S&P Global PMI® Composito: a giugno, la crescita dell’eurozona rallenta al valore minimo in 16 mesi

 S&P Global PMI® Composito: a giugno, la crescita dell’eurozona rallenta al valore minimo in 16 mesi

Gli ultimi dati PMI raccolti nell’indagine di giugno hanno indicato di nuovo un’economia dell’eurozona in espansione, seguendo la stessa tendenza mensile da marzo 2021. Il tasso di crescita è tuttavia rallentato al valore più debole di questa sequenza ed è stato complessivamente modesto.

A influire sulla prestazione di giugno è stata la prima contrazione della produzione manifatturiera in due anni e l’indebolimento del tasso di crescita dell’attività terziaria.

In aggiunta, si è arrestato il flusso di giugno dei nuovi ordini concludendo quindi una sequenza di crescita di 15 mesi, con le aziende dell’eurozona in difficoltà a causa dell’indebolimento della domanda. In particolare, il volume di ordini manifatturieri ha segnato il declino più netto dai crolli registrati durante le chiusure anti-Covid di maggio 2020. Le condizioni internazionali della domanda hanno continuato ad indebolirsi, segnando a giugno il calo più rapido delle esportazioni degli ultimi due anni.

Le aziende hanno tuttavia continuato a subire pressioni sulla capacità operativa, dal momento che il livello di lavoro inevaso è di nuovo aumentato, il che ha quindi portato ad un’intensa ondata di assunzioni.

Parlando di prezzi, l’onere dei costi è di nuovo aumentato, anche se il tasso di inflazione continua a ridursi rispetto al record di marzo. I prezzi di vendita hanno quindi indicato un aumento leggermente ridotto, ma comunque elevato.

Lo stallo della domanda e l’indebolimento della crescita più dell’attività hanno influenzato l’ulteriore diminuzione della fiducia da parte delle imprese dell’eurozona, che ha indicato il più debole livello di ottimismo da ottobre 2020 segnalando un valore modesto nel contesto dei dati storici.

L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI® della Produzione Composita dell’Eurozona ha registrato a giugno 52.0. Nonostante indichi ancora un modesto rialzo della produzione del settore privato, l’ultimo valore è sceso da 54.8 di maggio, segnalando il più lento tasso di espansione dell’attuale sequenza di 16 mesi, a causa dello stallo della domanda. Il calo dell’indice principale rispecchia sia l’indebolimento della crescita dell’attività terziaria, la più lenta da gennaio, sia la prima contrazione della produzione manifatturiera in due anni.

Classifica del PMI* Composito nazionale: giugno

Spagna 53.6 minimo in 3 mesi

Irlanda 52.8 minimo in 16 mesi

Francia 52.5 (flash: 52.8) minimo in 14 mesi

Germania 51.3 (flash: 51.3) minimo in 6 mesi

Italia 51.3 minimo in 5 mesi

Tra le nazioni monitorate dell’eurozona, la Spagna ha registrato a giugno l’espansione più rapida, con un indice destagionalizzato che ha comunque registrato il più lento tasso di crescita da marzo scorso. Nel resto dell’eurozona si sono registrati diffusi rallentamenti, soprattutto in Irlanda e Francia dove i tassi di incremento della produzione sono rallentati notevolmente, rispettivamente ai minimi in 16 e 14 mesi, restando però forti in entrambi i casi. Italia e Germania sono rimaste ultime nella classifica di crescita, indicando solo marginali valori di incremento.

Il flusso dei nuovi ordini di giugno delle aziende monitorate dell’eurozona è entrato in fase di stagnazione, concludendo 15 mesi di sequenza di crescita. L’indebolimento è principalmente legato al manifatturiero, settore in cui il volume degli ordini è diminuito notevolmente, sebbene le aziende terziarie abbiano registrato un incremento più debole della domanda.

Nonostante la stagnazione della domanda di giugno, le aziende dell’eurozona hanno continuato ad affrontare pressioni sulla capacità operativa, come segnalato dal nuovo rialzo delle commesse inevase. Detto ciò, il tasso di accumulo di ordini in giacenza è stato il più lento dall’inizio dell’attuale sequenza mensile di incremento, iniziata a marzo 2021.

Le attuali pressioni sulla capacità sono state tuttavia forti abbastanza da favorire un aumento della creazione occupazionale di giugno, estendendo la sequenza di incremento degli organici a 17 mesi. Sebbene sia stato il più lento da dicembre, il ritmo di assunzione è rimasto complessivamente elevato.

