati si sono ridotti per il quindicesimo mese consecutivo.

A febbraio rimangono diffuse pressioni deflazionistiche e sia i prezzi di acquisto che quelli di vendita hanno continuato a diminuire. Anche se la riduzione dei prezzi di acquisto è stata la più debole in otto mesi, i tagli sui prezzi di vendita sono stati i maggiori in quasi quattro anni, in quanto le aziende hanno cercato di affrontare la negativa tendenza delle vendite e le pressioni della competizione.

Sul fronte occupazionale, i livelli del personale sono risultati più bassi per il decimo mese consecutivo. Il tasso di contrazione è stato elevato ma più debole di quelli osservati a fine anno, ed è stato attribuito dalle aziende al tentativo di eliminare la capacità produttiva in eccesso.

Per concludere, dopo aver raggiunto a gennaio il valore record in quasi un anno e mezzo, durante l’ultima indagine diminuisce leggermente l’ottimismo. Con la sola eccezione di Austria e Grecia, le previsioni sul futuro sono risultate più negative con il livello di ottimismo più basso registrato dalla Germania e subito dopo dalla Francia.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, ha dichiarato: “Nonostante le diffuse segnalazioni da parte delle aziende campione su come l’emergenza sanitaria da coronavirus ha provocato problemi alla catena di distribuzione e ha colpito i mercati esteri provocando quindi un considerevole allungamento dei tempi medi di consegna e un forte crollo degli ordini esteri, l’indagine di febbraio ha osservato segnali incoraggianti come l’indebolimento della contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona. La produzione si è contratta al tasso più lento in quasi un anno e, nonostante il calo degli ordini esteri, i nuovi ordini totali sono diminuiti al tasso più debole in 15 mesi a causa dell’aumento della domanda interna, in particolare da parte dei consumatori. La preoccupazione è che i ritardi alle spedizioni provocati dall’emergenza coronavirus alle spedizioni possano avere un impatto negativo sulla produzione dei mesi futuri, allungando quindi l’attuale periodo di contrazione che attualmente si estende a più di un anno. I tempi medi di consegna da parte dei fornitori si stanno allungando a livelli non osservati dal 2018 e a causa delle difficoltà che le aziende stanno avendo nel produrre per soddisfare gli ordini, le giacenze sono diminuite ad un tasso raramente osservato durante gli ultimi dieci anni. In aggiunta, se da una parte il ritorno all’operatività di tante fabbriche cinesi dopo le protratte vacanze del Capodanno potrebbe aiutare a risolvere i vincoli legati alla fornitura a livello globale, il rischio di una maggiore diffusione dell’epidemia da coronavirus favorirebbe una maggiore avversione al rischio e una riduzione della spesa da parte delle aziende e dei privati”.

Redazione

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