S&P Global PMI® Flash: a marzo, la crescita della produzione dell’eurozona rallenta e l’inflazione dei prezzi di acquisto sale ai massimi in oltre tre anni

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I dati PMI® previsionali di marzo hanno indicato un indebolimento della crescita della produzione del settore privato dell’eurozona, causato dalla riduzione dei nuovi ordini. In particolare, dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente, si è registrata una forte impennata del tasso di inflazione dei costi, la più rapida in più di tre anni. Anche i prezzi di vendita sono saliti notevolmente, ma l’accelerazione è stata molto meno accentuata rispetto ai costi. Il conflitto ha anche causato problemi nella catena distributiva, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori nei tempi di consegna in più di tre anni e mezzo. Allo stesso tempo, le aziende del settore privato monitorate dall’indagine hanno lievemente ridotto i loro livelli occupazionali e si sono mostrate di gran lunga meno ottimiste sulle previsioni dell’attività nei prossimi 12 mesi rispetto a febbraio.

Produzione e domanda

Dopo essere stato destagionalizzato, l’Indice S&P Global PMI Flash Composito di Produzione dell’Eurozona, basato su circa l’85% delle consuete risposte finali dell’indagine e redatto da S&P Global, in questo mese di marzo ha registrato 50.5, posizionandosi per il quindicesimo mese consecutivo su un valore superiore alla soglia di non cambiamento di 50.0 e indicando di nuovo una crescita dell’attività economica dell’eurozona. Tuttavia, questi ultimi dati indicano un calo rispetto a 51.9 di febbraio, registrando solo un’espansione marginale e la più debole in dieci mesi.

Tale rallentamento della crescita è in larga parte dovuto alla quasi stagnazione dell’attività economica del settore terziario. La produzione manifatturiera, invece, è lievemente aumentata e ad un tasso solo un po’ più lento di febbraio.

In Germania, la produzione continua ad aumentare, alimentata dalla più rapida espansione della produzione manifatturiera in oltre quattro anni, mentre la Francia ha di nuovo segnato un calo. Il resto dell’eurozona ha nel frattempo indicato soltanto una leggera espansione dell’attività, una tra le più deboli in 27 mesi.

L’indebolimento della crescita della produzione è dovuta alla riduzione dei nuovi ordini, la prima in otto mesi. Il calo si è concentrato nel terziario dal momento che gli ordini ricevuti dalle aziende manifatturiere hanno continuato a salire.

Nonostante le esportazioni del settore manifatturiero abbiano raggiunto un valore quasi stabile, i nuovi ordini esteri (che includono il commercio intra-eurozona) sono di nuovo diminuiti in modo modesto. È da 49 mesi consecutivi che questo indicatore segna un declino.

Prices

L’elemento chiave dei dati di marzo è la forte accelerazione del tasso di inflazione dei prezzi di acquisto. I costi sostenuti dalle aziende hanno infatti registrato l’aumento più rapido da febbraio 2023 ed hanno coinvolto sia il manifatturiero che il terziario, indicando comunque un’accelerazione maggiore nel primo caso. I tassi di incremento sono accelerati in Germania, Francia e nel resto dell’eurozona.

Con il forte incremento dei costi, anche i prezzi di vendita dell’eurozona di marzo sono aumentati ed a tasso più rapido, ma l’accelerazione inflazionistica è stata meno elevata rispetto a quella dei costi. È pur vero però che i prezzi di vendita hanno indicato il rialzo più netto da febbraio 2024.

Scorte e catene di fornitura

Il conflitto mediorientale, oltre che causare l’aumento dei costi ha anche stato responsabile dell’allungamento dei tempi di consegna di beni destinati al settore manifatturiero dell’eurozona, con ritardi che nel mese di marzo sono stati sostanziali e più rilevanti da agosto 2022.

Alla fine del primo trimestre dell’anno, le difficoltà presenti nella catena di approvvigionamento hanno coinciso con una nuova espansione dell’attività di acquisto nel settore manifatturiero, ponendo fine a una sequenza di calo che durava da 44 mesi. Tuttavia, le giacenze di scorte degli acquisti e di prodotti finiti hanno continuato a diminuire e a ritmo più elevato del mese precedente.

Occupazione

Allo stesso tempo, i livelli occupazionali di marzo hanno di nuovo indicato un calo, il terzo mensile consecutivo. Il declino generale degli organici si è concentrato nel manifatturiero, settore in cui peraltro è da giugno 2023 che si registrano tagli mensili del personale. L’ultimo calo è stato modesto, ma il più elevato in tre mesi. L’occupazione terziaria è invece aumentata marginalmente, ma ha registrato il minor numero di assunzioni da settembre scorso.

In Germania e Francia, i livelli occupazionali sono diminuiti, mentre il resto dell’eurozona ha indicato il più debole rialzo da novembre 2023.

In linea con la tendenza mensile osservata negli ultimi tre anni, a marzo le aziende sono riuscite a ridurre i loro ordini in fase di lavorazione. Il ritmo di riduzione è stato tuttavia lieve e generalmente in linea con quello di febbraio.

Prospettive future

Nel mese di marzo, i livelli di fiducia dell’eurozona si sono fortemente ridotti, scendendo al valore minore in quasi un anno: si tratta del calo mensile più elevato dall’invasione russa dell’Ucraina ad inizio 2022. Le aziende hanno continuato a prevedere un rialzo della produzione nei prossimi 12 mesi, ma il livello di ottimismo è risultato inferiore alla media di serie.

Una minore fiducia si è registrata sia nel manifatturiero che nel terziario, così come nelle tre aree geografiche monitorate dal PMI Flash, ovvero in Germania, Francia e nel resto dell’eurozona.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Il flash PMI dell’Eurozona sta mostrando allarmanti segnali di stagflazione con la guerra in Medio Oriente che sta soffocando la crescita facendo salire bruscamente i prezzi., Oltre che l’aumento dei prezzi dell’energia e alle limitazioni sulle catene di approvvigionamento dovute alla guerra, le aziende hanno riportato la più rapida espansione dei costi in oltre tre anni. I ritardi dei fornitori sono balzati al livello più alto dalla metà del 2022 e sono stati attribuiti in gran parte alle difficoltà del trasporto marittimo. Allo stesso tempo, la crescita della produzione è diminuita fino a rasentare la stagnazione, a causa del crollo della fiducia delle aziende e del declino dei nuovi ordini. Il calo delle aspettative di produzione futura è stato il più elevato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. I dati dell’indagine di marzo sono stati indicativi di un rallentamento del tasso di crescita trimestrale del PIL dell’area euro poco inferiore allo 0,1%, con gli indicatori che anticipano le tendenze che hanno mostrato un rischio più alto di recessione nei prossimi mesi. L’indice dei prezzi ha invece mostrato un tasso di inflazione dei prezzi al consumo accelerato e prossimo al 3%, con pressioni sui costi che nei mesi a venire faranno probabilmente salire ancora di più l’inflazione dei prezzi di vendita. Le prospettive future dipendono dalla durata della guerra e dalla durata di un eventuale impatto sull’energia e sulle catene di fornitura. I dati PMI flash evidenziano tuttavia quanto la Banca Centrale Europea non sia più in una “buona posizione” riguardo alla crescita e all’inflazione, e dovrà adottare un approccio più cauto in materia di politica monetaria, alla luce di un rischio evidente e sempre maggiore di stagflazione nei prossimi mesi.”