S&P Global PMI® Flash: si intensifica ad ottobre la contrazione economica dell’eurozona

 S&P Global PMI® Flash: si intensifica ad ottobre la contrazione economica dell’eurozona

Ad inizio del quarto trimestre, l’economia dell’eurozona è scivolata in una contrazione maggiore, al tasso di declino più rapido da aprile 2013, ad esclusione dei periodi di chiusura pandemica. Il manifatturiero, in particolare i settori ad alta intensità energetica, ha riportato la perdita di produzione più elevata, ma anche l’attività terziaria ha continuato a ridursi ad un tasso accelerato a causa dell’attuale crisi del costo della vita e le generali incertezze sull’economia.

La Germania ha registrato la contrazione economica più elevata mentre in Francia la crescita è andata quasi in stallo.

Anche se la carenza di rifornimenti è diminuita, le pressioni inflazionistiche sono rimaste elevate a causa degli alti costi energetici ed il rialzo delle pressioni salariali.

Intanto, fiducia per l’anno prossimo si è posizionata su uno dei più bassi valori degli ultimi due anni, stabilizzandosi da settembre.

Dalla lettura dei dati preliminari ‘flash’, che si basano approssimativamente sull’85% delle risposte totali dell’indagine, l’Indice destagionalizzato S&P Global PMI® Composito della Produzione dell’Eurozona di ottobre è diminuito da 48.1 di settembre a 47.1 di ottobre. Salgono dunque a quattro i mesi consecutivi in cui l’indice PMI registra un valore inferiore alla soglia di non cambiamento di 50.0, segnalando una contrazione. Il tasso di declino è accelerato nel corso del mese ed è stato il più rapido da novembre 2020. Ad esclusione dei periodi di chiusura pandemica, quest’ultima lettura è stata la più bassa da aprile 2013.

A guidare questa contrazione è stato il manifatturiero, i cui livelli produttivi sono diminuiti per il quinto mese e ad un tasso di ribasso mai visto da luglio 2012, ad eccezione del periodo pandemico. Anche l’attività terziaria è crollata e per il terzo mese consecutivo, segnando un valore di contrazione mai visto da maggio 2013, escludendo di nuovo i periodi di chiusure per pandemia.

La crescita si è limitata al settore tecnologico e alle aziende di servizi farmaceutici e biotecnologia. Le contrazioni maggiori sono state registrate nelle aziende legate alle materie plastiche e prodotti chimici e delle materie prime, settori che spesso hanno rispecchiato dipendenze energetiche elevate.

Nell’eurozona, la Germania ha continuato a registrare la contrazione più elevata, con un PMI composito crollato a 44.1, il valore più basso da maggio 2020 e, escludendo la pandemia, il più debole da giugno 2009. Il manifatturiero e terziario tedesco hanno entrambi registrato tassi di contrazione maggiori e più veloci.

Allo stesso tempo in Francia la produzione è entrata in stallo, con il PMI composito a 50.0 da 51.2 di settembre, rappresentando quindi il primo mese in cui la produzione non è aumentata da marzo 2021. A controbilanciare il forte declino, sebbene moderato, del manifatturiero è stata la modesta espansione dell’attività terziaria.

Nelle altre nazioni dell’eurozona, la produzione è diminuita per il secondo mese consecutivo, riportando il crollo più rapido da gennaio 2021 e, se escludiamo il periodo pandemico, da giugno 2013. Il modesto declino dell’attività terziaria si è unito ad un forte calo della produzione industriale.

I nuovi ordini ricevuti di beni e servizi hanno nel frattempo indicato la quarta riduzione mensile consecutiva, registrando il più rapido tasso di declino da dicembre 2012, escludendo i mesi di chiusura per la pandemia, e questo ha indicato un forte calo della domanda. Il crollo del settore manifatturiero, tolti i mesi di pandemia da Covid-19, è stato il più elevato da aprile 2009, mentre la riduzione del flusso delle commesse terziarie è stata la più veloce da giugno 2013.

La flessione degli ordini ha spinto le aziende a concentrarsi sul lavoro inevaso al fine di mantenere i livelli di produzione, e causando il quarto calo mensile consecutivo degli ordini in giacenza, guidato soprattutto dalla forte riduzione registrata nel manifatturiero. La Germania ha indicato il calo maggiore di ordini inevasi, mentre la Francia ha riportato un incremento.

