Statistiche sulle dichiarazioni Ires e Irap presentate nel 2012

 Statistiche sulle dichiarazioni Ires e Irap presentate nel 2012

Il Dipartimento delle Finanze diffonde le statistiche sulle dichiarazioni IRES (Imposta sul Reddito delle Società) e IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) relative all’anno d’imposta 2011 e presentate nel corso degli anni 2012 e 2013. Per le società di capitali (in alcuni casi di grandi dimensioni), che hanno il periodo d’esercizio non coincidente con l’anno solare, il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2011 è stato settembre 2013.
Con questa diffusione si completano dunque i dati statistici relativi alle dichiarazioni fiscali per l’anno d’imposta 2011.

IRES
Il contesto macroeconomico nel 2011 è stato caratterizzato da un rallentamento della crescita del PIL (+1,8% in termini nominali e +0,5% in termini reali rispetto all’anno precedente) e dalla ripresa dell’inflazione (2,8%) (1).
Nell’anno d’imposta 2011 le dichiarazioni delle società di capitali sono state 1.097.152, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. L’86,8% delle società di capitali sono società a responsabilità limitata. Le situazioni di fallimento, liquidazione o estinzione riguardano circa 112.000 società, pari al 10,2% del totale; queste situazioni mostrano un tasso di crescita lievemente in aumento rispetto all’anno precedente (+4,4% contro il +3,1% dell’anno d’imposta 2010).
Il 62% dei soggetti dichiara un reddito d’impresa rilevante ai fini fiscali, mentre il 32% dichiara una perdita (2) . I soggetti che dichiarano un reddito aumentano del 3,4% rispetto all’anno precedente mentre diminuiscono quelli in perdita (-2,9%) d’impresa totale dichiarato è sostanzialmente invariato rispetto all’anno d’imposta precedente (155,6 miliardi di euro in totale, +0,3% rispetto all’anno d’imposta 2010) e si conferma fortemente concentrato nelle regioni del centro e del nord, mentre il reddito medio dichiarato, pari a 227.170 euro, subisce un decremento (-3% rispetto all’anno d’imposta precedente).
Nell’anno d’imposta 2011 le società di capitali hanno dichiarato complessivamente un imponibile (3) di 126,9 miliardi di euro, con un lieve incremento (+1,1%) rispetto all’anno d’imposta precedente che, tuttavia, non recupera i valori del 2008, ultimo anno prima della crisi economica. L’incremento dell’imponibile dichiarato riguarda principalmente le società che liquidano l’imposta ordinariamente (+2,3%), tra le quali, i settori con crescita maggiore sono il ‘manifatturiero’ (+5,8%) e il ‘commerciale’ (+2,1%). Si assiste invece ad una contrazione dell’imponibile nel settore ‘attività finanziarie e assicurative’ (-6,1%) e delle costruzioni (-5,2%). L’imponibile delle società che hanno aderito al regime del “consolidato fiscale” (4) si contrae dell’1% rispetto all’anno precedente (le società sono 23.139, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente e quasi la metà di esse ha sede nel Nord-ovest).
Nel 2011 il 59% delle società di capitali (51% nell’anno d’imposta 2010) ha dichiarato un’imposta per un ammontare di 34,8 miliardi di euro (+1,2% rispetto all’anno d’imposta 2010), mentre il rimanente 41% non ha dichiarato imposta o ha un credito. L’incremento dei soggetti che dichiarano imposta è attribuibile in misura prevalente al nuovo regime di riporto delle perdite fiscali pregresse (meglio descritto di seguito), nonché alla progressiva contrazione dei soggetti con perdita fiscale.
A partire dall’anno d’imposta 2011 l’addizionale Ires del settore petrolifero e dell’energia elettrica è stata aumentata di 4 punti percentuali (dal 6,5% al 10,5%) ed è stata estesa al settore della distribuzione: dalle dichiarazioni emerge che 509 società sono state assoggettate all’addizionale per un ammontare di 1,5 miliardi di euro.

Utilizzo delle perdite pregresse
Nell’anno in esame è stato previsto un nuovo regime di riporto delle perdite fiscali pregresse limitato all’80% del reddito imponibile; fanno eccezione le perdite conseguite nei tre periodi d’imposta dalla data di costituzione per le quali è previsto uno scomputo in misura piena.
Nell’ambito delle società che liquidano l’imposta ordinariamente risultano più di 138.000 soggetti che hanno utilizzato le perdite sottostando al vincolo dell’80%, per un ammontare complessivo di 6 miliardi (5) di euro , mentre sono circa 36.500 i soggetti che hanno utilizzato le perdite senza vincolo in quanto conseguite nei primi tre periodi d’imposta, per un ammontare complessivo di 829 milioni di euro. Invece tra le società che partecipano al “consolidato fiscale” risultano circa 1.300 soggetti per un ammontare di perdite di circa 600 milioni di euro a cui era applicabile il vincolo, mentre sono più di 800 coloro che utilizzano le perdite in misura piena, per un ammontare di 406 milioni di euro.

