A fine primo trimestre, l’economia del settore privato dell’eurozona ha segnalato un’espansione più lenta: questa è la lettura che emerge dai dati raccolti nell’ultima indagine S&P Global PMI®. L’indice ha registrato la crescita più debole dell’attività degli ultimi nove mesi. Per la prima volta da luglio scorso, le condizioni della domanda sono peggiorate, il che fa eco al nuovo crollo dei nuovi ordini ricevuti dal terziario. Un altro importante elemento da segnalare è la pressione dei costi sostenuti dalle aziende, molto più elevata di febbraio, e con un tasso di inflazione balzato al record da febbraio 2023.
Una volta destagionalizzato, l’Indice S&P Global PMI® della Produzione Composita dell’Eurozona – una media ponderata dell’Indice PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice PMI dell’Attività Economica Terziaria – da 51.9 di febbraio è sceso a marzo a 50.7, valore minimo in nove mesi. Questa lettura mostra l’indebolimento dell’espansione economica dell’eurozona, che segna un valore molto inferiore alla media storica di 52.4.
Il motivo della più lenta espansione di marzo va trovato nel settore terziario, con livelli dell’attività che in quest’ultima indagine hanno appena registrato una crescita. D’altro canto, l’espansione della produzione manifatturiera è rimasta solida.
Dal punto di vista nazionale, l’attività economica ha indicato andamenti diversi. La Spagna è stata il paese che a marzo ha indicato la crescita più veloce, registrando un rialzo accelerato. A seguirla subito dopo è l’Irlanda, anche se a un tasso di espansione rallentato ai minimi in sei mesi. A fine primo trimestre, la maggiore economia dell’eurozona (ovvero la Germania) ha continuato a segnalare un’attività in crescita, anche se a un tasso sceso al valore più debole in un anno. Allo stesso tempo, Francia e Italia hanno registrato contrazioni.
Dopo un periodo di forte miglioramento della domanda iniziato la scorsa estate, a marzo si assiste a un declino in tutta l’eurozona. Il nuovo calo dei volumi di vendita si lega alla riduzione degli ordini ricevuti dalle aziende dei servizi.
Anche se il tasso di contrazione è stato di nuovo lieve, la quantità di nuovi ordini esteri di marzo (che includono il commercio intra-eurozona) ha indicato un peggioramento. Il volume delle esportazioni manifatturiere si è quasi stabilizzato, controbilanciando la più forte riduzione delle commesse internazionali ricevute dal terziario in sei mesi.
Di nuovo assenti sono state le pressioni sulla capacità operativa, come mostra l’ulteriore declino del lavoro inevaso.
Il tasso di contrazione è stato comunque solo marginale e il più debole da ottobre 2025. A marzo, l’occupazione del settore privato si è lievemente ridotta, dopo due mesi rimasti quasi invariati. Anche se minima, la riduzione dei posti di lavoro è stata la più elevata in 13 mesi, soprattutto dovuta ai maggiori tagli di personale registrati nell’industria.
Il maggior calo occupazionale è coinciso con l’indebolimento delle previsioni future. L’ottimismo di marzo ha registrato la prima contrazione da dicembre con la fiducia in ribasso diffuso. Il livello di ottimismo è sceso ai minimi in quasi un anno.
Interessanti a marzo sono i movimenti dei dati PMI sui prezzi. L’inflazione dei costi è accelerata molto ed ha segnato il valore più alto in poco più di tre anni. Il settore manifatturiero ha invece riportato un aggressivo rialzo delle pressioni dei prezzi di acquisto, il cui indice è salito di quasi 11 punti da febbraio, incremento mensile record. Anche nel terziario le spese sostenute dalle aziende hanno indicato un forte incremento.
Seguono subito dopo i prezzi di vendita, anche se qui l’aumento inflazionistico è stato molto meno vincolante, con numeri solo marginalmente più alti rispetto a febbraio. Nonostante tutto, a marzo si assiste al più elevato incremento dei prezzi di beni e servizi dell’eurozona da febbraio 2024.
S&P Global Eurozone Services PMI
L’Indice S&P Global PMI sull’Attività Economica del Terziario dell’Eurozona ha segnalato a marzo solo un tasso di crescita marginale, scendendo a 50.2 da 51.9 di febbraio. Questo valore è il più debole del settore da maggio dello scorso anno.
A marzo, e per la prima volta da luglio 2025, la richiesta di servizi dell’eurozona è diminuita. Anche se il tasso di declino è stato solo modesto, è stato comunque il più elevato degli ultimi 16 mesi. Le vendite estere sono peggiorate e molto più di febbraio.
A fine primo trimestre il settore terziario dell’eurozona ha ridotto il cumulo degli ordini inevasi, come accade da novembre scorso. I livelli occupazionali sono rimasti sostanzialmente invariati, con l’Indice destagionalizzato dell’Occupazione che ha segnato il valore più basso in più di cinque anni (insieme a quello di settembre 2025). Il decisivo blocco delle assunzioni è coinciso con il forte calo della fiducia, viste le aspettative crollate ai minimi in 10 mesi.
A marzo, la pressione dei costi si è intensificata, con l’inflazione che ha registrato un rialzo record in 34 mesi. Le tariffe applicate ai clienti sono aumentate, ma a un tasso marginalmente minore rispetto a febbraio.
Commento
Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “L’Indice PMI di marzo ci ha segnalato che l’economia dell’eurozona è già stata colpita dagli effetti della guerra in Medio Oriente. Gli incoraggianti segnali di crescita visti a inizio anno sono stati debellati dall’impennata dei prezzi energetici, dallo strangolamento della catena distributiva, dalla volatilità dei mercati finanziari e dal nuovo calo della domanda. Il conseguente forte rialzo dei prezzi innalza nel breve termine lo sgradito spettro della stagflazione, o peggio. I livelli di crescita quasi stagnanti di marzo hanno trascinato in basso l’espansione del PIL del primo trimestre che ha registrato 0.2%. E, per il secondo trimestre, preoccupa di più il chiaro profilarsi di un rischio di contrazione economica a meno che il
conflitto non veda una rapida risoluzione, e comunque anche in quel caso ne vedremo probabilmente i dannosi effetti sui mercati economici nei prossimi mesi. A marzo, e per la prima volta da luglio, il flusso dei nuovi ordini ha segnato una contrazione, sebbene la stretta ai consumi dovuta all’aumento del costo della vita sia probabilmente solo all’inizio. Le diffuse notizie di blocchi degli approvvigionamenti, causati dal conflitto, aumentano il rischio di un ulteriore limitazione alla crescita e di un incremento della pressione dei prezzi. L’aumento dei prezzi innalza anche la prospettiva di un’impennata dei tassi di interesse, con un aggressivo capovolgimento della politica economica della Banca Centrale Europea, finalizzata a prevenire il radicamento delle pressioni inflazionistiche di breve termine. Da qui, l’ottimismo sulle prospettive future è crollato e, dopo aver già colpito l’occupazione, smorzerà anche gli investimenti. In questo contesto, è probabile che molte proiezioni economiche per il 2026 saranno revisionate al ribasso o potrebbero addirittura mettere in conto una contrazione del PIL per il prossimo trimestre.”