In merito ai prezzi, i dati di giugno hanno evidenziato nuovamente severe pressioni inflazionistiche. I costi affrontati dalle aziende dell’eurozona sono aumentati nettamente, anche se il tasso di inflazione è ulteriormente diminuito rispetto al record di marzo. La pressione sui costi si è di nuovo mostrata molto intensa nel manifatturiero. I prezzi di vendita imposti dalle aziende sono, di conseguenza, di nuovo aumentati. Il tasso di inflazione è sceso ai minimi in quattro mesi restando però elevato nel contesto dei dati storici.

Con lo sguardo in avanti, la prestazione più debole di giugno ha anche rispecchiato un’altra flessione della fiducia delle aziende dell’eurozona. Il livello di ottimismo è stato il più debole da ottobre 2020 e attenuato nel contesto dei dati storici, con le aziende intimorite dalle previsioni future e dalle pressioni inflazionistiche.

S&P Global PMI® del Terziario dell’eurozona

A giugno, l’Indice S&P Global PMI dell’Attività Terziaria dell’eurozona è sceso a 53.0 da 56.1 di maggio, segnalando un forte incremento dell’attività terziaria dell’eurozona ma anche la più debole da gennaio.

Il rallentamento di giugno è stato causato principalmente del più debole incremento dei nuovi ordini ricevuti dal settore dei servizi. Il flusso delle commesse in entrata è aumentato per il quattordicesimo mese consecutivo, ma il tasso di crescita è stato il più lento da gennaio e solo complessivamente lieve. Le commesse estere sono nel frattempo diminuite per la prima volta in tre mesi, anche se a tasso solo marginale.

I dati di giugno hanno comunque indicato forti pressioni sulla capacità operativa presso le aziende terziarie, con il livello di commesse acquisite ma non ancora completate di nuovo in aumento. Detto ciò, il tasso di accumulo del lavoro inevaso è sceso ai minimi in otto mesi.

Le aziende terziarie dell’eurozona hanno anche rilevato a giugno pressioni sui costi, estendendo l’attuale sequenza di aumento dei prezzi di acquisto a oltre due anni. Il tasso di incremento è accelerato nel corso del mese ed è stato il terzo più elevato dell’intera storia dell’indagine.

Gli sforzi per mantenere i margini hanno conseguentemente portato le aziende ad aumentare i prezzi medi di vendita di giugno. Il tasso di inflazione ha segnato i minimi in tre mesi, restando tuttavia tra i più forti nella storia dell’indagine e complessivamente elevato.

Le preoccupazioni sulle pressioni inflazionistiche e le previsioni economiche hanno pesato abbondantemente sulla fiducia del settore terziario dell’eurozona di giugno. L’Indice di Attività Futura è sceso ai minimi in 20 mesi indicando aspettative attenuate per l’attività dell’anno a venire.

Analizzando i dati finali del PMI Composito dell’eurozona, Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: “Il forte peggioramento del tasso di crescita dell’attività dell’eurozona aumenta il rischio che la regione scivoli in una contrazione nel terzo trimestre. La lettura dell’indice PMI di giugno mostra una moderazione della crescita trimestrale del PIL fino a toccare appena lo 0.2%, con gli indicatori delle tendenze future, quali gli indici dei nuovi ordini e della fiducia, che preannunciano una contrazione della produzione nei prossimi mesi. Il settore manifatturiero è già in contrazione per la prima volta in due anni, e quello terziario sta subendo una forte perdita di vigore a causa della crisi del costo della vita. In particolare, è andata sotto pressione la spesa sostenuta dalle famiglie su beni e servizi non essenziali, a causa dell’impennata dei prezzi. Tuttavia, anche la spesa delle imprese e gli investimenti stanno diminuendo a causa delle previsioni più cupe e dell’irrigidimento delle condizioni finanziarie. Se la crescita dell’occupazione di giugno è rimasta robusta, la flessione del tasso di crescita della domanda e il deterioramento dell’ottimismo indicano un mercato del lavoro che nei prossimi mesi si raffredderà. È incoraggiante notare che, sebbene la pressione dei prezzi resti elevata, ci sono segnali che l’inflazione abbia già raggiunto il picco ad aprile, rispecchiando un forte rallentamento della crescita dei prezzi industriali, il miglioramento della catena distributiva e la diminuzione della domanda. È probabile tuttavia che, fintantoché dura la guerra in Ucraina, i rifornimenti di energia e generi alimentari continueranno a restare fonte di preoccupazioni e di potenziali pressioni inflazionistiche. I dati PMI di giugno suggeriscono crescenti rischi di uno scivolamento dell’economia in zona contrazione con allo stesso tempo pressioni inflazionistiche moderate ma pur sempre elevate.”

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