Studi SACE. Export meccanica strumentale: obiettivo € 100 miliardi nel 2019

 Studi SACE. Export meccanica strumentale: obiettivo € 100 miliardi nel 2019

La meccanica strumentale è l’architrave che sostiene l’avanzo commerciale nazionale. Con un valore di circa 82 miliardi di euro, il settore rappresenta la prima linea del nostro export, eppure parte del potenziale è ancora inespresso o poco valorizzato.
• Le imprese della meccanica strumentale italiana sono perlopiù di piccola e media dimensione, ma rivestono un ruolo di primo piano nell’economia nazionale: rappresentano, infatti, il 6% delle aziende manifatturiere e il 12% degli addetti dell’industria. La dimensione rimane un fattore caratterizzante, e penalizzante sotto il punto di vista delle economie di scala, rispetto alle imprese concorrenti europee, che sono in media quasi due volte più grandi.
• L’indagine condotta da SACE tra oltre 200 imprese italiane del settore ha fatto emergere alcuni tratti distintivi e zone d’ombra della realtà italiana della meccanica strumentale:
– la competizione si gioca sullo scenario internazionale, ma la catena di fornitura rimane prevalentemente nazionale;
– la dimensione e la scarsa apertura a fonti di capitale non bancario rimangono un limite alla crescita;
– permane un’esposizione prevalente sui mercati di prossimità;
– la personalizzazione del prodotto e l’alto contenuto tecnologico sono elementi distintivi dell’offerta, ma esistono svantaggi competitivi sul brand e sul pricing.
• Le opportunità per l’export italiano in questo comparto sono molto elevate in diversi Paesi tra cui gli Stati Uniti, la Spagna e la Polonia, ma anche gli Emirati Arabi Uniti, l’India e il Messico. Un nuovo business model, meno conservativo, è il prerequisito indispensabile per cogliere al meglio le sfide dell’internazionalizzazione e per trasformare l’obiettivo di 100 miliardi di export di meccanica strumentale nel 2019 in un traguardo concreto.

LA MECCANICA STRUMENTALE NEL MONDO PARLA (PIUTTOSTO BENE) ITALIANO
La meccanica strumentale vale globalmente 1.600 miliardi di euro, il 9% del commercio internazionale di merci. I Paesi avanzati – insieme alla Cina – dominano sia sul fronte dell’offerta sia su quello della domanda: l’Italia si posiziona al quinto posto tra i principali esportatori, dopo Cina, Germania, USA e Giappone, con un valore di circa 82 miliardi di euro. In particolare, l’Italia occupa i primissimi posti in alcuni comparti di eccellenza, tra cui le macchine per il packaging (2° posto), le macchine utensili (3° posto), le macchine per la lavorazione di plastica e gomma (3° posto) e i macchinari tessili (4° posto). La meccanica strumentale è, infatti, la prima voce del nostro export di beni (20,5%).
Si tratta soprattutto di piccole e medie imprese, con dimensioni medie di più di tre volte inferiori alle aziende tedesche (Grafico 2), ma che hanno nel complesso un peso rilevante nella nostra economia: rappresentano il 6% delle imprese manifatturiere e il 12% degli addetti dell’industria nazionale. La piccola dimensione, caratteristica ben nota per l’intero tessuto industriale italiano, se da un lato rappresenta un importante fattore di flessibilità, dall’altro risulta vincolante per il raggiungimento delle economie di scala e di scopo necessarie a competere a livello globale.
Lo scenario competitivo è eterogeneo e complesso. Le imprese più piccole tipicamente dispongono di minori risorse finanziarie da investire in ricerca e sviluppo, in formazione del personale, in attività di marketing e brand management, o nell’aumento della capacità produttiva per gestire le grandi commesse. Tuttavia, nonostante questi limiti strutturali, le imprese italiane della meccanica strumentale continuano a distinguersi per la qualità del prodotto e del servizio offerto e per l’alto grado di personalizzazione. Ma questo basta per mantenere o consolidare le proprie quote di mercato?

Redazione

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