S&P Global PMI®: la maggiore crescita dell’attività economica dell’eurozona in otto mesi

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All’inizio del terzo trimestre del 2026, l’indagine S&P Global PMI® di luglio ha segnalato nell’eurozona un rilancio dell’attività economica e della domanda. Per la prima volta dai primi mesi dell’anno, i volumi registrati dalla produzione e dai nuovi ordini sono aumentati e ai tassi più veloci dallo scorso novembre. Il settore terziario è stato strumentale a tali miglioramenti, indicando un riavvio della crescita e dunque raggiungendo un settore manifatturiero in espansione.

Sulla pressione dei prezzi, luglio ha segnalato un ulteriore rallentamento con una diminuzione dei tassi di inflazione dei prezzi di vendita e di acquisto. La fiducia è salita al valore più alto in cinque mesi, restando però inferiore ai livelli registrati immediatamente prima del conflitto in Medio Oriente.

L’Indice destagionalizzato S&P Global PMI® della Produzione Composita dell’Eurozona – una media ponderata dell’Indice PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice PMI dell’Attività Economica Terziaria – ha oltrepassato a luglio la soglia di non cambiamento di 50.0 di giugno, salendo a 52.0. L’indice principale ha dunque segnalato una crescita dell’attività economica per la prima volta da marzo ed ha toccato il valore più alto in otto mesi.

Essenzialmente, l’espansione di luglio è stata ampia, con la crescita dell’attività dei servizi combinatasi ad un rialzo sostenuto e accelerato della produzione manifatturiera. In merito ai valori di espansione economica delle singole nazioni, i dati PMI sono stati variegati. La Germania ha riportato il suo primo rialzo della produzione del settore privato da marzo, mentre sia Italia che Spagna hanno registrato i dati di crescita più forti. A distinguersi è stata soprattutto la Spagna, che ha registrato un record di crescita in oltre un anno e mezzo. La Francia, isolatamente, ha continuato a restare in contrazione, ma a ritmi più lenti.

La domanda di beni e servizi ricevuta a luglio dall’eurozona è migliorata ed ha segnalato il primo rialzo mensile dei volumi delle vendite da febbraio. Il rilancio dei nuovi ordini del terziario si è unito al leggero rialzo degli ordini ricevuti dal settore industriale. L’indice sulle esportazioni (incluso il commercio intra-eurozona) è però rimasto fiacco ma con un tasso di contrazione solo marginale ed il più debole in poco più di un anno.

In questo inizio di terzo trimestre, le aziende dell’eurozona hanno continuato a smaltire gli ordini inevasi, seguendo un andamento che dura da più di tre anni. Allo stesso tempo, l’occupazione si è stabilizzata dopo sei mesi di continui tagli ai posti di lavoro.

Le aziende monitorate si sono mostrate più ottimiste sull’attività futura, con aspettative di crescita migliorate per il terzo mese consecutivo. La fiducia è rimasta inferiore ai livelli di febbraio, immediatamente prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente.

In conclusione, l’eurozona ha registrato a luglio un ulteriore allentamento delle pressioni sui prezzi, con i tassi d’inflazione dei prezzi di acquisto e di vendita in calo. Le spese operative hanno generalmente registrato un forte rialzo, ma ad un ritmo sceso ai minimi in cinque mesi. Le tariffe applicate per beni e servizi dell’eurozona hanno indicato il minore aumento dallo scorso marzo. Va però aggiunto che l’inflazione dei prezzi di vendita, se paragonata alla media d’indagine, è stata elevata.

PMI S&P Global del Terziario dell’Eurozona

L’Indice S&P Global PMI sull’Attività Economica del Terziario dell’Eurozona è salito a luglio a 51.7 da 49.4 di giugno. Il ritorno sul territorio di espansione conclude tre mesi di calo, registrando il più veloce rialzo da febbraio.

Le condizioni più forti della domanda hanno sostenuto la nuova espansione dell’attività economica di luglio. La crescita delle vendite è stata storicamente forte, anche se un nuovo ulteriore declino (più debole però) delle vendite estere ci suggerisce un’espansione legata piuttosto a ordini entro i confini nazionali.

Le aziende che forniscono servizi hanno continuato a ridurre i volumi di ordini inevasi, in contemporanea con un lieve incremento occupazionale.

Allo stesso tempo, a luglio si è registrato un rallentamento solo marginale delle pressioni inflazionistiche dell’eurozona. I prezzi di acquisto e di vendita hanno tuttavia registrato i tassi di crescita più lenti da, rispettivamente, febbraio e marzo.

Guardando alle previsioni future, il settore terziario dell’eurozona si è mostrato più ottimista sui prossimi dodici mesi. La fiducia ha segnato a luglio il maggiore rialzo in cinque mesi.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Considerando l’attuale conflitto in Medio Oriente, il PMI finale di luglio mostra uno scenario di incoraggiante resilienza dell’economia dell’eurozona, ma allo stesso tempo evidenzia quanto il clima economico sia influenzato dai cambiamenti dei contesti geopolitici. L’incremento dell’indice principale di produzione significa che l’indagine sta segnalando una crescita trimestrale del PIL dello 0.3%, il che rispecchia un rialzo di sempre più ampia portata. Luglio mostra il primo significativo aumento dell’attività del terziario dall’inizio del conflitto, aggiungendosi al panorama estivo più luminoso del manifatturiero, che ha a sua volta riportato il maggiore incremento della produzione in più di quattro anni. A luglio anche le previsioni ottimistiche sono migliorate, segnando i valori più elevati da gennaio. Tale positività ha ricevuto il sostegno di migliorate condizioni della domanda, con i nuovi ordini che a luglio sono risaliti e al ritmo più veloce da novembre, mentre i costi sostenuti dalle aziende hanno indicato il più lento rialzo da febbraio. Tuttavia, questi miglioramenti sono sopravvenuti successivamente all’abbassamento dei prezzi di giugno e alle minori tensioni nel Medio Oriente. Con il nuovo peggioramento del conflitto, si profilano all’orizzonte nuovi rischi di un calo della crescita e di nuovi incrementi ai già alti valori inflazionistici. Sono questi ultimi a mettere gli organi politici in un più risoluto stato di allerta, anche se il netto calo degli indicatori PMI sui prezzi alimenta le possibilità di nuovi rialzi dei tassi fino a quando le previsioni inflazionistiche non tornano più stabili.”