S&P Global PMI®: produzione manifatturiera italiana in calo al ritmo più rapido da aprile 2020

 S&P Global PMI®: produzione manifatturiera italiana in calo al ritmo più rapido da aprile 2020

A settembre il settore manifatturiero italiano ha registrato il più rapido calo della produzione dall’apice delle restrizioni per la pandemia del 2020, a causa di una sostenuta flessione dei volumi degli ordini, determinata da una combinazione di pressioni inflazionistiche e di maggiori incertezze, che hanno pesato sull’andamento della produzione. Gli indici dei prezzi dell’indagine hanno segnalato una nuova accelerazione delle pressioni inflazionistiche a causa dell’aumento dei costi dell’energia e dei materiali, che sono stati poi trasferiti ai clienti.

In prospettiva, sebbene le aziende prevedano in media un aumento della produzione tra 12 mesi, l’ottimismo è sceso al secondo minimo storico (dopo solo quello di marzo 2020).

L’indice destagionalizzato S&P Global PMI® (Purchasing Managers’ Index®) del settore manifatturiero italiano è rimasto pressoché invariato rispetto alla lettura di 48.0 di agosto, salendo leggermente a 48.3 in settembre. Si tratta del terzo modesto peggioramento mensile consecutivo dello stato di salute del settore.

Al centro della seria crisi alla fine del terzo trimestre ci sono state ulteriori contrazioni della produzione e dei nuovi ordini. La produzione industriale è diminuita per la quarta volta in cinque mesi, e l’ultima riduzione è stata la più forte dall’aprile 2020 e, escludendo le prime chiusure legate alla pandemia, dal marzo 2013. Secondo i partecipanti, la debolezza della domanda dei clienti ha pesato sull’andamento della produzione.

In effetti, le condizioni della domanda sono rimaste scarse a settembre. I nuovi ordini sono diminuiti per il quinto mese consecutivo, e ad un ritmo molto sostenuto, con segnalazioni che l’incertezza e le pressioni inflazionistiche avevano fatto scendere ulteriormente le vendite.

Anche i volumi degli ordini dall’estero sono diminuiti nuovamente a settembre, con un calo marcato nonostante la leggera attenuazione su base mensile. I partecipanti all’indagine hanno rilevato la debolezza della domanda da parte dei clienti, commentando anche sui tassi di cambio sfavorevoli.

In risposta alla debolezza delle vendite e al calo della produzione, a settembre le imprese hanno ridotto ulteriormente gli acquisti di fattori produttivi. L’attività di acquisto è diminuita al ritmo più rapido degli ultimi due anni.

Nel frattempo, gli acquisti programmati hanno portato a un ulteriore lieve aumento delle scorte degli acquisti presso le imprese italiane. Anche le scorte post-produzione sono aumentate a settembre, in seguito alle segnalazioni di vendite deboli che hanno lasciato articoli invenduti nei magazzini, anche se il tasso di aumento si è ridotto a un ritmo marginale.

Altrove, i dati di settembre hanno evidenziato una maggiore pressione sulle catene di approvvigionamento, in quanto i tempi medi di consegna dei fattori produttivi si sono allungati a un ritmo più sostenuto. Gli intervistati hanno collegato i ritardi a carenze e problemi di trasporto.

Contemporaneamente, i dati hanno mostrato ulteriori segnali di capacità inutilizzata tra i produttori italiani, con il livello di lavori in corso (ma non ancora completati) in calo per il quarto mese consecutivo. Secondo i partecipanti, l’indebolimento dei requisiti di produzione ha permesso alle aziende di lavorare sugli ordini non completati. Il tasso di riduzione di lavoro inevaso è stato il più rapido dal luglio 2020 e netto. Ciononostante, a settembre le imprese hanno continuato ad assumere personale e il tasso di creazione di posti di lavoro è salito a un ritmo marginale.

Per quanto riguarda i prezzi, l’onere dei costi è aumentato ancora una volta in seguito alle notizie di un’impennata dei costi dell’energia e dei materiali. In particolare, il tasso di inflazione dei costi si è accelerato per la prima volta da aprile ed è stato tra i più elevati mai registrati. In risposta, le imprese hanno aumentato le tariffe a un ritmo più sostenuto.

In conclusione, la fiducia delle imprese è scesa a settembre a un minimo quasi da record, tra timori di recessione, instabilità politica e aumento dei costi energetici.

Commento

Lewis Cooper, Economist di S&P Market Intelligence, ha dichiarato: “Il settore manifatturiero italiano ha chiuso il terzo trimestre dell’anno in contrazione. La produzione è diminuita a un ritmo più rapido, con il quinto calo mensile consecutivo di nuovi lavori, connesso alla debolezza della domanda dei clienti, determinata a sua volta dal rincaro dei prezzi e dall’aumento dell’incertezza. Altre notizie sgradite sono giunte in merito alle pressioni inflazionistiche, con i dati di settembre che segnalano una ripresa dei tassi di inflazione sia dei costi che dei prezzi alla vendita, che hanno raggiunto i massimi di tre mesi. L’occupazione è rimasta un piccolo punto di forza, con la creazione di posti di lavoro in aumento su base mensile, anche se le tendenze del mercato del lavoro potrebbero indebolirsi nel breve termine, mentre la fiducia delle imprese è scesa a settembre al secondo livello più basso mai registrato, dopo solo quello dell’inizio della pandemia nel marzo 2020. Le aziende hanno citato i timori di una recessione, l’aumento dei costi dell’energia, la debolezza della domanda e l’incertezza politica”.

Photo by Hayffield L on Unsplash

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