S&P Global PMI® Settore manifatturiero in Italia: rallenta la crescita della produzione a fronte della prima contrazione degli ordini in tre mesi

Gli ultimi dati dell’Indagine S&P Global PMI® di luglio hanno evidenziato nuovi segnali di indebolimento della domanda per i beni manifatturieri italiani.

In assenza di un sostegno derivante dall’accumulo di giacenze, a luglio si è registrata la prima flessione dei nuovi ordini in tre mesi. Ciò ha determinato una crescita più contenuta della produzione, una riduzione degli acquisti di beni e una nuova contrazione dell’occupazione, con l’aggiunta di una minore fiducia nelle prospettive future. Tuttavia, questo contesto di domanda debole, sia di materie prime che di prodotti finiti, ha contribuito ad attenuare le pressioni sui costi.

In discesa da 52.2 di giugno, l’indice S&P Global PMI® Settore Manufatturiero in Italia (Purchasing Managers’ IndexTM), un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, a luglio è calato a 51.3.

Il dato principale ha evidenziato solo un lieve miglioramento delle condizioni operative, attribuibile principalmente alla crescita sostenuta della produzione. Anche se con qualche disagio associato alla domanda, un ulteriore deterioramento nella prestazione dei fornitori ha fornito un contributo positivo.

Come evidenziato da una nuova contrazione dei nuovi ordini, a luglio si è osservato un attenuarsi dell’impulso derivante dai tentativi di accumulo di scorte. I dati raccolti dai partecipanti all’indagine hanno attribuito la domanda contenuta all’incertezza geopolitica e alle pressioni inflazionistiche. A luglio si è inoltre registrata la prima diminuzione degli ordini esteri in cinque mesi. Il ritmo della contrazione è risultato complessivamente moderato.

La carenza di nuovi ordini di luglio ha fatto sì che le aziende manifatturiere si dedicassero al lavoro inevaso. Il tasso di smaltimento è risultato non solo significativo, ma anche il più marcato registrato da inizio anno.

A luglio, l’evasione degli ordini già esistenti ha consentito alle imprese di portare avanti l’attività produttiva, che ha esteso l’attuale periodo di crescita della produzione a sei mesi ma al ritmo più contenuto da marzo.

La più debole prestazione di vendita ha influito sulle decisioni delle imprese in materia di occupazione e acquisti, con riduzioni segnalate in entrambi i casi. Luglio ha registrato la prima contrazione occupazionale da inizio anno, sebbene di entità contenuta e spesso riconducibile a pensionamenti e dimissioni volontarie. Il volume degli acquisti si è ridotto per il secondo mese consecutivo, in quanto le pressioni sui prezzi, ancora elevate, hanno rappresentato un deterrente. Nonostante la diminuzione della domanda di fattori produttivi, i tempi medi di consegna si sono nuovamente allungati in modo significativo a luglio. Il conflitto in Medio Oriente è stato frequentemente indicato come causa dei ritardi, attribuiti a carenze di materiali, problematiche logistiche e interruzioni nelle spedizioni. Tuttavia, il peggioramento complessivo delle performance dei fornitori è risultato il meno accentuato da marzo.

Così come quanto osservato nelle catene di fornitura, le pressioni sui prezzi derivanti dal conflitto in Medio Oriente hanno proseguito a luglio la tendenza al rallentamento. Il tasso complessivo di inflazione dei costi si è attestato sul livello più basso in quattro mesi, pur rimanendo complessivamente elevato. Secondo quanto segnalato dalle aziende campione, si è registrato un aumento dei prezzi delle materie prime, dei trasporti, delle spedizioni, dell’energia elettrica e del petrolio. Anche le aziende manifatturiere hanno adottato un approccio meno aggressivo nel fissare i propri prezzi, con un tasso di inflazione che si è attestato sul livello più debole da marzo. Nonostante diverse aziende abbiano evidenziato sforzi per trasferire l’incremento dei costi ai clienti finali, gli aumenti dei prezzi d’acquisto hanno continuato a superare significativamente quelli dei prezzi di vendita, suggerendo ulteriori pressioni sui margini.

Sebbene a luglio permanga un certo ottimismo, i produttori manifatturieri italiani hanno manifestato una minore fiducia nelle prospettive di crescita. Per la quarta volta negli ultimi cinque mesi, il livello di fiducia si è attestato al di sotto della tendenza media. Il contesto economico globale e le pressioni sui prezzi elevate sono stati indicati come principali fattori di preoccupazione dai produttori in Italia.

Commento

Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Apparentemente a luglio si è registrato un valore positivo dell’indice PMI principale, indicando una crescita sostenuta della produzione. Detto ciò, per comprendere pienamente il contesto operativo delle imprese manifatturiere italiane, è necessario analizzare gli indici secondari, che hanno evidenziato una domanda contenuta e un aumento dei livelli di incertezza sia tra le aziende sia tra i loro clienti. Dopo il venir meno dell’impulso iniziale derivante dalle attività di accumulo precauzionale, le imprese stanno adottando un approccio più prudente, riducendo i volumi di acquisto e il numero del loro personale. L’aspetto positivo è che la debolezza della domanda ha contribuito ad attenuare le pressioni derivanti dalla situazione di prezzi elevati e dalle criticità della catena di approvvigionamento causate dal conflitto in Medio Oriente.”