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Soft Skills, Digital Transformation e Recruiting 2.0: come cambia il mondo del lavoro

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Oggi le soft skills, le cosiddette “competenze trasversali”, sono al centro dell’attenzione del mercato del lavoro e rappresentano una componente chiave all’interno del processo di selezione.

Ma cosa sono esattamente queste competenze trasversali? Per soft skill intendiamo una particolare abilità di natura cognitivo-relazionale propedeutica all’interazione efficace e produttiva con gli altri, sia sul posto di lavoro che al di fuori di esso.

Non si tratta, quindi, di competenze tecnico-specialistiche: tutte quelle conoscenze che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze professionali pregresse sono denominate hard skills. Le hard skills sono misurabili, quantificabili e facilmente dimostrabili, e possono essere acquisite con lo studio e la pratica.

In un momento in cui la collaborazione, il benessere sul posto di lavoro e l’integrazione culturale tra un dipendente e la propria azienda sono tematiche di grande attualità, non è più sufficiente avere un buon bagaglio di hard skills, ma è necessario dimostrare anche piena padronanza delle proprie soft skills. Queste “competenze trasversali” non costituiscono un semplice valore aggiunto, ma possono rivelarsi abilità vincenti e capaci di fare la differenza.

Nel 2017 Google ha diffuso i risultati di uno studio condotto internamente in cui sono stati esaminati vari team per determinare i gruppi più innovativi e produttivi in azienda. La ricerca ha stabilito che i team con le migliori performance non erano quelli composti da “luminari”, bensì quelli interdisciplinari in cui i dipendenti avevano messo in campo le proprie “competenze trasversali” durante il processo collaborativo.

Ma non sono solo le multinazionali hi-tech a trovare valore in questo tipo di competenze. La crescente importanza data al “saper essere”, in contrapposizione a quella del “saper fare”, è un fenomeno sempre più condiviso dalle imprese che cercano personale.

L’avvento della digitalizzazione sta portando non solo ad un miglioramento della tecnologia e dell’automazione, ma ad un vero e proprio ripensamento a 360 gradi del modo di lavorare.

Il World Economic Forum ha pubblicato un rapporto, “The Future of Jobs“, in cui ha messo in luce che entro i prossimi due anni più di un terzo delle competenze considerate importanti nelle risorse umane di oggi cambieranno.

Secondo il WEF, le 10 skills che nel 2020 verranno ritenute indispensabili per avere successo sono: risoluzione di problemi complessi, pensiero critico, creatività, gestione delle persone, capacità di coordinarsi con gli altri, intelligenza emotiva, capacità di giudizio e di prendere decisioni, orientamento al servizio, negoziazione e flessibilità cognitiva.

Le abilità trasversali sono, però, spesso assenti nei curricula e di più difficile valutazione rispetto alle competenze tecniche oggettive.

Come riportato dal Global Recruiting Trends 2018, frutto di una ricerca condotta da LinkedIn su 9.000 professionisti delle risorse umane, si sta assistendo ad una vera e propria rivoluzione nel campo del recruiting.

Nuove modalità di colloquio e tool tecnologici stanno prendendo sempre più piede. Il tutto nell’ottica di abbandonare il classico CV e di scendere in campo per valutare in modo più efficace la preparazione di una risorsa.

Grazie a queste nuove pratiche i candidati hanno la possibilità di mettersi maggiormento in gioco, permettendo, così, ai recruiters d’identificarne più rapidamente e con accuratezza sia le hard che le soft skills.

Il colloquio tradizionale potrebbe essere presto un ricordo lontano grazie all’avvento di queste nuove modalità di selezione:

Video colloquio. Il video colloquio è una delle ultime frontiere del recruiting ed una pratica sempre più diffusa all’interno del processo di selezione dei candidati.

L’azienda francese Visiotalent è attualmente una delle realtà di maggior successo del settore.

