S&P Global PMI® Settore manifatturiero in Italia: a giugno le pressioni sui prezzi si attenuano con la riduzione delle interruzioni sulla catena di approvvigionamento

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Secondo gli ultimi dati dell’Indagine S&P Global PMI® il settore manifatturiero in Italia ha continuato a trarre vantaggio dalle iniziative di creazione di giacenze.

Qualche segnale ha tuttavia indicato che tale impennata della domanda si fosse in qualche modo attenuata, a fronte di un rallentamento sia nel volume degli ordini che nella produzione. Le imprese si sono mostrate più caute nelle decisioni relative alle assunzioni e agli acquisti di fattori produttivi. Le pressioni sia sui prezzi che sulle catene di approvvigionamento sono state invece le meno intense da marzo.

In discesa da 52.9 di maggio, l’indice S&P Global PMI® Settore Manufatturiero in Italia (Purchasing Managers’ IndexTM), un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, a giugno ha raggiunto un valore di 52.2. Tale risultato rappresenta comunque uno dei più forti in oltre quattro anni, anche se tre dei cinque componenti del PMI abbiano avuto un’influenza negativa.

Per il secondo mese consecutio la crescita dei nuovi ordini è risultata elevata, malgrado il ritmo di espansione abbia perso slancio. Mentre alcune aziende hanno segnalato un aumento della domanda dovuto alle operazioni di creazione di giacenze da parte dei clienti, altre hanno indicato l’incertezza come fattore limitante.

A giugno si è registrato un aumento altrettanto modesto dei nuovi ordini esteri. Laddove è stata segnalata una crescita, le aziende hanno spesso sottolineato di aver ottenuto risultati positivi soprattutto con i clienti dell’Europa occidentale.

Secondo quanto riportato, questo rallentamento della domanda è stato a giugno uno dei fattori principali alla base delle decisioni prese dalle imprese. Ad esempio, la produzione è tornata a crescere e, sebbene il ritmo di espansione sia rimasto solido, nel corso del mese ha registrato un rallentamento.

A giugno, la combinazione tra una crescita più modesta delle vendite e i segnali di capacità inutilizzata (come dimostra un nuovo calo degli ordini in arretrato) ha spinto le imprese a ridurre le assunzioni.

Di conseguenza il fabbisogno di beni ha registrato un aumento minore con le aziende che hanno deciso di ridurre il volume di acquisto per la prima volta in quattro mesi. A giugno si è registrato tuttavia il primo aumento delle scorte di acquisti da marzo, in seguito al record di crescita in quattro anni degli acquisti di beni registrato a maggio e, in alcuni casi, a causa dei tempi di attesa più lunghi.

Le interruzioni delle catene di approvvigionamento causate dal conflitto in Medio Oriente hanno di fatto continuato a pesare sulle prestazioni dei fornitori. Sono stati comunemente segnalati casi di ritardi nelle consegne, in particolare quelli relativi alle rotte utilizzate per il trasporto merci, oltre che carenze di materiali e pressioni sulla capacità dei fornitori. Tuttavia, il deterioramento ha mostrato i primi segni di attenuazione dall’inizio della guerra.

Le aziende manifatturiere italiane hanno continuato a segnalare a giugno un elevato livello di pressione sui costi. Sebbene il tasso di inflazione sia sceso dal picco in quattro anni di maggio al livello più basso da marzo, ha comunque superato in modo significativo la media storica. Le aziende campione hanno segnalato un aumento del prezzo delle materie prime, dell’energia, del petrolio, dei derivati del petrolio e dei trasporti. Sebbene ancora meno marcata rispetto a quella dei costi, anche l’inflazione dei prezzi di vendita è scesa al minimo degli ultimi tre mesi.

Per concludere, a giugno i produttori di beni in Italia hanno mantenuto la fiducia nelle prospettive di produzione a 12 mesi. Il livello di ottimismo è tornato al di sopra della media, riflettendo le diffuse speranze di un miglioramento delle condizioni economiche e di una risoluzione del conflitto in Medio Oriente.

Commento

Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Pur continuando a beneficiare in una certa misura delle iniziative di creazione delle giacenze, i dati di giugno dimostrano che questa spinta temporanea sta iniziando a esaurirsi. Infatti, le stesse aziende manifatturiere hanno ridotto i propri volumi di acquisto in risposta al rallentamento della crescita e a fronte di un nuovo aumento delle scorte di materie prime. Sebbene l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sia ancora chiaramente evidente nei dati relativi ai prezzi e ai tempi di consegna, gli ultimi dati forniscono invece i primi segnali che la situazione sta evolvendo nella giusta direzione per le aziende manifatturiere italiane. I tassi di inflazione dei costi e dei prezzi di vendita hanno registrato i livelli più bassi da marzo, subito dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente, e anche il deterioramento delle prestazioni della catena di approvvigionamento in questo periodo è stato minore. Sebbene le imprese si siano mostrate più ottimiste riguardo alle prospettive a 12 mesi, è chiaro che fanno affidamento su un miglioramento del contesto economico.”