Se la crescita occupazionale di ottobre ha indicato un leggero rialzo, tale valore è stato il terzo più basso dell’ultimo anno e mezzo. Ciò rispecchia i tagli al personale segnalati da alcune aziende e dovuti ai segnali di eccedenza di capacità operativa sulle vendite e alla diffusa reticenza ad assumere a causa delle incertezze sul futuro economico.

Le aspettative economiche per il prossimo anno sono rimaste attenuate, segnando il secondo valore più debole dai primi mesi di chiusura pandemica. In Germania, la fiducia è stata particolarmente bassa nel manifatturiero, e questo rispecchia tanto le preoccupazioni sull’energia quanto l’aumento del costo della vita e il rallentamento della crescita globale. Anche se nel terziario l’ottimismo è leggermente aumentato rispetto al mese precedente, ha comunque mantenuto il valore più debole dagli inizi del 2020 ed un valore molto inferiore rispetto ai primi mesi di quest’anno. Ciò è principalmente dovuto ai timori legati all’aumento del costo della vita e all’inasprimento delle condizioni economiche.

Anche se la produzione industriale ha di nuovo ed in molti casi segnalato un rallentamento per la carenza di componenti ed i timori per le difficoltà energetiche, l’indice di ottobre ha registrato una generale riduzione dell’incidenza dei ritardi nei tempi di consegna al valore più basso in poco più di due anni. Le aziende hanno riportato una minore carenza di componenti e una migliore prestazione degli spedizionieri, spesso dovute ad un traffico di merci minore causato della minore domanda. Gli acquisti da parte delle imprese manifatturiere hanno infatti indicato uno dei tassi di riduzione più alti dalla crisi finanziaria globale. Ciò rispecchia le minori necessità produttive e le politiche aziendali tese ad una progressiva riduzione generale dei livelli di stoccaggio dei fattori produttivi, causata da vendite inferiori alle aspettative.

Malgrado gli ostacoli sulle forniture di materie prime abbiano contribuito ad alleviare parte delle pressioni inflazionistiche, l’aumento dei costi energetici e le pressioni al rialzo dei salari hanno mantenuto il tasso generale di inflazione dei costi su un valore molto elevato. Rispetto al picco in tre mesi di settembre, il tasso di inflazione dei prezzi di acquisto è sceso solo leggermente, segnalando addirittura un leggero aumento nel terziario.

I costi più alti hanno alimentato il tasso di incremento dei prezzi di vendita, mantenutosi ostinatamente alto, sia dei beni che dei servizi. I prezzi di vendita si sono ridotti solo marginalmente rispetto a settembre e hanno indicato il sesto valore più alto dalla fine del 2002, ovvero da quando i dati comparabili sono stati per la prima volta disponibili. Sia nel manifatturiero che nel terziario il tasso di inflazione dei prezzi di vendita è diminuito solo marginalmente, restando in entrambi i settori molto più alto dei valori osservati prima della pandemia.

Commentando i dati del PMI flash, Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: “Considerato il calo maggiore della produzione e il peggioramento della domanda osservato ad ottobre, l’economia dell’eurozona pare sia destinata a contrarsi durante il quarto trimestre, aggiungendo speculazioni di una sempre più inevitabile recessione. Malgrado il Flash PMI di ottobre sia rimasto coerente col crollo modesto del PIL dello 0.2%, la domanda è calata notevolmente e le aziende hanno espresso una crescente preoccupazione sul livello elevato delle giacenze e le vendite più basse rispetto alle aspettative, soprattutto con l’approssimarsi dell’inverno. I rischi sono quindi rivolti ad un ribasso destinato ad accelerare verso la fine dell’anno. Se l’aumento del costo della vita resta la causa principale del rallentamento economico, la crisi energetica dell’eurozona rimane la preoccupazione principale e un freno per l’attività, specialmente nei settori ad alta intensità energetica. La pressione sui prezzi è rimasta nel frattempo ostinatamente elevata, visto che l’aumento dei costi energetici e del personale e l’indebolimento dell’euro controbilanciano qualsiasi abbassamento di prezzo dei beni legato al miglioramento delle condizioni della fornitura. L’alto valore degli indicatori dei prezzi dell’indagine, pertanto, costringerà la BCE a rafforzare ulteriormente la politica monetaria nei prossimi mesi, nonostante il crescente rischio di recessione. Ma è probabile che alcuni responsabili delle politiche monetarie considerino con sempre più a disagio gli effetti economici di un inasprimento troppo aggressivo delle politiche per contrastare altre difficoltà economiche.”

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