Rapido, intuitivo e basato sulle tecnologie più avanzate, il tool ideato da Visiotalent consente ai professionisti delle risorse umane d’invitare i candidati a registrare un video che simuli un colloquio reale. Grazie al video, le competenze emergono immediatamente, con benefici per le aziende in termini di tempo, costi ed efficacia. Il video colloquio rappresenta anche un’occasione unica per i candidati in quanto dà loro la possibilità di esprimersi al di là del CV, mostrare la propria personalità e far emergere le soft skills.

Test della personalità. Un’altra strategia che le aziende possono utilizzare per valutare le soft skills è sottoporre un test della personalità ai propri candidati.

Attraverso alcune domande, questi test consentono di far emergere i tratti principali del carattere ed evidenziare i comportamenti che il candidato adottarebbe in determinate situazioni. A volte sono talmente accurati da svelare persino il potenziale tasso di affinità tra un manager ed il suo futuro collaboratore.

Realtà virtuale. Negli ultimi anni, la realtà virtuale e la realtà aumentata sono state impiegate per l’innovazione di diversi settori, quindi non sorprende che abbiano un impatto anche nel mondo del recruiting. Ad esempio, alcune importanti realtà, come Lloyds Banking e la Commonwealth Bank of Australia, utilizzano questa tecnologia per valutare le capacità decisionali e di problem solving dei candidati.

Assessment di gruppo. Il colloquio collettivo è una soluzione di analisi e valutazione del candidato: il fine è quello di valutare le capacità necessarie per svolgere un’attività professionale attraverso la simulazione di una tipica situazione aziendale. Dalla discussione e dal confronto tra i membri del gruppo, il selezionatore può valutare la capacità del singolo candidato di lavorare in team e il possesso o meno dei requisiti interpersonali che il lavoro di squadra inevitabilmente richiede.

Audizioni di lavoro. Queste non sono altro che attività nelle quali al candidato viene chiesto di cimentarsi al fine di mettere in mostra quello di cui è effettivamente capace. Durante l’audizione di lavoro, il candidato che ha dato un’impressione tutt’altro che stellare, potrebbe invece rivelarsi più valido rispetto ad uno che, durante il colloquio, ha fatto faville.

Come abbiamo visto, sono numerose le nuove modalità di colloquio che permettono un’analisi dei diversi aspetti del candidato e della sua personalità. Il proliferare di nuovi strumenti nel campo dell’HR ha sicuramente semplificato la vita ai professionisti del settore rendendo maggiormente efficace la scelta finale del candidato, ma potrebbe, invece, creare delle difficoltà a chi verrà giudicato sulla base di competenze che non ha allenato nel corso della propria formazione.

Un consiglio per chi è alla ricerca di lavoro arriva da Visiotalent, il cui tool di video interviste è già stato utilizzato da oltre 10.000 candidati solo nel nostro Paese: “Il migliore approccio per far emergere le proprie capacità comunicative, di leadership o di problem solving è quello di rimanere se stessi, evidenziando al massimo i propri punti di forza”, commenta Andrea Pedrini, Country Manager Italia dell’azienda.

Le cosiddette competenze trasversali, al pari delle hard skills, si possono potenziare con un’attività di vero e proprio allenamento. “Sul sito e sull’app di Visiotalent – continua Pedrini – è possibile effettuare la simulazione di una video intervista attraverso cui il candidato può prendere consapevolezza della propria capacità di comunicare, sia a parole che con il linguaggio del corpo, ed imparare a far emergere le proprie soft skills in fase di colloquio.”

Il coaching e le simulazioni sono uno strumento prezioso ed estremamente efficace per coltivare e sviluppare queste “competenze trasversali” che hanno natura sostanzialmente relazionale e comunicativa, e che trovano la loro massima espressione nei rapporti interpersonali.

Andrea Pedrini

Andrea Pedrini

Country Manager Italia - Visiotalent

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