S&P Global PMI®: continua a novembre la contrazione del manifatturiero dell’eurozona ma diminuiscono ulteriormente le pressioni inflazionistiche

 S&P Global PMI®: continua a novembre la contrazione del manifatturiero dell’eurozona ma diminuiscono ulteriormente le pressioni inflazionistiche

Continua a novembre la contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona, anche se i tassi di declino della produzione e dei nuovi ordini sono risultati meno aggressivi se paragonati a quelli record in quasi due anni e mezzo osservati in ottobre. È stato inoltre evidente un nuovo rallentamento delle pressioni inflazionistiche, in parte causato dalla più debole domanda e dalla riduzione delle pressioni sui fornitori.

L’indagine di novembre ha tuttavia mostrato una forte riduzione del volume della produzione. Il livello dei nuovi ordini ricevuti è diminuito ancora una volta a causa del deterioramento della domanda da parte dei clienti dei mercati dell’eurozona e di altre parti del globo. Gli acquisti dei beni, di conseguenza, sono calati al tasso più veloce da maggio 2020 e le aziende sono rimaste pessimiste in merito alle loro prospettive per i prossimi 12 mesi.

L’indice S&P Global PMI® per il Settore Manifatturiero dell’Eurozona di novembre è aumentato leggermente, raggiungendo 47.1, in salita da 46.4 di ottobre. Detto questo, raggiungendo per la quinta volta in altrettanti mesi un valore inferiore a 50.0, l’indice ha segnalato un altro peggioramento dello stato di salute del settore manifatturiero.

Tutte le nazioni dell’eurozona monitorare, che nell’insieme costituiscono circa il 90% dell’attività dell’eurozona, hanno registrato valori dei relativi PMI manifatturieri al di sotto della soglia critica di non cambiamento di 50.0. Irlanda e Paesi Bassi hanno osservato a novembre prestazioni peggiori, mentre il declino in Austria è stato di entità simile a quella del mese precedente. Nelle altre nazioni sono stati riportati segnali di leggero sollievo della contrazione.

Per il sesto mese consecutivo, diminuiscono a novembre i livelli di produzione manifatturiera. Secondo le aziende monitorate, la contrazione dei nuovi ordini ricevuti è stata la causa principale della minore produzione. Anche se ancora elevato, il tasso di declino è risultato più debole

A metà del quarto trimestre una tendenza simile è stata osservata per i nuovi ordini, con il crollo della domanda di beni dell’eurozona in diminuzione. Detto questo, il rispettivo indice è stato ben al di sotto della soglia critica di non cambiamento di 50.0 ed è stato significativo di una forte contrazione mensile. Le aziende campione hanno notato una certa esitazione tra i loro clienti nel piazzare nuovi ordini a causa dell’incertezza economica, del sufficiente livello di giacenze e dei prezzi di vendita elevati.

I nuovi ordini sono diminuiti ad un tasso di gran lunga più veloce di quello della produzione, liberando quindi risorse produttive utilizzate invece per smaltire gli ordini in fase di lavorazione. Ciò è stato evidente a novembre con un calo, che in generale è stato elevato, del livello degli ordini in fase di lavorazione. Tuttavia, i manifatturieri dell’eurozona hanno osservato un incremento dell’invenduto ad un tasso leggermente più veloce, e pare che alcuni clienti abbiano posticipato i loro ordini.

I manifatturieri della zona euro, per far fronte alla riduzione delle esigenze produttive, hanno diminuito la loro attività di acquisto al tasso maggiore in due anni e mezzo. Ciò però non ha impedito un accumulo delle giacenze degli acquisti che a novembre è aumentato per il quattordicesimo mese consecutivo. In alcuni casi, i magazzini sono risultati in rialzo a causa dei ritardi delle consegne dei beni precedentemente acquistati.

Conseguentemente al crollo della domanda di beni, diminuisce a novembre la pressione sui fornitori. A causa della maggiore disponibilità di materiali, i ritardi nelle consegne dei fornitori sono stati i minori da agosto 2020.

A novembre, i minori problemi sulla catena di distribuzione hanno contribuito ad alleviare la pressione sui costi delle aziende manifatturiere. Il tasso di inflazione dei prezzi di acquisto è rallentato notevolmente sino a raggiungere il livello più debole in quasi due anni. Detto ciò, le spese operative sono rimaste ancore elevate, con le imprese manifatturiere alle prese con alti costi energetici.

L’inflazione dei costi più contenuta ha alimentato i prezzi di vendita, con i manifatturieri della zona euro che hanno assunto un approccio meno aggressivo nel fissare i loro prezzi. Il tasso generale di inflazione dei prezzi, sebbene elevato, è stato il più debole da marzo 2021.

Guardando al futuro, gli ultimi dati dell’indagine hanno evidenziato pessimismo tra le aziende manifatturiere per le previsioni dell’attività dei prossimi 12 mesi. Le deboli condizioni della domanda, l’elevata inflazione, la crisi energetica europea e la paura sulla recessione hanno influenzato le aspettative future. Ad ogni modo, tale situazione non ha scoraggiato le aziende ad espandere il loro organico, aumentato però al livello più debole da febbraio 2021.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “A novembre il PMI segnala una incoraggiante moderazione dell’intensità della contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona, che supporterà la speranza che la regione potrebbe non dover affrontare una contrazione invernale così grave come quella prevista da molti. L’indice della produzione dell’indagine però ha continuato a riportare uno dei valori più bassi mai registrati nel corso degli ultimi dieci anni. A questi livelli, l’indagine è indicativa di un forte tasso annualizzato di contrazione di circa il 4%. I dati ufficiali sono stati invece più positivi oltre ad essere più volatili, nei recenti mesi. Nei dati statistici ufficiali, dati PMI così deboli sono sempre stati seguiti da altrettante forti contrazioni. Inoltre, pare che non ci sia una tregua immediata per la situazione attuale dei manifatturieri, considerato che i nuovi ordini continuano a diminuire ad un tasso fin troppo elevato, e di gran lunga più veloce di quello della produzione. Le rimanenze di invenduto in magazzino stanno quindi aumentando ancora e sono il risultato dell’accumulo di giacenze dei prodotti finiti di questi ultimi mesi, che è stato il maggiore registrato nei 25 anni di storia dell’indagine. Tale accumulo inevitabilmente sarà seguito da nuovi tagli della capacità produttiva, in assenza di una ripresa della domanda. Una conseguenza del recente accumulo di scorte e della diminuzione della domanda è stata la forte contrazione degli acquisti di beni da parte dei manifatturieri, che a sua volta ha alleviato le pressioni sulla catena di rifornimento. A novembre, i tempi medi di consegna dei fornitori si sono allungati al livello più basso da agosto 2020, riportando persino un miglioramento in Germania. Tale sviluppo nella fornitura è un segnale importante e rappresenta un passaggio dal mercato del venditore a quello del compratore, ed è quindi accompagnato da un significativo calo della pressione sul prezzo industriale. Guardando avanti, le previsioni sulla produzione futura sono aumentate leggermente a causa dei migliorati segnali della catena di distribuzione e del mercato dell’energia, quest’ultimo sostenuto da un autunno più mite del solito. L’ottimismo però rimane tra i più bassi degli ultimi dieci anni. Come le aziende manifatturiere affronteranno i mesi invernali certamente dipenderà in larga misura dal clima, qualsiasi ondata di freddo probabilmente alimenterà preoccupazioni sulle risorse energetiche e potenzialmente colpirà ulteriormente la produzione e la catena di distribuzione.”

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