I dati provvisori PMI® per il mese di giugno indicano ulteriori riduzioni delle attività in tutto il settore privato della zona euro in seguito a grosse contrazioni dei nuovi ordini. Si è anche registrato di nuovo un lieve calo dell’occupazione, ma ci sono stati segni di indebolimento delle pressioni inflazionistiche, con incrementi dei costi al tasso minimo dall’inizio della guerra nel Medio Oriente, e i prezzi alla vendita sono aumentati al tasso minimo in tre mesi. Il settore manifatturiero ha continuato a segnalare allungamenti dei tempi dia consegna da parte dei fornitori, mentre il recente ciclo di incremento degli acquisti è giunto a termine.
La maggior parte delle risposte utilizzate per compilare il PMI flash di giugno sono state ricevute prima della firma del memorandum per la cessazione delle ostilità tra Iran e USA il 17 giugno.
Produzione e domanda
L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI Flash Composito della Produzione dell’Eurozona, basato su circa l’85% delle consuete risposte finali dell’indagine, ha registrato 49.5 a giugno, in rialzo dal 48.5 di maggio ma ancora al di sotto del punto di non cambiamento di 50.0, e ha segnalato il terzo calo consecutivo su base mensile delle attività nell’area dell’euro. Detto questo, l’ultima contrazione è stata lieve e la più debole dell’attuale sequenza di declino.
I dati sottostanti hanno mostrato una contrazione minore delle attività terziarie, mentre la produzione manifatturiera ha continuato ad aumentare leggermente. Contrazioni della produzione sono state osservate in entrambe le maggiori economie dell’area dell’euro, ma mentre il tasso di contrazione francese si è affievolito, quello tedesco ha mostrato la più rapida contrazione in un anno e mezzo.
Nel frattempo, il resto dell’area dell’euro ha visto modesti incrementi della produzione, e ai massimi tassi dall’inizio dell’anno.
Il forte calo delle attività totali nella zona euro ha riflesso ulteriormente le difficoltà delle aziende di acquisire nuovi ordini a giugno. I nuovi ordini sono diminuiti per la quarta volta consecutiva su base mensile, anche se lievemente ed al tasso più lento da marzo. Un nuovo e lieve incremento dei nuovi ordini ricevuti dal manifatturiero è bastato a controbilanciare la nuova contrazione dell’attività del terziario.
Prezzi
A giugno si sono di nuovo percepiti dei rallentamenti delle pressioni inflazionistiche. Anche se i costi d’acquisto hanno continuato ad aumentare rapidamente nel corso del mese, il tasso di inflazione è diminuito fino ad essere il più lento dalla vigilia dell’inizio della guerra in Medio Oriente di febbraio.
Minori incrementi dei prezzi d’acquisto sono stati osservati sia nel terziario che, ancora a maggior livello, nel manifatturiero. L’inflazione dei costi è diminuita in Germania, Francia e nel resto della zona euro.
A sua volta, il tasso di inflazione dei prezzi alla vendita è rallentato a giugno, anche se meno di quanto l’abbia fatto quello dei costi. Anche qui, il manifatturiero ha continuato a riportare maggiori livelli di inflazione rispetto al settore terziario.
Scorte e catene di fornitura
Alla fine del secondo trimestre le aziende manifatturiere dell’eurozona hanno continuato a riportare allungamenti dei tempi di consegna dei fornitori. L’ultimo peggioramento della performance dei venditori è stato notevole, anche se il minore da marzo.
Le attività d’acquisto sono rimaste pressoché invariate a giugno, ponendo quindi fine ai tre mesi di espansione osservati dall’inizio della guerra in Medio Oriente, poiché le aziende hanno cercato di assicurare materiale in un momento di gravi disagi delle forniture e forti aumenti dei prezzi. Anche le scorte degli acquisti e di prodotti finiti sono diminuite.
Occupazione
L’occupazione di è quasi stabilizzata a giugno, diminuendo solo di poco e col tasso minimo da febbraio. Detto questo, il settore privato della zona euro non riesce a registrare aumenti di posti lavoro da sei mesi consecutivi. Un nuovo, ma marginale, aumento dei livelli occupazionali registrato nel terziario è stato controbilanciato da forti tagli nel settore manifatturiero.
Un’altra forte riduzione dell’occupazione è stata osservato in Germania, con il tasso di tagli di posti lavoro invariato rispetto a maggio. Il livello di forza lavoro è rimasto generalmente stabile in Francia, mentre nel resto della zona euro ne è stato registrato un modesto incremento.
Prospettive future
La fiducia delle aziende è aumentata per il secondo mese consecutivo man mano che ci si è avvicinati a metà anno, dopo che ad aprile era crollata ai minimi in 31 mesi. Anche se le compagnie della zona euro prevedono che la produzione in media aumenti nel corso dei prossimi dodici mesi, l’ottimismo era ancora minimo a giugno.
La fiducia è aumentata sia nel manifatturiero che nel terziario. Un piccolo declino dell’ottimismo in Germania è stato controbilanciato da un incremento in Francia e nel resto dell’area dell’euro.
Commento
Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence: “L’economia dell’eurozona sta mostrando abbastanza determinazione da poter appena tenersi fuori da una recessione. Il flash PMI ha registrato solo un lieve declino delle attività a giugno, indicando quindi un PIL invariato per il secondo trimestre. C’è stata la bella notizia di un rallentamento della recente crisi del terziario, con turismo e industrie congiunte che mostrano segni di recupero della domanda dopo gli iniziali disagi scaturiti dalla guerra in Medio Oriente. Nel frattempo il settore manifatturiero ha continuato a trarre vantaggio dagli incrementi delle giacenze, con i clienti che hanno cercato di prevenire futuri aumenti dei prezzi o difficoltà nel recuperare forniture a causa della guerra. Tuttavia, anche se i ritardi generali nella catena di fornitura hanno contribuito ad innalzare ancora di più la pressione sui prezzi, pare che le preoccupazioni su forniture e prezzi si stiano cominciando a moderare. È incoraggiante che i minori prezzi per l’energia stiano già influenzando le imprese, e i tassi dell’inflazione dei prezzi d’acquisto e di vendita di giugno si sono abbassati, facendo pensare che la recente impennata dei prezzi abbia già raggiunto il picco.”
