S&P Global PMI®: in Europa accelera la contrazione del settore manifatturiero di settembre con il calo ulteriore della domanda e l’aumento della pressione sui prezzi

 S&P Global PMI®: in Europa accelera la contrazione del settore manifatturiero di settembre con il calo ulteriore della domanda e l’aumento della pressione sui prezzi

A settembre si intensifica la contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona, con gli ultimi dati PMI® di S&P Global che hanno mostrato l’ennesimo calo sia della produzione che dei nuovi ordini. In alcuni casi, il volume della produzione si è ridotto in risposta all’incremento dei prezzi energetici, mentre parecchi programmi operativi sono stati corretti al ribasso per far fronte al minore numero di ordini ricevuti. La domanda di beni dell’eurozona è sprofondata ancora una volta a settembre per la maggiore inflazione e l’incertezza economica che hanno ridotto la richiesta da parte dei clienti. L’ottimismo delle aziende, di conseguenza, è calato al livello minimo da maggio 2020, causando un nuovo calo dell’attività di acquisto delle aziende in previsione di condizioni più difficili.

Nel frattempo, aumentano a settembre le pressioni inflazionistiche e, sebbene l’incremento derivato dalla carenza di materiale pare sia diminuito leggermente, parecchie imprese hanno evidenziato l’aumento dei costi energetici.

L’indice S&P Global PMI® per il Settore Manifatturiero dell’Eurozona di settembre è sceso a 48.4, da 49.6 di agosto e ha segnalato un nuovo peggioramento delle condizioni operative dei produttori manifatturieri dell’area euro. L’indice principale è inoltre crollato al livello minimo da giugno 2020.

Tra tutte le nazioni monitorate, l’Irlanda è stata l’unica che a settembre ha riportato un’espansione del PMI manifatturiero. A fine del terzo trimestre, le due maggiori economie dell’eurozona, Francia e Germania, hanno entrambe registrato il peggiore deterioramento delle condizioni operative dei relativi settori manifatturieri. I rispettivi PMI hanno raggiunto i livelli più bassi dalla prima ondata della pandemia da Covid-19 nella prima metà del 2020.

Per il quarto mese consecutivo, diminuisce il livello di produzione dell’area euro. La riduzione è stata in generale elevata e di portata simile a quella osservata ad agosto. Secondo le aziende campione, la minore produzione è collegata principalmente alla contrazione della domanda, anche se alcuni hanno riportato l’avverso impatto dell’attuale carenza di fornitura. In alcuni casi, la produzione manifatturiera è stata ridotta perché qualche azienda ha tentato di limitare l’utilizzo energetico a seguito dell’impennata dei prezzi.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di settembre

Irlanda51.5massimo in 2 mesi
Grecia49.7massimo in 3 mesi
Paesi Bassi49.0minimo in 26 mesi
Spagna49.0minimo in 2 mesi
Austria48.8invariato
Italia48.3massimo in 2 mesi
Germania47.8 (flash: 48.3)minimo in 27 mesi
Francia47.7 (flash: 47.8)minimo in 28 mesi

Continua a settembre il declino dei nuovi ordini nel manifatturiero e accelera rispetto al mese precedente. Nel complesso, il calo della domanda è stato il maggiore da maggio 2020 e riflette il generale indebolimento della richiesta da parte dei clienti. I prezzi più alti pare abbiano scoraggiato gli acquisti da parte dei clienti, anche se alcune imprese hanno registrato l’impatto avverso dell’incertezza dell’economia.

Con il tasso di contrazione dei nuovi ordini che ha superato quello della produzione, a settembre i produttori manifatturieri dell’eurozona sono stati in grado di concentrarsi sul lavoro inevaso. Il livello degli ordini in fase di lavorazione, infatti, è diminuito al tasso più veloce in oltre due anni. Continua però la crescita occupazionale, anche se è scivolata al livello più debole da febbraio 2021.

A prova di ulteriori segnali di difficolta, i manifatturieri dell’eurozona hanno ridotto i loro acquisti di beni per il terzo mese consecutivo e al tasso più veloce da giugno 2020. Tale calo è legato alle minori esigenze di produzione, e in parte agli sforzi per prevenire troppe giacenze nei magazzini. Senza ombra di dubbio, malgrado il forte crollo dell’attività di acquisto, le giacenze dei fattori produttivi sono aumentate ancora una volta a settembre. Secondo le imprese campione, tale variazione riflette la migliorata disponibilità di materie prime, anche se altri hanno riportato un’espansione involontaria dovuta alle poche vendite.

Allo stesso tempo, a settembre i ritardi delle consegne da parte dei fornitori sono stati i meno diffusi in quasi due anni. Infatti, la maggiore disponibilità di materie prime e il calo della domanda hanno favorito una minore pressione sui fornitori.

Detto questo, a settembre, per la prima volta da aprile, i tassi dei costi di acquisto e l’inflazione dei prezzi di vendita sono accelerati. Secondo le aziende campione, il forte aumento dei prezzi energetici è stato il motivo principale dell’incremento dei costi. Le aziende hanno a loro volta trasferito le spese più elevate ai clienti sotto forma di prezzi di vendita maggiori.

Infine, il livello di ottimismo delle aziende è scivolato a settembre in territorio negativo. I manifatturieri dell’area euro hanno infatti espresso il più forte grado di pessimismo da maggio 2020. Le aziende che partecipano all’indagine hanno attribuito il loro approccio negativo per l’anno prossimo all’impennata dei costi energetici, all’attuale guerra in Ucraina e alla paura di una recessione.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “La pessima combinazione del settore manifatturiero in recessione e l’incremento della pressione inflazionistica aggiungono ulteriori preoccupazioni alle previsioni dell’economia dell’eurozona. Escludendo le restrizioni pandemiche iniziali, i manifatturieri dell’eurozona non hanno mai osservato questi livelli di contrazione della domanda e della produzione dall’apice della crisi finanziaria di inizio 2009. La contrazione è stata principalmente causata dall’impennata del costo della vita, che ha ridotto la capacità di spesa colpendo la domanda. L’aumento dei prezzi energetici però stanno sempre più limitando la produzione presso i manifatturieri ad alta intensità energetica. La situazione sembra destinata a peggiorare, con gli ordini in calo ad un tasso significativamente maggiore rispetto a quello della produzione. Sono probabili altri tagli alla produzione nei prossimi mesi a meno che non ci sia una ripresa della domanda. A settembre, la combinazione di costi più alti e crollo della domanda ha inoltre spinto la previsione delle aziende per l’anno prossimo di nuovo in forte ribasso, causando di conseguenza una riduzione degli acquisti di beni e una più bassa crescita occupazionale, in preparazione di un rigido inverno. La crisi energetica ha controbilanciato il rallentamento della pressione inflazionistica dovuta ai minori ritardi dei fornitori dei mesi recenti. Dopo quattro mesi di rallentamento della pressione sui prezzi, l’inflazione dei costi d’acquisto ha ripreso ad accelerare, ponendo ulteriore pressione al rialzo sull’inflazione dei prezzi al consumo”.

Photo by Alireza Hatami on Unsplash

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