S&P Global PMI®: forte contrazione dell’edilizia italiana ad agosto

 S&P Global PMI®: forte contrazione dell’edilizia italiana ad agosto

Secondo gli ultimi dati PMI di S&P Global, il settore edile italiano è sceso ulteriormente in territorio di contrazione nel mese di agosto. L’attività è diminuita per il secondo mese consecutivo e a un ritmo più sostenuto, con il più rapido calo dei nuovi ordini da aprile 2020. Le imprese hanno reagito riducendo gli acquisti di fattori produttivi e tagliando i posti di lavoro per la prima volta da oltre un anno e mezzo.

La debolezza della performance si è riflessa anche in un maggiore pessimismo sulle prospettive di produzione per i prossimi dodici mesi, con i livelli di fiducia più bassi registrati dall’inizio delle restrizioni COVID-19 nei primi mesi del 2020.

L’Indice S&P Global PMI® sul Settore Edilizio Italiano – che misura le variazioni su base mensile della produzione totale del settore – ad agosto ha registrato 41.2 in discesa da 46.2 di luglio, indicando una riduzione generalmente forte dell’attività edilizia italiana nonché la più rapida da aprile 2020.

A livello settoriale, il calo è rimasto ampio ad agosto. Inoltre, ciascuno dei tre settori monitorati ha registrato un calo più rapido dell’attività, guidato dal settore dell’edilizia non residenziale.

Al centro della sostenuta flessione generale c’è stata un’ulteriore contrazione del volume degli ordini ricevuti dai costruttori italiani. Secondo gli intervistati, la debolezza della domanda è stata causata dall’incertezza economica, dalla guerra in Ucraina e dai problemi legati al piano di superbonus del governo. In particolare, il tasso di riduzione dei nuovi ordini è stato il più marcato da aprile 2020, all’apice delle chiusure connesse al COVID-19.

In linea con l’andamento dell’attività e dei nuovi ordini, ad agosto i costruttori italiani hanno continuato a ridurre l’attività di acquisto. Il ritmo del calo è accelerato durante il mese ed è stato il più forte in ben oltre due anni. Ciononostante, in agosto sono emersi nuovi segnali di tensione sulle catene di approvvigionamento, con un ulteriore allungamento dei tempi medi di consegna dei fattori produttivi. Gli intervistati hanno citato la carenza di materiali e le pressioni sulla capacità dei fornitori. Sebbene nel complesso sia ancora forte, l’entità dei ritardi è stata la minore degli ultimi 18 mesi.

Altrove, dopo lo stallo di luglio, i dati di agosto hanno evidenziato il primo calo del personale delle imprese di costruzione italiane da gennaio 2021. Tuttavia, il ritmo della riduzione dei posti di lavoro è stato solo frazionale. Nel frattempo, i costruttori hanno registrato un’ulteriore solida riduzione del ricorso ai subappaltatori a metà del terzo trimestre.

Sul fronte dei prezzi, i costi dei fattori produttivi sono aumentati ancora in agosto. Gli intervistati hanno citato l’aumento dei costi di energia, carburante e materiali come fattori di inflazione. In particolare, il ritmo dell’inflazione dei prezzi è aumentato rispetto a luglio ed è rimasto tra i più severi mai registrati.

Per quanto riguarda il futuro, la debole performance del settore ad agosto si è riflessa in un maggiore pessimismo sulle prospettive di attività per i prossimi dodici mesi con i costruttori che hanno mostrato il maggior livello di pessimismo da aprile 2020.Dai dati raccolti in sede d’indagine, ciò è dovuto a una serie di fattori, tra cui l’incertezza delle prospettive economiche, la debolezza della domanda dei clienti, la guerra in Ucraina, le pressioni inflazionistiche e i problemi legati al programma del superbonus.

Commento

Lewis Cooper, Economist presso S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: “Ad agosto si è registrato un ulteriore calo dell’attività edilizia italiana, con il ritmo di contrazione più forte da aprile 2020. Inoltre, la flessione ha interessato tutti e tre i sottosettori edilizi monitorati, ognuno dei quali ha registrato un’accelerazione del ritmo di contrazione. La domanda di base è ancora peggiorata, con un calo di richieste di nuovi ordini per il terzo mese consecutivo e al ritmo più rapido dall’apice delle restrizioni iniziali della pandemia all’inizio del 2020. Ciò che preoccupa è che le imprese hanno registrato un crescente pessimismo sulle prospettive per i prossimi dodici mesi, che si è riflesso nella prima riduzione di posti di lavoro in 19 mesi, anche se minima. Le prospettive negative sono legate ai problemi legati al programma di superbonus e alle scarse prospettive economiche dovute all’aumento della pressione sui costi, alla guerra in Ucraina e alla debolezza della domanda. Ciò suggerisce che le aziende non si aspettano un miglioramento delle condizioni nel breve termine”.

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