STUDI CONFARTIGIANATO – Dissesto idrogeologico e territorio a rischio con la crisi degli investimenti della PA: persi 60,7 miliardi di euro in 10 anni

 STUDI CONFARTIGIANATO – Dissesto idrogeologico e territorio a rischio con la crisi degli investimenti della PA: persi 60,7 miliardi di euro in 10 anni

La configurazione geologica dell’Italia e gli effetti del cambiamento climatico si associano ad un consistente rischio di dissesto idrogeologico. Come ricordato dall’ultimo rapporto dell’Ispra sugli indicatori del clima, il 2020 in Italia è stato un anno prevalentemente caldo, con condizioni di siccità estese a tutto il territorio nazionale nei primi mesi dell’anno, mentre eventi meteorologici di grande intensità hanno interessato diverse aree del territorio nazionale. A scala globale sulla terraferma il 2020 è stato l’anno più caldo della serie storica, in Italia è stato il quinto anno più caldo dal 1961, con un’anomalia media di +1,54°C.

Nella valutazione del rischio idrogeologico, l’Italia è uno dei paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, con 620.808 frane che interessano un’area pari al 7,9% del territorio nazionale, mentre le aree a pericolosità idraulica media sono pari all’8,4% del territorio.

Al rischio di frane e alluvioni si associa un gap infrastrutturale che influisce sulla qualità della vita dei cittadini e l’attrattività turistica. Le perdite idriche in distribuzione in Italia sono del 42% e risultano in costante aumento.  Inoltre, si registrano quattro procedure attive nei confronti dell’Italia in tema di collettamento, fognatura e depurazione: l’Italia paga infrazioni all’Ue per 165.000 euro al giorno a seguito delle sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia europea del maggio 2018 per 75 agglomerati con assenza di sistemi di collettamento fognario e impianti di depurazione, spesso ubicati in località costiere e isole di richiamo culturale e turistico.

Una chiave di interpretazione dell’alto grado di esposizione ai rischi e la scarsa performance di servizi pubblici essenziali è fornita dalla crisi degli investimenti pubblici che in Italia è stata più severa rispetto agli altri paesi Ue, aggravando le conseguenze sul territorio degli eventi atmosferici estremi. Anche nell’anno dello scoppio della pandemia, il 2020, la caduta degli investimenti privati per 31 miliardi di euro è stata solo in minima parte compensata dall’aumento di 2,8 miliardi di investimenti pubblici. Nell’arco degli ultimi dieci anni, tra il 2011 e il 2020, si cumula una perdita, a prezzi correnti, di 60,7  miliardi di euro di investimenti della Pubblica amministrazione rispetto al decennio precedente (2001-2010).

Le ultime comparazioni della Commissione europea cifrano in quattro decimi di punto di PIL il divario degli investimenti pubblici tra Italia (2,7% del PIL) ed Eurozona (3,1%).

PNRR e rilancio degli investimenti – L’intreccio tra l’ultima manovra di bilancio e l’utilizzo delle risorse di Next Generation Eu sostiene un rilancio dei processi di accumulazione di capitale. Come evidenziato nella sezione dedicata al Piano Nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR) del 13° report Covid-19 di Confartigianato, la quota di risorse del PNRR destinata agli investimenti è del 61,8%. Solo un più sostenuto ritmo degli investimenti, grazie ai più elevati moltiplicatori fiscali, può generare la maggiore crescita necessaria per mantenere la sostenibilità di lungo periodo del debito pubblico.

La ripresa trainata dagli investimenti è esaminata nel 16° Rapporto annuale ‘R-Esistiamo. Dalla parte delle piccole imprese’ presentato all’Assemblea di Confartigianato. Clicca qui per scaricarlo.

Investimenti pubblici in Italia

Anni 2001-2020, milioni di euro, valori correnti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

Investimenti pubblici in Italia e UE

2001-2020, previsioni 2021-2022 – % del PIL – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

Redazione

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