STUDI CONFARTIGIANATO – Segno più per economia digitale nel 2020: +0,5% ricavi e +4,1% occupati. Focus su 134 mila imprese digitali (+3,3%)

 STUDI CONFARTIGIANATO – Segno più per economia digitale nel 2020: +0,5% ricavi e +4,1% occupati. Focus su 134 mila imprese digitali (+3,3%)

Digitale e Covid-19 – Intensificazione dello smart working, maggiore utilizzo del canale digitale da parte delle imprese, e crescita dei volumi di commercio elettronico durante i mesi della crisi Covid-19 hanno creato nuove opportunità per le imprese digitali, bilanciando il calo di domanda determinato dalla recessione.

Nei mesi della crisi il 19,9% delle micro e piccole imprese ha introdotto o diffuso lo smart working e il 29,7% delle micro e piccole imprese (MPI) ha utilizzato canali alternativi di vendita, intensificando l’utilizzo del canale digitale, con 122 mila micro e piccole imprese in più che hanno utilizzato l’e-commercecome evidenziato in una analisi di Confartigianato su Innovation Post. Tra marzo e luglio 2020 le vendite del commercio elettronico sono salite del 31,9% rispetto un anno prima a fronte di una diminuzione del 12,9% delle vendite al dettaglio. Un recente approfondimento ha studiato la distribuzione delle vendite di commercio elettronico sul territorio.

Nei settori del digitale ricavi e occupazione in controtendenza – L’effervescenza della domanda nel corso della crisi mette delinea per il settore dell’informatica ed altri servizi d’informazione un andamento in controtendenza per alcune variabili economiche. Nei primi sei mesi de 2020 il fatturato dei servizi digitali segna un aumento dello 0,5% a fronte della caduta del 17,0% delle vendite del totale dei servizi. Nel secondo trimestre del 2020 l’occupazione del settore segna un aumento del 4,1% a fonte di una diminuzione del 3,6% degli occupati del totale economia.

Le politiche nazionali ed europee – La trasformazione digitale in corso, seppur rallentata con la crisi degli investimenti causata da Covid-19, tornerà a caratterizzare la prossima ripresa, anche grazie agli interventi di policy che sosterranno la domanda di tecnologie digitali. Nel discorso sullo stato dell’Unione pronunciato ieri dalla Presidente von der Leyen, viene indicato che il 20% delle risorse di Next Generation EU sarà investito sul digitale, pari a 150 miliardi di euro. Nelle Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza pubblicate ieri, si individuano nove direttrici di intervento del Piano di Rilancio, la prima delle quali è ‘un Paese completamente digitale’.

Le imprese digitali a metà 2020 – Per supportare la trasformazione digitale è essenziale l’offerta delle imprese digitali. A fine giugno 2020 le imprese digitali operanti nei settori dei servizi internet, realizzazione di portali web, produzione software e commercio elettronico sono 134.161, danno lavoro a 448 addetti e rappresentano il 2,2% del totale delle imprese. In particolare, sono 11.110 le imprese digitali artigiane e rappresentano l’8,3% del comparto.

L’analisi settoriale evidenzia che tre quarti (74,5%) delle imprese digitali si concentra in due comparti: in particolare 4 imprese su 10 (38,7%) si occupano di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (51.901 imprese) ed un ulteriore terzo (35,8%) elabora dati, fa attività di hosting ed attività connesse e si occupa di portali web (48.002 imprese).

L’analisi dinamica del settore evidenzia che nell’ultimo anno le imprese digitali crescono del +3,3% in controtendenza rispetto al -0,4% osservato per il totale delle imprese; anche le imprese digitali artigiane sono in crescita del +2,2% a fronte di una diminuzione del totale delle imprese artigiane (-0,6%).

Il trend nel territorio – Le imprese digitali del Mezzogiorno crescono del +4,6% continuano a mostrarsi più dinamiche di quelle nazionali un trend evidente già nel corso del 2019. Nel dettaglio sono tre regioni del Mezzogiorno registrano gli aumenti più intensi e si tratta di Basilicata (+6,4%), Campania (+6,3%), Puglia (+4,7%); segue il Lazio (+4,3%) ed altre due regioni del Mezzogiorno, l’Abruzzo e la Calabria (entrambe con il +4,1%).

L’analisi dei dati provinciali evidenzia che in quarantasei province le imprese digitali crescono in un anno più della media nazionale (+3,3%): primeggiano Grosseto (+9,8%) ed Imperia (+9,6%) seguite da Pescara (+7,6%), Napoli (+7,2%), Brindisi, Fermo e Potenza (tutte con il +7,0%), Caserta (+6,8%), Como (+6,6%) e Forlì-Cesena e Pistoia (entrambe con il +6,0%).

L’aumento delle imprese digitali è diffuso in tutti i territori e si registrano diminuzioni solo per la Valle d’Aosta e per cinque province (Asti, Belluno, Novara, Rovigo e Savona).

La vocazione dei territori alle attività di ambito digitale – La regione dove le imprese sono più specializzate nelle attività connesse con il digitale è la Lombardia dove rappresentano il 3,0% delle imprese regionali, seguono il Lazio (2,8%), il Friuli-Venezia Giulia (2,5%) e la Provincia Autonoma di Trento (2,3%).

Sono ventisei le province con una quota di imprese digitali superiore alla media nazionale ed ai primi posti troviamo Milano (3,9%), Monza e Brianza, Roma e Trieste (tutte con il 3,1%), Bologna (2,8%), Padova (2,7%), Torino (2,6%) e Ascoli Piceno, Brescia, Pisa e Prato (tutte con il 2,5%).

Il quadro territoriale nell’Appendice statistica “Imprese digitali per regione e provincia a metà 2020”. Clicca qui per scaricarla.

Redazione

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