Aiuto alla Crescita Economica – ACE
Dall’anno d’imposta 2011 è stata introdotta un’importante novità normativa riguardante la deduzione dal reddito d’impresa del rendimento figurativo del capitale proprio (cosiddetta ACE ‘Aiuto alla crescita economica’) (6), volta ad incoraggiare il finanziamento delle imprese tramite capitale proprio. Il rendimento è fissato al 3% nei primi tre anni di applicazione della normativa (2011-2012-2013) (7). Dalle dichiarazioni Unico 2012 risultano oltre 205.000 società con diritto alla deduzione per incremento di capitale proprio (ACE) per un ammontare totale di 1,8 miliardi di euro, di cui 300 milioni riportabili nei periodi d’imposta successivi, in quanto non è stato possibile utilizzarli in deduzione dal reddito complessivo dichiarato dalla società o dal reddito complessivo netto dichiarato dal gruppo societario.
L’ACE è stato utilizzato soprattutto da società localizzate in: Lombardia (29%), Veneto (12%) ed Emilia Romagna (12%). La quota maggiore della deduzione proviene dalle seguenti divisioni di attività: Servizi finanziari (29%) – escluse le assicurazioni e i fondi pensione; Commercio all’ingrosso (7%) – escluso quello di autoveicoli e di motocicli; Attivita’ immobiliari (6%).

IRAP
Il numero dei soggetti che hanno presentato la dichiarazione Irap per l’anno d’imposta 2011 è di 4.632.934 (-2,1% rispetto all’anno d’imposta 2010).
Tale diminuzione, meno accentuata rispetto a quella riscontrata nell’anno d’imposta 2010, continua ad interessare prevalentemente le persone fisiche ed è dovuta alla continua adesione al “regime dei minimi” (+7,1% rispetto all’anno d’imposta 2010) (8).
Il totale del valore della produzione dichiarato ammonta a 669,5 miliardi di euro (-0,13% rispetto al 2010). Il lieve decremento, in controtendenza con l’anno precedente, è stato influenzato dalla consistente crescita dell’ammontare del valore della produzione netta negativo (9) (+17,6% rispetto all’anno d’imposta 2010). Si assiste inoltre ad un incremento del valore della produzione nelle società di persone (+1,4%). La base imponibile totale risulta pari a 673,4 miliardi di euro con un incremento rispetto all’anno d’imposta 2010 dello 0,8%, in linea con la contenuta crescita economica. La base imponibile dell’attività istituzionale della P.A., costituita dall’ammontare delle retribuzioni corrisposte, presenta un leggero decremento (-0,8%), in controtendenza rispetto all’anno precedente.
La distribuzione percentuale per attività economica della base imponibile totale evidenzia che, trascurando l’attività “Amministrazione pubblica”, il 49% della base imponibile è generato da quattro settori: ‘manifatturiero’ (21%), ‘commercio’ (12%), ‘attività finanziarie’ (10%), ‘costruzioni’ (6%).
Rispetto all’anno precedente si assiste ad un rallentamento della crescita del settore manifatturiero (+1% rispetto a +11% dell’anno d’imposta 2010) e del commercio (+1% rispetto al +5% dell’anno d’imposta 2010). Si assiste invece ad una ripresa del settore finanziario (+3%) mentre il settore delle costruzioni continua ad avere una contrazione (-2%).
L’imposta dichiarata per l’anno d’imposta 2011 è stata pari a 33 miliardi di euro (+1,8% rispetto all’anno d’imposta 2010), con un valore medio pari a 10.550 euro. L’incremento è stato influenzato dall’innalzamento dell’aliquota ordinaria (3,9%) (10) per alcune categorie di soggetti: 4,65% per il settore bancario, 5,90% per il settore assicurativo, 4,20% per le imprese concessionarie. L’effetto di tali nuove aliquote è visibile esaminando l’imposta dichiarata dal settore finanziario nel suo complesso (+13% rispetto all’anno d’imposta precedente) e, con ancor più evidenza, quella dichiarata dal settore bancario (+17%).
L’incremento dell’imposta dichiarata è stato più accentuato per le società di capitali (+3,7%) che rappresentano il 57% dell’imposta totale, mentre è stato più contenuto per le società di persone (+0,8%); si assiste ad una lieve contrazione dell’imposta dichiarata dagli enti non commerciali privati (-0,3%), dalle amministrazioni pubbliche (-0,8%) e dalle persone fisiche (-0,7%).
La distribuzione territoriale sulla base del luogo in cui è svolta l’attività produttiva evidenzia che il 54% dell’imposta è prodotta al Nord e il 15% al Sud, in linea con l’andamento dell’anno precedente.

Redazione

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