Dopo la nuova riduzione dell’attività economica del settore privato dell’eurozona dello scorso aprile, i dati previsionali dell’indagine PMI® di maggio segnano un ulteriore declino. Le contrazioni sono peggiorate per produzione, nuovi ordini e occupazione, mentre la fiducia è scivolata ancora più in basso. Il motivo principale del declino dei livelli di attività è legato alla crescente pressione dei costi. I prezzi di acquisto hanno indicato l’aumento più rapido in tre anni e mezzo, e l’inflazione dei prezzi di vendita è anch’essa accelerata.
Il manifatturiero ha di nuovo segnalato un crescente accumulo delle scorte di sicurezza, che hanno contribuito ad alimentare la produzione, ma i severi ritardi della catena di distribuzione hanno continuato a ridurre le giacenze di beni destinati alla produzione presso le aziende.
Produzione e domanda
AUna volta destagionalizzato, l’Indice PMI S&P Global Flash Composito di Produzione dell’Eurozona, basato su circa l’85% delle consuete risposte finali dell’indagine, si è posizionato a maggio su 47.5, registrando una flessione rispetto a 48.8 di aprile e indicando un valore al di sotto
della soglia di non cambiamento di 50.0 per il secondo mese consecutivo. Quest’ultima lettura segnala una forte riduzione mensile dell’attività economica, peraltro tra le più elevate da ottobre 2023.
A registrare una contrazione particolarmente intensa della produzione di maggio sono le aziende francesi, con l’attività economica tedesca anche essa in calo insieme al resto dell’intera eurozona.
La contrazione complessiva della produzione dell’eurozona si è di nuovo concentrata sul terziario, settore in cui l’attività ha registrato il più veloce declino da febbraio 2021. Il manifatturiero invece ha mostrato una produzione in progressivo e lieve aumento, estendendo l’attuale sequenza di crescita a cinque mesi. Tuttavia, il tasso di espansione è stato il più lento da gennaio, vista la lieve riduzione dei nuovi ordini.
Per quel che concerne il flusso degli ordini ricevuti a maggio, il calo dei nuovi ordini manifatturieri ha portato il settore ad unirsi alla contrazione del terziario. Le commesse dei servizi sono fortemente diminuite, facendo in modo che l’intero settore privato registrasse il calo più elevato in un anno e mezzo.
Similmente gli ordini esteri, che peraltro includono il commercio intra-eurozona, hanno indicato il calo più veloce da gennaio 2025. La causa principale di tale declino è legata alla ridotta domanda di servizi esteri. La manifattura, dopo la ripresa di aprile, ha inoltre segnalato una nuova contrazione.
Con il calo dei nuovi ordini, le aziende hanno smaltito il maggior numero di commesse in giacenza da fine 2024.
Prezzi
Con maggio, il tasso di inflazione dei costi sostenuti dalle aziende è accelerato per il settimo mese consecutivo, toccando un record in tre anni e mezzo. Aumenti più elevati si sono registrati sia nel manifatturiero che nel terziario, e sia in Germania che in Francia, che nel resto dell’intera eurozona.
Allo stesso tempo, i prezzi medi di vendita di beni e servizi hanno indicato il più rapido incremento in 38 mesi, registrando tuttavia un tasso di inflazione accelerato solo marginalmente rispetto ad aprile. In Francia si è registrato l’aumento più elevato, mentre Germania e resto dell’eurozona hanno indicato tassi di inflazione più lievi rispetto al mese precedente.
Scorte e catene di fornitura
A metà del secondo trimestre, oltre al forte incremento dei prezzi di acquisto, le aziende manifatturiere hanno anche riportato continui e severi disagi alla catena di approvvigionamento. I tempi di consegna si sono molto allungati, segnalando la più alta incidenza di ritardi in poco meno di quattro anni.
Gli sforzi di accrescere il livello delle scorte di sicurezza, visto il forte rialzo del costo dei fattori produttivi e i severi disagi delle forniture, hanno spinto le aziende manifatturiere ad aumentare a maggio gli acquisti per il terzo mese consecutivo. La difficoltà di garantirsi materiale ha tuttavia causato l’ennesimo smaltimento delle scorte, che hanno di nuovo indicato un calo. Sono inoltre diminuite anche le giacenze di prodotti finiti.
Occupazione
A maggio, le aziende dell’eurozona hanno continuato a ridurre gli organici, indicando il quinto mese consecutivo di declino del livello occupazionale che, anche se modesto, è stato il più elevato da novembre 2020. Di fatto, esclusa la pandemia da Covid-19, questa riduzione della forza lavoro segna un valore record da agosto 2013.
I livelli occupazionali manifatturieri si sono ridotti notevolmente, mentre quelli del terziario hanno indicato il primo calo da inizio 2021.
Con la nuova riduzione degli organici in Francia, anche la seconda maggiore economia dell’eurozona, si unisce alla Germania nel registrare un calo occupazionale. Il resto dell’intera eurozona continua, nel frattempo, a segnalare una modesta creazione di posti di lavoro.
Prospettive future
L’ottimismo sull’attività nei prossimi 12 mesi ha indicato a maggio una diminuzione, scendendo ai minimi in 32 mesi. Le aziende dei servizi hanno registrato il livello di fiducia più basso da settembre 2022, mentre l’ottimismo del manifatturiero è lievemente migliorato.
Un ritrovato ottimismo in Germania ha contrastato la prima ondata pessimistica della Francia in un anno e mezzo. Le aziende del resto dell’eurozona sono nel frattempo rimaste fiduciose in una ripresa della produzione nei prossimi 12 mesi, considerando comunque che il loro livello di ottimismo è crollato ai minimi in poco più di tre anni e mezzo.
Commento
Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence: “I dati preliminari flash del PMI di maggio mostrano un’economia dell’eurozona che subisce un impatto sempre più severo a causa della guerra in Medio Oriente. La produzione registra il secondo mese consecutivo di calo, con un tasso di contrazione che a maggio è risultato più rapido raggiungendo il picco in poco più di due anni e mezzo. I dati dell’indagine hanno mostrato che, nel secondo trimestre, l’economia dell’area euro sembra destinata a contrarsi dello 0,2%. Anche i tagli occupazionali stanno iniziando a fornire preoccupanti segnali di diffusione, con un progressivo affievolimento della fiducia delle aziende in una rapida ripresa dal clima economico avverso. Il settore dei servizi è particolarmente colpito dall’aumento del costo della vita provocato dalla guerra, in particolare a causa dell’impatto negativo della domanda dovuto all’aumento dei costi energetici. Sebbene ci sia stato un certo sostegno alla manifattura dovuto alla creazione cautelativa di giacenze di sicurezza, tale impulso sta iniziando a diminuire, con la domanda sia di beni che di servizi ora in calo. Così come indicato dai ritardi sempre più diffusi delle consegne dovuti alla guerra, anche lo sconvolgimento subíto dalla catena di distribuzione dell’area euro sta diventando sempre maggiore. La carenza di offerta non solo minaccia di limitare la crescita nei prossimi mesi, ma potrebbe anche aumentare ulteriormente la pressione inflazionistica. L’aumento degli indicatori dei prezzi dell’indagine suggerisce già che l’inflazione dei prossimi mesi si avvicinerà al 4% e, combinata con i segnali crescenti che la regione sta entrando in una recessione economica, crea un dilemma sempre più profondo per i responsabili delle politiche finanziarie”.
