S&P Global PMI®: rallenta ancora la contrazione manifatturiera nell’Eurozona a causa della stabilizzazione delle condizioni di fornitura e il calo dell’inflazione

 S&P Global PMI®: rallenta ancora la contrazione manifatturiera nell’Eurozona a causa della stabilizzazione delle condizioni di fornitura e il calo dell’inflazione

Durante l’ultimo mese del 2022 diminuisce l’intensità di contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona, con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche e le condizioni più stabili della catena di fornitura che hanno dato tregua ai produttori di beni. Rimane però evidente la debolezza della domanda dei clienti sotto forma di calo di nuovi ordini ricevuti. Le aziende hanno trasferito la maggiore capacità produttiva nella riduzione del lavoro inevaso. Allo stesso tempo, a dicembre, malgrado il crollo del volume dell’attività di acquisto e della produzione, sono stati registrati nuovi aumenti delle giacenze dei fattori produttivi e dei prodotti finiti. Detto questo, continua la crescita occupazionale, con l’ottimismo in salita al livello massimo in sette mesi.

L’indice S&P Global PMI® per il Settore Manifatturiero dell’Eurozona di dicembre ha raggiunto un valore al di sotto della soglia neutra di non cambiamento di 50.0 per il sesto mese consecutivo, mostrando un peggioramento delle condizioni operative del settore. Detto questo, attestandosi a 47.8, in salita da 47.1 di novembre, questo rappresenta il valore massimo in tre mesi segnalando una più leggera contrazione.

I dati settoriali hanno mostrato un continuo peggioramento nei mercati dei beni di consumo e intermedi, mentre i produttori di beni capitali hanno registrato un marginale miglioramento.

Tutti i costituenti dell’eurozona monitorati, che nel totale rappresentano circa l’89% dell’attività manifatturiera dell’eurozona, hanno registrato a dicembre un PMI manifatturiero al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0, segnalando una debolezza generale. Detto questo, a dicembre il calo si è ridotto ad eccezione della Grecia, dove è stato osservato un maggiore declino.

Segnando il settimo mese consecutivo di contrazione, cala a dicembre la produzione manifatturiera dell’eurozona. Detto questo, la contrazione è stata solo moderata e la più debole da giugno. Il calo della produzione ha coinciso con l’ennesimo crollo dei nuovi ordini ricevuti, con la domanda dei beni dell’eurozona rimasta generalmente debole. In linea con la tendenza della produzione, il declino delle vendite industriali si è indebolito da novembre ed è stato il più basso in quattro mesi. Una contrazione più lenta dei nuovi ordini esteri, incluso il commercio intra eurozona, ha inoltre favorito la riduzione generale dei nuovi ordini ricevuti.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di dicembre

Francia49.2 (flash: 48.9)massimo in 4 mesi
Paesi Bassi48.6massimo in 3 mesi
Italia48.5massimo in 5 mesi
Austria47.3massimo in 3 mesi
Grecia47.2minimo in 24 mesi
Germania47.1 (flash: 47.4)massimo in 3 mesi
Spagna46.4massimo in 3 mesi

*I dati dell’Irlanda sono pubblicati il 3 gennaio

In assenza di crescita dei nuovi ordini, i manifatturieri dell’eurozona hanno rivolto l’attenzione al loro lavoro inevaso. Gli ultimi dati dell’indagine hanno mostrato a dicembre un forte crollo del lavoro inevaso su base mensile. I produttori dei beni manifatturieri hanno di conseguenza ridotto le loro assunzioni, con un tasso di creazione occupazionale in rallentamento al livello minimo in 22 mesi.

Per adattarsi alla minore domanda, a fine anno i manifatturieri dell’eurozona hanno ridotto i loro acquisti di materie prime e altri componenti. La riduzione è stata elevata ma la più lenta in tre mesi. Il calo della domanda di fattori produttivi ha favorito la riduzione della pressione presso i fornitori: i tempi medi di consegna degli acquisti di dicembre si sono stabilizzati, con notizie di un miglioramento della disponibilità di materie prime.

Anche le giacenze degli acquisti sono aumentate a dicembre, malgrado il forte calo dell’attività di acquisto. Il tasso di accumulo è stato solo marginale e il più debole in 15 mesi. Allo stesso tempo, a seguito dell’espansione storicamente elevata delle giacenze dei prodotti finiti osservata nei mesi recenti, i dati di dicembre hanno mostrato l’aumento più debole dell’attuale sequenza di sette mesi.

A dicembre, diminuisce la pressione inflazionistica nel settore manifatturiero della zona euro. Il tasso di inflazione dei costi è rimasto elevato ma il più debole da novembre 2020. I prezzi di vendita, di conseguenza, hanno indicato un aumento più debole, con alcune aziende che hanno deciso di trasferire i minori costi ai loro clienti. In generale, l’aumento dei prezzi di vendita è stato il più lento da marzo 2021.

Per concludere, è migliorato per il secondo mese consecutivo l’ottimismo delle aziende, aumentando ulteriormente dal livello minimo in due anni e mezzo di ottobre. Di fatto, la previsione dell’attività futura è ritornata ad essere positiva per la prima volta da agosto. Detto questo, l’ottimismo registrato è rimasto storicamente debole ed è stato influenzato dall’inflazione, dalle elevate bollette energetiche e dai rischi di recessione.

Commento

Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Nel mese precedente al nuovo anno, questo secondo rallentamento mensile consecutivo del tasso di perdita della produzione manifatturiera è di buon auspicio per il tormentato settore manifatturiero. Per la prima volta da agosto le previsioni ottimistiche per la produzione futura hanno superato quelle pessimistiche, suggerendo un notevole miglioramento dell’ottimismo. Le aspettative sono risultate più rosee a causa dei segnali di ripresa della catena di fornitura e alla forte riduzione delle pressioni inflazionistiche, così come alle minori preoccupazioni sulla crisi energetica della regione, dovute in parte all’assistenza governativa. I problemi legati alla catena di distribuzione e all’inflazione affrontati dalle aziende sono quindi diminuiti rispetto allo stato elevato di preoccupazione osservato in autunno. Le buone notizie sono però smorzate dall’attuale debolezza della domanda, con l’afflusso dei nuovi ordini che continua a crollare ad un tasso di gran lunga superiore di quello col quale le aziende stanno riducendo la produzione, suggerendo che i manifatturieri dovranno ancora una volta tagliare notevolmente la produzione nei prossimi mesi a meno che non ci sia una ripresa a breve termine della domanda. Con l’aggravarsi dello scenario economico globale e il nuovo aumento dei tassi di interesse dell’eurozona a dicembre, i rischi riguardanti la previsione della domanda rimangono al ribasso. Guardando all’anno prossimo, oltre ad osservare i possibili cambiamenti delle politiche fiscali e monetarie, in cima alla lista dei problemi dei manifatturieri da monitorare mentre ci avviciniamo al 2023 sarà l’impatto della catena di distribuzione e i prezzi delle materie prime dovuto al cambiamento di approccio al Covid-19 in Cina. In aggiunta a questo, c’è da considerare la possibilità della forte variazione dei prezzi energetici a causa della situazione geopolitica, con la guerra tra Ucraina e Russia che rimane la principale minaccia alla stabilità della regione”.

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