A marzo, malgrado l’elevata incertezza e le forti pressioni sui costi causati dalla guerra in Medio Oriente, il settore manifatturiero italiano è riuscito a mantenere una crescita.
Detto ciò, a marzo sia l’espansione della produzione che dei nuovi ordini si sono attenuate. Come protezione da ulteriori incrementi di prezzo, e nel tentativo di creare giacenze a causa dei problemi che sta affrontato la catena di distribuzione, per la prima volta in oltre tre anni sono aumentati gli acquisti e, di conseguenza, le scorte. Per quanto riguarda i prezzi, sia l’inflazione dei costi che quella dei prezzi di vendita sono cresciuti al tasso più rapido in oltre tre anni.
In leggera salita da 50.6 di febbraio, l’S&P Global PMI® Settore Manufatturiero in Italia (Purchasing Managers’ IndexTM), un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, a marzo ha raggiunto 51.3.
Questo dato, malgrado abbia segnato solo un miglioramento moderato delle condizioni operative, è stato il più alto in oltre tre anni. Tre dei cinque indicatori hanno riportato tendenze al rialzo, con quella maggiore riportata dai tempi medi di consegna. Tale crescita è stata causata dalla guerra in Medio Oriente e, in misura minore, dalla pressione collegabile ad una maggiore domanda di beni.
Nonostante i crescenti livelli di incertezza dovuti al conflitto in Medio Oriente, le aziende manifatturiere italiane hanno incrementato per il secondo mese consecutivo i loro livelli produttivi. Detto ciò, il tasso registrato è stato più debole di quello di febbraio e nel complesso solo leggero.
L’indagine di marzo ha mostrato un aumento altrettanto lieve dei nuovi ordini ricevuti. La domanda di beni manifatturieri è stata conseguente ai tentativi di acquisti da parte dei clienti per far fronte alla speculazione inflazionistica dei prezzi, anche se alcune aziende hanno riportato una domanda più bassa a causa dell’incertezza dei clienti. Le vendite estere sono cresciute per la prima volta in quattro mesi ma solo marginalmente.
A marzo, in contrasto con la recente tendenza al ribasso durata oltre tre anni e mezzo, i livelli di acquisto delle aziende manifatturiere sono aumentati. Allo stesso tempo, per la prima volta in otto mesi, c’è stato un leggero aumento delle scorte delle materie prime e dei semi lavorati, poiché alcune aziende hanno cercato di incrementare le scorte in preparazione per possibili blocchi nella catena di fornitura.
A marzo, i tempi di consegna dei fornitori, infatti, si sono notevolmente allungati, con l’indice che è sceso al livello più basso da ottobre 2022. Diverse aziende hanno riportato difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali e problemi logistici conseguenti alla guerra in Medio Oriente.
Tale impatto è stato inoltre osservato nei dati sui prezzi, con le pressioni sui costi affrontate dalle aziende manifatturiere in Italia in rapido aumento. I maggiori costi relativi a energia, carburante, spedizioni, trasporti e materie prime sono comunemente presenti nei commenti raccolti dal sondaggio come fattori che hanno contribuito a tali incrementi. Il tasso di inflazione dei costi è accelerato fino a un massimo degli ultimi tre anni e mezzo.
Nel tentativo di compensare almeno parzialmente le spese maggiori, i prezzi per i beni manifatturieri italiani sono aumentati a marzo a un ritmo più elevato.
Sul fronte occupazionale, a marzo le aziende hanno continuato ad assumere costantemente nuovo personale, ad un livello in linea a quello visto negli altri mesi del primo trimestre. Ci sono state segnalazioni di sostituzioni di personale dimissionario e assunzioni varie. Allo stesso tempo, alla fine del primo trimestre si è registrata una lieve riduzione del volume degli ordini in fase di lavorazione. Il tasso di esaurimento del lavoro inevaso è stato tuttavia il più debole registrato nell’attuale fase di tendenza di calo iniziata quasi quattro anni fa.
Guardando al futuro, le aziende manifatturiere italiane sono rimaste fiduciose su un aumento della produzione nel prossimo anno dai livelli attuali, con quelle che hanno espresso ottimismo che hanno superato di quattro volte i pessimisti (44% contro 11%). Le aziende si aspettano generalmente una crescita, supportata da piani di spesa per macchinari e dalla speranza di un miglioramento delle condizioni aziendali. Il livello complessivo di fiducia aziendale è tuttavia sceso sotto la media di lungo periodo, raggiungendo il minimo degli ultimi nove mesi, a causa delle preoccupazioni per la prospettiva di ulteriori interruzioni dovute alla guerra in Medio Oriente.
Commento
Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Le aziende manifatturiere in Italia hanno subito l’impatto della guerra in Medio Oriente, in particolare nella loro catena di fornitura, poiché i tempi di consegna dei beni si sono allungati al livello maggiore dall’ottobre 2022, con segnalazioni di carenze e sfide di natura logistica. I dati sui prezzi hanno mostrato una forte espansione delle pressioni sui costi, le aziende hanno infatti largamente riportato di aver sostenuto maggiori costi per materie prime, trasporti ed energia. Il tasso di inflazione dei costi è cresciuto al livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo, innescando un forte aumento dei prezzi medi di vendita. In vista di ulteriori interruzioni nella catena di fornitura e aumenti dei prezzi, per la prima volta in ben oltre tre anni, le aziende manifatturiere hanno acquistato beni supplementari, segnalando quindi il primo aumento delle scorte in otto mesi. Sebbene una maggiore incertezza sia stata segnalata da un rapido calo dei livelli di fiducia, i volumi di produzione e gli ordini ricevuti sono aumentati per il secondo mese consecutivo, seppur a tassi più lievi e solo marginali. Un fattore positivo arriva dalla maggiore assunzione del personale da parte delle aziende.”
